Yara Gambirasio e Massimo Giuseppe Bossetti: Cosi la piccola ha indicato chi l’ha uccisa

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I cadaveri parlano. E che quello di Yara Gambirasio avrebbe raccontato molto lo si capì da quando a occuparsi della sua autopsia venne chiamata l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, abituata a dare un nome a morti mai identificati. A descriverne gli ultimi attimi di vita. Così la ferocia subita dalla tredicenne è venuta a galla: tre colpi in testa da un oggetto contundente, coltellate a gola, torace, schiena, polsi e arti. Segno che forse reagì, scatenando una furia. E poi c’era altro, addosso: polvere di calce. E tre profili genetici, due maschili e uno femminile: Ignoto2 e Ignota3, trovati sulla parte esterna dei guanti che Yara teneva nel giaccone, in corrispondenza del pollice e del dito medio. E Ignoto 1, “maschio caucasico”, rinvenuto sulle mutandine e sui leggins: l’uomo cercato ovunque e che oggi ha un nome: Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, muratore e carpentiere di Mapello. Un’indagine che sembra uscita da un film.

IL CORPO La ritrova casualmente un appassionato di aeromodelli: il corpo di Yara è in un campo di Chignolo d’isola, Bergamo, al confine con Ma- done. A duecento metri c’è il comando organizzativo delle forze dell’ordine che da tre mesi la sta cercando. È il 26 febbraio 2011 e nessuno si aspetta che proprio lì possa essere il cadavere della tredicenne, scomparsa una decina di chilometri più su, a Brembate Sopra, in una fredda serata d’inverno. Nessuno si aspetta in realtà che sia morta, perché gli inquirenti sembravano essere certi del contrario. Si sa che era andata al centro sportivo del paese, a 700 metri da casa, per consegnare lo stereo ad un’amica con cui condivideva la passione per la ginnastica artistica. Poi, più nulla. Un ragazzo disse di aver visto all’esterno del parcheggio due uomini e un’auto rossa con le luci di posteggio. Qualcuno aveva parlato di un furgone bianco. Niente più che labili sospetti. Il suo cellulare aveva agganciato la “cella” telefonica di Mapello qualche minuto dopo l’uscita dalla palestra, in una zona dove era in costruzione un centro commerciale. E i cani molecolari, capaci, di inseguire tracce infinitesimali di un odore, avevano condotto le forze dell’ordine proprio lì, al cantiere.

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