Web tax e sigarette elettroniche, i dietrofront sulle tasse

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«Dev’esserci uno scienziato pazzo a mettere a punto le alchimie del Fisco». Così ha diritto di pensare chi non segue il tira e molla quotidiano in materia di tasse e balzelli. L’ultimo caso è quello del bollo auto sui mezzi di lusso. Si toglie? Resta? Per ora l’unica certezza è che ne discuteranno venerdì al ministero dello Sviluppo i rappresentanti del governo con le associazioni dei costruttori. A metà settembre il viceministro dell’Economia, Luigi Casero, aveva detto che la rimozione del superbollo era già al vaglio del governo: «E stato sbagliato metterlo e costa pochissimo toglierlo». Ora la sovratassa potrebbe avere vita breve. Potrebbe. Perché, quando si parla di imposte, l’indicativo non ha cittadinanza nel vocabolario. Basti pensare alla vicenda dell’Imu. In teoria doveva essere cancellata, in pratica il 24 gennaio molti italiani dovranno pagarne un pezzo. Certo, anche su questo si può sperare in una retromarcia in extremis. E per restare nell’ambito delle tasse locali, che dire della Trise? Quanto inchiostro sprecato per spiegare il significato dell’acronimo. Poi la «tassa sui rifiuti e sui servizi » non ha mai visto la luce. Al suo posto è arrivata la Iuc, imposta unica comunale. C’è di buono, tanto per mantenere qualche punto di riferimento, che entrambe le tasse sono costituite da Tasi (imposta sui servizi indivisibili, come l’illuminazione pubblica) e Tari (tassa sui rifiuti). Peccato che l’anno scorso la Tari si chiamasse Tares. E nel 2012 Tarsu. Insomma, in Italia, in fatto di Fisco, gli acronimi resistono al massimo una primavera. E che dire della Web tax? Sembrava cosa fatta. Obiettivo: fare in modo che i servizi di pubblicità e i link sponsorizzati online potessero essere acquisiti solo da soggetti con partita Iva. Invece all’ultimo si è trovata una soluzione di compromesso: l’applicazione della Web tax è rimandata al primo luglio 2014. Ovvio che una data scritta sulla sabbia della prossima estate può sparire in qualunque momento. Sei mesi in materia di Fisco sono un’eternità. La vicenda delle slot machine insegna. A metà dicembre il governo intendeva ridurre i trasferimenti ai Comuni che riducevano il numero di macchinette mangiasoldi. Poi anche il premier Enrico Letta ha definito questo intervento un errore. E vai con l’ennesimo dietrofront. Altrimenti i Comuni virtuosi nella lotta al gioco d’azzardo sarebbero stati penalizzati. La marcia indietro non c’è stata (anche se più volte annunciata e sperata dagli operatori del settore) sulla supertassazione delle sigarette elettroniche al 58,5%. A complicare la vita ai produttori, e soprattutto ai rivenditori di sigarette elettroniche, è anche l’obbligo, in vigore da inizio anno, del cosiddetto deposito fiscale sui prodotti da fumo. Al capitolo «marce indietro» va aggiunta la vicenda della certificazione energetica degli immobili. La legge 90 del 4 agosto 2013 stabiliva che l’attestato di prestazione energetica dovesse essere allegato al contratto di vendita come ai nuovi contratti di locazione. Pena addirittura la nullità degli stessi contratti. Poi il decreto Destinazione Italia ha cambiato idea e ha stabilito che gli atti privi di certificazione energetica non siano annullati ma semplicemente «puniti» con una sanzione (dai tremila ai 18 mila euro). Alla fine di questo excursus negli ultimi mesi di schizofrenia fiscale risultano chiare un paio di cose. La prima: «A parte i livelli del carico fiscale, indiscutibilmente elevati, l’incertezza è diventata un problema in più», fa presente Massimiliano Sironi, presidente della commissione Diritto tributario dell’Ordine dei commercialisti di Milano. La seconda: c’è retromarcia e retromarcia. Alcuni cambi di rotta (molto rari, per la verità) sono benvenuti, auspicati, attesi. Come quello che avrebbe dovuto evitare l’aumento dell’Iva dal 21 al 22% lo scorso ottobre. Peccato, è andata male. Certo, si potrebbe recuperare con una bella inversione a U che scongiuri il taglio delle detrazioni dal 19 al 18%. Parliamo di mutui, polizze vita, spese mediche che permettono di ridurre il conto della denuncia dei redditi. Ma per evitare «l’impatto» la macchina impazzita del Fisco ha tempo solo fino alla fine del mese.