Yara Gambirasio: Antonio Negroni ha dato la svolta alle indagini

Signor maresciallo, ho saputo che state cercando l’amante del mio amico Giuseppe Guerinoni, cioè la donna da cui ha avuto un figlio illegittimo. Io so chi è questa misteriosa donna, a cui date la caccia da anni: si chiama Ester Arzuffi. Prima abitava qui in Val Seriana, poi è andata con suo marito Giovanni Bossetti a vivere giù nella Bergamasca. Aveva appena partorito quando se ne andata e da quel momento non si è più vista. Sono sicuro, è lei la mamma di “Ignoto 1”, cioè dell’uomo che ha lasciato il suo Dna sui vestiti della povera Yara». A pronunciare queste clamorose parole sarebbe stato Antonio Negroni, 67 anni, l’alpino di elusone, in provincia di Bergamo, che ha dato una svolta all’indagine sull’omicidio di Yara Gambirasio. È stato lui, infatti, a mettere gli inquirenti sulla strada giusta e a far arrestare Massimo Giuseppe Bossetti, figlio di Ester Arzuffi e presunto killer di Yara. Negroni si è presentato a casa di Giovanni Mocerino, 58 anni, suo vicino di casa ed ex comandante dei carabinieri di Clusone, per fargli la clamorosa rivelazione. Il maresciallo, che nel frattempo aveva lasciato la caserma di Clusone per trasferirsi alla Procura di Bergamo, stava già lavorando sul caso della ragazzina di Brembate. Quando Negroni ha bussato alla sua porta dicendogli di conoscere la mamma di “Ignoto 1” cioè del presunto assassino, Mocerino ha capito subito che le indagini stavano prendendo la direzione giusta. Gli ha detto Negroni: «Anche io, come Vincenzo Bigoni, facevo l’autista di autobus e conoscevo Giuseppe Guerinoni.

E anche a me il bel Giuseppe aveva confidato di aver messo nei guai una ragazza del posto. Lui era molto sensibile al fascino femminile, faceva il brillante con tutte le ragazze che prendevano l’autobus ogni mattina per andare a lavorare. Signor maresciallo, Bigoni non ricorda chi fosse quella donna, ma io sì. Mi ricordo la sua faccia e il suo nome: si chiama Ester Arzuffi. Cercatela, è lei la donna misteriosa a cui date la caccia. Sarà poi facile risalire a suo figlio». L’incontro tra l’alpino e il maresciallo risale ai primi giorni di giugno, il fermo di Massimo Bossetti al 16 dello stesso mese. Ci sono voluti cioè pochi giorni per individuare Ester Arzuffi, sottoporla al test del Dna e stabilire che era davvero la mamma di “Ignoto 1”. Nei giorni successivi il figlio è stato fermato durante un finto controllo stradale e, con la scusa di sottoporlo al test dell’etilometro, gli è stato estratto il Dna, che ha dato esito positivo: “Ignoto 1” era proprio lui”. Secondo alcune testimonianze che abbiamo raccolto a elusone, Negroni, già prima di parlare con il carabiniere, aveva confidato ad alcuni amici di ricordare quella donna.

UNA DONNA ALLEGRA E SEMPRE BEN VESTITA Ma chi è Ester Arzuffi, la mamma del presunto killer? Cioè la donna che, nonostante il test del Dna parli chiaro, continua a negare di aver avuto un figlio da Guerinoni sostenendo che la scienza ha sbagliato? Tanti nella Bergamasca si ricordano di lei come di una donna piacente, allegra e solare. E in tanti erano a conoscenza della sua frequentazione con Guerinoni. Un particolare, seppure non rilevante per le indagini, è la sua maniacale attenzione per le pulizie. Ce lo confida una sua conoscente, una donna di 55 anni di Brem- bate. Ci dice: «Ricordo che quando abitava nel condominio di fronte al mio, la bella Ester stendeva tutti i giorni un tappeto rosso sul balcone. Qui in molti se la ricordano soprattutto per quel particolare, a cui si possono dare tanti significati. Noi la chiamavano la “donna del tappeto”». Abbiamo avvicinato la cognata di Ester. Si chiama Piera Bossetti e ha accettato di parlarci. Ci ha detto: «Mia cognata Ester era sempre ben vestita, gentile e disponibile». Il ritratto che ne esce è quello di una donna a cui piaceva divertirsi, lontana dalla figura di badante, mamma e nonna. Oggi assiste un’anziana malata, ma quando viveva in Val Seriana tutti la conoscevano come una ragazza esuberante. Ce 10 rivela appunto la cognata, che vive nella stessa zona della provincia di Bergamo dove Ester conobbe Giuseppe Guerinoni, 11 padre naturale di Massimo Bossetti. Ci dice Piera Bossetti: «Ester ci teneva all’abbigliamento, al trucco e a essere sempre perfetta. Di lei si parlava tanto in paese: si diceva che le piaceva essere guardata da tanti uomini. Non so nulla su una sua relazione con Guerinoni, io insieme non li ho mai visti, ma in paese qualcuno ne parlava. La loro storia era sulla bocca di tutti. Quando ho saputo che mio fratello Giovanni si era fidanzato con lei e che presto l’avrebbe sposata, non ero contenta. Il nostro rapporto da quel momento è cambiato». Salutiamo Piera Bossetti e raggiungiamo il centro anziani di Parre. In mezzo a tanti uomini che giocano a bocce, c’è una donna di 70 anni che ci invita a sederci su un divanetto. Ci dice: «Volete sapere qualcosa del Guerinoni e della Ester? Io ve la posso raccontare. A lui le ragazze piacevano molto. Prendevo il suo autobus con altre operaie come me e lui dispensava complimenti a tutte, perfino a me che siamo lontani cugini. Anche la moglie sapeva che si comportava così, ma faceva fìnta di niente».

“SI FINGEVA MALATO PER NON LAVORARE” Ma c’è un’altra clamorosa dichiarazione che abbiamo raccolto in questi giorni. Riguarda il figlio di Ester, cioè il presunto assassino di Yara. Eccola: «Massimo Bossetti è un gran lavoratore, ma anche un grande bugiardo… Per non parlare della sua ossessione per le donne: appena ne vedeva una carina, nutriva un desiderio folle di conquistarla. Glielo si leggeva negli occhi». Questa importante confidenza è stata fatta a noi di Giallo da un ex collega di lavoro di Massimo Giuseppe Bossetti. L’uomo, che ci ha chiesto di restare anonimo, ha lavorato con il presunto killer di Yara dal 2001 al 2003 in una ditta di Cisano Bergamasco. L’uomo, che abbiamo incontrato a Brembate Sopra, in uno dei luoghi frequentati in gioventù da Bossetti, ci ha detto: «Lo conoscevo abbastanza bene, ma meglio di me lo conosceva il nostro ex datore di lavoro, che infatti è stato sentito dai carabinieri. Vi voglio raccontare qualcosa di Bossetti. Ricordo in particolare un episodio: un giorno si è presentato in cantiere piangendo come un bambino. Gli ho chiesto: “Cosa ti succede?” e lui ha risposto: “Mia moglie vuole lasciarmi, ho pensato di farla finita… Mi ha anche denunciato per maltrattamenti e devo andare in caserma tutti i giorni a firmare”. Gli abbiamo creduto e invece era solo una bugia per prendere permessi e andare chissà dove. In un’altra occasione disse che doveva sottoporsi a un’operazione al naso e sparì per un po’: scoprimmo che si trattava di una bugia quando andammo a trovarlo in ospedale e non c’e- ra. Il suo atteggiamento di superiorità non è mai piaciuto a nessuno. Si era comportato male anche con il cognato Osvaldo Mazzoleni». Ma come si comportava con le donne il presunto killer? Risponde l’ex collega: «Si credeva bello e ci provava con tutte. Quando andavamo a pranzo insieme non se ne faceva scappare una. Della sua vita privata non parlava mai. Era geloso delle figlie e molto attaccato al padre, o perlomeno a quello che credeva fosse suo padre. Della mamma invece non diceva nulla. Quando ho saputo che era stato arrestato, faticavo a crederci: bugiardo sì, ma assassino di bambine no. Eppure con il passare dei giorni è cresciuto il sospetto che sia stato lui. Magari lo hanno assoldato. Oppure era ossessionato da questa povera ragazzina. Se potessi, andrei a trovarlo in carcere e, guardandolo negli occhi, forse riuscirei a capire se è davvero lui l’omicida».