Yara Gambirasio: Il suo paese la ricorda con un monumento nel suo oratorio

di Laura Marinaro So che gli investigatori stanno profondo il massimo sforzo per trovare Fassassino di mia figlia Yara, ma questo evidentemente finora non è bastato. Io e mio marito viviamo sospesi nella paura che ciò che è successo a Yara possa ripetersi per mezzo della stessa mano. Viviamo in attesa di un dettaglio, di una telefonata che permetta di dare risposte concrete anche agli altri nostri figli. Viviamo nella speranza che anche dopo tanto tempo chi ha visto, ha sentito o è venuto a conoscenza di qualcosa, anche un particolare che ritiene irrilevante, si faccia avanti senza paura. Abbiamo fiducia nella giustizia e attendiamo con ansia che il responsabile di questo atroce gesto sia finalmente assicurato alla stessa e messo in condizione di non fare più del male a nessuno”. Questo è il messaggio che Maura Panarese, 48 anni, la mamma di Yara Gambirasio, ripete con le lacrime agli occhi dal 26 febbraio 2011, il giorno in cui il corpicino senza vita di sua figlia fu ritrovato abbandonato in un campo di Chignolo d*Isola, non lontano dalla sua casa di Brembate di Sopra, Bergamo, a tre mesi esatti dalla sua improvvisa scomparsa.

«L’ASSASSINO DI YARA CONFESSI TUTTO» Le parole disperate di questa mamma che chiede giustizia non sono certo rimaste inascoltate nella piccola comunità di Brembate di Sopra, che da oltre tre anni lotta al fianco della famiglia Gambirasio affinché il caso non venga archiviato. Per dimostrare la propria vicinanza, in questi giorni gli abitanti di Brembate, uniti al parroco don Corinno Scotti e a monsignor Davide Pelucchi, vicario della diocesi di Bergamo, hanno inaugurato una stele che ricorda Yara nelloratorio del paese. Si tratta di un monumento in cui è incisa la sagoma della piccola ginnasta che spicca un salto verso il cielo, tenendo in mano un nastro dei colori dellarcobaleno. Semplice e leggero, proprio come Yara. Sul monumento sono state incise anche le date di nascita e di morte della bambina e una citazione dal Vangelo di Giovanni: «Perché abbia la vita in pienezza». Alla cerimonia hanno partecipato centinaia di famiglie. Prima fra tutte, naturalmente, la famiglia di Yara, con mamma Maura, papà Fulvio e i due fratellini Natan e Gioele, tutti in prima fila con le mani giunte in segno di preghiera. A scoprire il monumento è stato Gioele, 9 anni, il fratellino più piccolo della ginnasta. E a quel punto mamma Maura non è riuscita a trattenere la commozione. A consolarla ci ha pensato lo stesso Gioele, che si è stretto alla mamma in un commovente abbraccio. Don Scotti, nel suo lungo discorso, ha lanciato un accorato appello: «Tutto il paese ha pianto a lungo per la tragica scomparsa di questa bambina innocente. Così a lungo che se le lacrime dei cittadini di Brembate fossero state di sangue, il nostro fiume Brembo si sarebbe tinto di rosso. E allora rivolgo un appello a chi ha ucciso la Yara: Dio voglia che si converta, che senta un po’ di rimorso, che non lo faccia stare quieto. Dio voglia che si converta e che confessi quello che ha fatto». Poi il sacerdote ha ricordato i momenti di paura e di dolore vissuti nei giorni che hanno preceduto il ritrovamento del cadavere: «Abbiamo toccato con mano cosa volesse dire avere paura. Una paura che ci entrava nel cuore e nelle ossa, che ci toglieva il respiro. Ricordare una ragazza che ha intravisto la vita, ma non l’ha percorsa, è per noi un occasione per trasformare il dolore in amore». L’unica assente alla cerimonia è stata Koba, la sorella maggiore di Yara, rimasta chiusa nel suo dolore.

Pagine: 1 2