Yara Gambirasio, Mohammed Fikri: “Mi darò fuco davanti ai giudici che mi hano rovinato”

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Mi hanno rovinato la vita. Sono un uomo finito. N onostante sia stato provato che non ho fatto nulla contro la povera Yara e che sono stato vittima di un’incredibile ingiustizia, nessuno vuole più darmi un lavoro. Il mio permesso di soggiorno è scaduto e io non ho più niente. Sono disperato e pronto a tutto, anche ad andare sotto il Tribunale di Bergamo e darmi fuoco”. A parlare è Mohammed Fikri, 26 anni, il marocchino arrestato con la terribile accusa di aver preso parte al rapimento e all’omicidio di Yara Gambirasio. Come ricorderete, il giovane lavorava come operaio nel cantiere dove i cani della polizia fiutarono l’odore della ragazzina durante le ricerche. Il telefono di Fikri venne messo sotto controllo e a causa dell’errata traduzione di alcune conversazioni in lingua araba le autorità lo ritennero implicato nel sequestro e nell’uccisione della povera ragazzina di Brembate Sopra, morta il 26 novembre 2010 e trovata cadavere tre mesi più tardi in un campo di Chignolo d’isola, sempre in provincia di Bergamo. Si trattò, come detto, di un clamoroso errore, riconosciuto dai giudici solo due anni e mezzo dopo. Oggi Fikri non è più indagato: lui con l’assassinio di Yara Gambirasio non centra niente. Ma la sua vita è distrutta, perché ha perso tutto: lavoro, fidanzata e reputazione. Siamo tornati a Camposampiero, il paese in provincia di Padova dove Fikri vive a casa di un amico, per parlare con lui, per sapere come sta. Ci aspetta in un parco pubblico davanti al municipio. Parla con un filo di voce, ma quello che dice fa molto, molto rumore.Ci dice Fikri: «Sto vivendo un incubo. Da quando sono stato arrestato tre anni e mezzo fa, la mia vita è diventata un inferno. Mi fermarono una settimana dopo la scomparsa di Yara mentre stavo tornando in Marocco in nave e mi portarono in carcere con l’accusa di aver ucciso la ragazzina. Ma non era vero. Avevano tradotto male le mie telefonate. Per anni mi sono dovuto difendere da un’accusa infamante, perdendo tutto quello che avevo. Sono stato licenziato e da quel momento non ho più lavorato. Quando, nell’estate del 2013, sono uscito definitivamente dall’inchiesta, credevo che tutto sarebbe cambiato, che avrei potuto tornare a lavorare e a fare una vita normale qui in Italia, ma non era così». Mohammed Fikri fa una pausa, riprende fiato, poi ricomincia a parlare. Ci dice ancora: «M i è scaduto il permesso di soggiorno e non me lo vogliono rinnovare perché non ho un la voro. Ma come faccio a trovare un lavoro senza il permesso di soggiorno? Venti giorni fa, finalmente, un imprenditore di Padova mi ha chiamato oifrendomi un posto come operaio presso la sua cooperativa. Ero contento, pensavo che il mio incubo fosse finalmente finito. Vedevo la luce in fondo al tunnel. E, invece, una settimana più tardi questa persona mi ha chiamato dicendomi che non poteva farmi lavorare perché non ho i documenti in regola. A Mi trattano tutti come un delinquente,ma sono una persona onesta che ha sempre lavorato. Ero un pavimentista e i soldi che guadagnavo li mandavo alla mia famiglia, che vive in Marocco. Oggi la mia mamma, il mio papà e i miei fratelli non possono più contare su di me. E io non posso tornare al mio Paese perché anche lì non c’è lavoro. Non riesco nemmeno a pagarmi un avvocato perché sono pieno di debiti. Conosco stranieri che non lavorano da anni ma ai quali il permesso di soggiorno è stato rinnovato: a me non lo danno perché dopo la vicenda di Yara vogliono cacciarmi dall’Italia». Fikri è ospite a casa di un amico marocchino, ma si tratta di una sistemazione provvisoria. Ci dice: «Questo mio amico è l’unico che mi stia dando una mano, ma non posso contare tutta la vita su di lui. Prima o poi dovrò andarmene. Ma dove? Non ho più nessuno. Dopo l’arresto sono stato lasciato anche dalla mia fidanzata, una ragazza marocchina che amavo molto e che avrei voluto sposare. Non l’ho mai più sentita. Anche gli amici che avevo prima dell’arresto mi hanno voltato le spalle. Mi rifiutano tutti». Fikri si ferma per un attimo. Ha gli occhi lucidi e l’espressione di chi sta per pronunciare parole terribili. Ci dice: «L a mia pazienza è finita. Io non ce la faccio più a vivere così. Sono rovinato e la colpa non è mia. Sono stato rovinato dai giudici. E allora non mi resta che andare sotto il Tribunale di Bergamo e fare qualcosa che faccia capire a tutti quanto sono disperato. Potrei legarmi con una catena o con una corda, oppure darmi fuoco». Ma perché la questura non rilascia il permesso di soggiorno a Fikri? Risponde il questore di Bergamo Fortunato Finolli. Ci dice: «D a noi non è arrivata alcuna richiesta da parte di Fikri per il rinnovo del permesso di soggiorno. Mi dispiace per la situazione che sta vivendo questo sfortunato giovane ma, lo ripeto, non ha presentato l’apposita domanda».

1 Comment

  1. Nin

    6 aprile 2014 at 11:29

    te potevi sta zitto e mo paghi idiota assassino