Yara Gambirasio: Un sensitivo americano irrompe nel giallo irrisolto di Brembate

di Giampaolo Spinato «Con l’aiuto dei poteri paranormali con cui convivo da sempre ho avuto numerose visioni in trance deH’omicidio della piccola Gambirasio e sono certo che potrei riconoscerlo», sostiene Frederick Gregory Meagher, ex marine che vive a pochi chilometri dal luogo in cui la ragazzina fu rapita per poi essere uccisa. «Ma so anche che quest’uomo colpirà ancora. E la prossima vittima sarà…» «Bionda. 17-19 anni. Sta giocando su un campo da tennis». Frederick Gregory Meagher, Gregg per gli amici, non ha dubbi: «È la prossima vittima dei rapitori e assassini di Yara Gambirasio», afferma senza esitazione, ripetendo la descrizione già fatta in un esposto alla polizia di Madone, nel Bergamasco, il 18 ottobre scorso: «Ha i capelli a caschetto tagliati un centimetro sopra le spalle, si trova all’interno di un lussuoso centro sportivo e l’uomo che la osserva e la minaccia, lo stesso che ha rapito Yara, indossa un cappotto lungo e nero, e stivali da ufficiale militare alla moda ». Come dice l’esposto, giunto sul tavolo del pm Letizia Ruggeri nelle scorse settimane insieme ad altre particolareggiate «visioni» e segnalazioni messe insieme da Gregg Meagher sul caso della tredicenne di Brembate di Sopra, l’allarme sull’esistenza di un’altra vittima nel mirino degli stessi carnefici di Yara era già stato raccolto in un verbale di informazioni sommarie datato 7 aprile 2011 dai Carabinieri di Almenno San Salvatore. Perché allora ha avuto bisogno di tornare a segnalare alle forze dell’ordine quella che lui stesso definisce una «visione»? «Perché non voglio avere sulla coscienza la vita di una ragazzina, come è successo con Yara», risponde, disarmante, come volesse liberarsi da un peso, Pex-marine che da anni vive a Sant’Omobono Terme, in alta Valle Imagna, a pochi chilometri dai tristi scenari della tragedia di Yara. «Quando venni a sapere della scomparsa {la tredicenne, ritrovata cadavere nel campo di Chignob d’isola il 26febbraio 2011 fu vista per l’ultima volta nel antro sportivo di Brembate il26 novembre 2010, ndr) mi resi conto di non avere capito per tempo una premonizione che mi assillava da due anni». Le «visioni» di Gregg su Yara Gambirasio, infatti, cominciano nel 2008, con il sogno ricorrente di una ragazzina che fugge per i campi e che solo con l’allarme suscitato dalla sua sparizione riconoscerà come la piccola Yara. Ma è proprio questo aurorale tassello a restituire un senso e una «logica» al susseguirsi delle visioni che da quel momento in poi accompagnano le sue ricerche sul caso, fino alla più recente, inquietante premonizione, e ai suoi inequivoci nessi col caso di Yara. Va chiarito subito che, nonostante parli di «visioni», Gregg Meagher non può essere confuso con un sensitivo «normale», di quelli che, a frotte, hanno sgomitato per avere un posto sotto i riflettori grazie al clamore mediático. Pur riconoscendo di convivere fin dall’infanzia e con un certo disagio con facoltà paranormali, Gregg non ha mai esercitato l’ambigua professione di «veggente ». Non ha mai preso, né ha intenzione di ottenere danaro da quella che considera una diversità «potenzialmente alla portata di chiunque», e che richiede una tempra speciale per non esserne sopraffatti. E non vuole sentire parlare di taglie. «Sono solo stanco del circo mediatico che si è sviluppato intorno all’inchiesta», dice. Della lucidità razionale e del rigore con cui ha vagliato e vaglia tuttora le proprie visioni, facendo sopralluoghi e cercando riscontri, sono testimoni le tante persone che lo conoscono e lo stimano. Soprattutto chi, fra il personale impegnato nelle ricerche e i funzionari di polizia con cui ha collaborato prima e dopo quel tragico 26 febbraio, ha potuto’apprezzarne la serietà e lo scrupolo nelle ricerche della tredicenne di Brembate di Sopra. E in quell’angosciante contesto che, fra accertamenti, perlustrazioni e lunghe sessioni passate a braccare presunti pedofili su Facebook, i primi di febbraio, prende corpo la ricostruzione grazie alla quale, sotto ipnosi, alla presenza di più testimoni, Gregg visualizza nientemeno che la sequenza del rapimento. «Sono in grado di fare un identikit dell’uomo con il cappotto lungo e gli stivali militari che ritengo essere l’ideatore del rapimento di Yara», afferma. «La sua età si aggira intomo ai 30 anni, ha gusti eleganti, veste alla moda, ha una predilezione per la menta e zoppica con la gamba sinistra o per un periodo ha avuto questo difetto di deambulazione a causa di un incidente». E lascia intendere di essere a conoscenza di molti altri particolari sul suo aspetto, la condizione economica, i suoi spostamenti, alcuni accessori molto particolari di cui fa uso nell’abbigliamento e qualche altro difetto personale. Si dice certo che la morte di Yara si collochi in un fosco scenario riconducibile alla pedofilia ma anche all’occulto. «E che a questo si debbano errori e omissioni che hanno interferito finora con le indagini», dice, asciutto, preferendo però indugiare sulla messe di coincidenze ricavate nelle lunghe ricerche sul campo con cui ha verificato in prima persona le proprie visioni. «Come quando sono andato ad Ambivere, dove non ero mai stato», racconta. «E ho trovato conferma alla mia seconda visione, quella in cui Yara scappa da un’auto guidata dallo stesso individuo che Saprei riconoscere. E situata sul fianco di un rilievo, in mezzo alla vegetazione, non lontano da un santuario e da una recinzione da dove, esattamente come nella visione, vi sono cani che abbaiano. Ed è lì, prima di un muretto di cemento che rinforza la curva che l’auto rallenta e la ragazza riesce a fuggire. Nei pressi di una boscaglia dove h c^ avvertito la presenza di una specie di cimitero segreto, come se qualcuno vi avesse seppellito dei corpi…» Un’ipotesi, quella della fuga di Yara, che allo stato non sembra trovare riscontri, ma che non può neppure essere esclusa a priori. Ed è a partire da questa tesi che, nella pista suggerita a Gregg dalle sue stesse visioni, la bambina si getta nella boscaglia percorrendo nel terrore e nel panico il tragitto che da quel luogo la porta fino a Chignolo. «Se le mie visioni si riveleranno inconcludenti, o false, sarò il primo a fare ammenda e farmi da parte», conclude Gregg. «Ma finora, nelle mie ricerche, ho raccolto tanti e tali riscontri che non posso tirarmi indietro». E si riserva di riferire agli investigatori i dettagli suscettibili di accertamenti che, insieme ad altri particolari – su tutti, un possibile testimone, una sigla, una data e una parola inscritta nel marmo di un cimitero – potrebbero stringere il cerchio sugli assassini di Yara. Fonte: settimanale Visto N. 51, del 19.12.2013