Yara Gambirasio: Per Bossetti al momento, non è prevista l’applicazione del regime di semi libertà

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Il muratore di Mapello, Giuseppe Bossetti, resta in carcere. Contro di lui pesano le accuse per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa nel novembre 2010 e ritrovata morta esattamente tre mesi dopo in un campo nei pressi di Chignolo d’isola. È già la seconda volta che i legali del presunto assassino, 44enne, chiedono la sua scarcerazione e ancora volta una non è stata concessa. Secondo il GIP, Ezia Maccora, le richieste degli avvocati Silvia Gazzetti e per errori di procedura. Bossetti è stato tratto in arresto a giugno, dopo circa due anni e mezzo di indagini che hanno coinvolto oltre diecimila persone, tutte passate al setaccio con i test biologici. Si giunse a Bossetti attraverso il profilo genetico di Giuseppe Guerinoni, un autista morto nel 1999, che risultò a seguito degli accertamenti condotti, il padre biologico dell’accusato. La scomparsa di Yara La piccola Yara Gambirasio, scomparve la sera del 26 novembre 2010, secondo la ri- costruzione degli investigatori, Giuseppe Bossetti quella sera non era in cantiere, ma girovagava nei pressi della palestra in cui Yara stava andando a riconsegnare uno stereo. L’ultima traccia della tredicenne risalirebbe a un messaggio telefonico inviato sul cellulare di Yara alle ore 18:49 di quel 26 novembre. Secondo i tabulati la vittima non rispose al messaggio e il suo telefono avrebbe agganciato la stessa cella del telefonino di Bossetti. I carabinieri hanno ricostruito, attraverso le immagini delle telecamere di sicurezza intorno alla palestra, che Bossetti si trovava nelle prossimità della Gambirasio mentre qualcuno la ra- piva. Il muratore si è giustificato dicendo che in quella zona si trovano il suo dentista e il suo commercialista. I negozianti del posto affermano di aver visto Bossetti, aggirarsi per quelle strade, nei giorni precedenti alla scomparsa della vittima. La prova del nove: il DNA La prova della colpevolezza è sostenuta dalle tracce di DNA, ritrovate sugli slip della vittima e riducibili appunto a Bossetti. Anche sui leggins di Yara sono state recuperate altre tracce di DNA, utili a chiudere il cerchio attorno al muratore. La difesa del carpentiere di Mapello asserisce che le prove sono state acquisite senza la loro partecipazione nel contraddittorio e invocano una ripetizione del test. Non è escluso che sia possibile ripetere il test, ma è necessario capire se esiste sufficiente materiale genetico per eseguirlo. Bossetti si dichiara innocente, ma le prove contro La-piccola-Yara-di lui sono evidenti. Tuttavia, manca ancora un movente chiaro e indiscutibile e gli inquirenti sono alla ricerca di altre tracce che compongano definitivamente il puzzle accusatorio.I nodi da sciogliere su una morte misteriosa II corpo di Yara ha fornito altre tracce. Questa volta si tratterebbe di “tracce miste” riferibili a più persone. Il mistero quindi s’infittisce, poiché è stato proprio il DNA ad accreditare l’ipotesi accusatoria nei confronti del muratore. Per passare dalla presunzione alla certezza gli inquirenti hanno richiesto che le tracce di materiale genetico fossero “rivisitate” con una ripetizione degli esami. I legali di Bossetti hanno sostenuto fin dall’inizio questa tesi: «soffre di epistassi e quindi qualcuno potrebbe aver utilizzato attrezzi “contaminati” dal suo sangue per commettere l’omicidio di Yara e lasciando, quindi, prove illegittime contro di lui». Difficile da credere, improbabile da raccontare. Intanto l’Italia, come al solito, si cala in un altro mistero.

 

2 Comments

  1. anna bertozzi

    30 settembre 2014 at 14:20

    Se Massimo è innocente come afferma, perché non querela i suoi accusatori, che stanno ledendo l’onore di un onesto lavoratore?

  2. Remo

    30 settembre 2014 at 13:33

    Ma almeno sapere di quel che si parla non sarebber male! il regime di semi libertà è un regime di semi detenzione, concesso solo a una persona che sta già scontando la pena, quindi a una persona che è già stata giudicata colpevole da un tribunale, qui invece siamo ancora prima della stessa fase processuale, quindi al massimo si può parlare di arresti domiciliari.
    Secondo, i difensori hanno appena la scorsa settimana depositato la richiesta dei domiciliari al tribunale del riesame, dopo il rigiuto del gip, quindi prima ancora di altri 15 giorni non si saprà ancora nulla.