Walker,schianto ad alta velocità Muore l’agente di Fast&Furious

La Porsche Carrera Gt rossa esce di strada e si schianta contro un palo, rimbalza su un albero spezzandolo in due e prende immediatamente fuoco. Pochi istanti dopo, il passeggero di un’auto che era appena stata sorpassata dalla Porsche comincia a riprendere tutto con un telefonino. Si ferma, cerca di aiutare. Le fiamme sono troppo alte. Paul Walker, 40 anni, il poliziotto infiltrato tra i ladri d’auto della serie di film d’azione Fast and Furious (ispirata a un videogioco con 1,75 miliardi di euro d’incasso in sei episodi, il più grande successo nella storia della Universal) ieri è morto come era vissuto sul set, su un’auto velocissima filmata in una giornata di sole accecante, sulle strade della California. Walker è morto su una Porsche come James Dean, ma al contrario di Dean era il passeggero, e non era andato a sfidare le sue ossessioni a ogni curva ma era appena intervenuto a una raccolta di fondi per le vittime del tifone Haiyan nelle Filippine (con la sua fondazione aveva aiutato e visitato Haiti e il Cile dopo il terremoto). Al volante della Porsche da 610 cavalli c’era il suo amico e socio Roger Rodas, ex pilota e titolare di un’officina, morto anche lui tra le fiamme. Causa dell’incidente: «La velocità », secondo i pompieri. Attore con il fisico da atleta (primo successo nel 1999 Varsity Blues, nel quale interpretava una star liceale del football), la faccia da modello di riviste patinate (il mestiere di sua madre) e il sorriso educato da bravo ragazzo mormone della San Fernando Valley: produttori e manager lo volevano come «nuovo Steve McQueen», ma come McQueen viene ricordato trentatré anni dopo la morte per l’irriverenza e il carisma, non per le sgommate, così era la serenità da surfista di Paul Walker la qualità che teneva ancorati quei film-videogame alla realtà. «Saremo costretti a improvvisare», mormorava in una delle situazioni pazzesche nelle quali lo gettavano sceneggiatori e registi: e tra inseguimenti, testacoda, frenate, voli giù dai viadotti, bastava un’inquadratura lampo sul suo sorriso per riportare il kolossal tra di noi, gli spettatori. Sul pianeta terra. L’ultima fotografia è su Twitter, Paul in occhiali da sole e polo nera che sta per salire sulla Porsche dalla parte del passeggero. L’ultimo ciak— quello della sua morte—subito caricato su Internet, a rimbalzare nel mondo tra i fan non famosi e famosi (hanno twittato condoglianze Rihanna, Justin Bieber, Miley Cyrus). E nella fiera delle atrocità inevitabile tra i commenti e i tweet scritti a casaccio dopo la tragedia da decine di migliaia di estranei, anche la domanda, cinica e inevitabile: cosa succederà al settimo episodio della serie? Quello cheWalker e gli altri interpreti (il rapper Ludacris, Vin Diesel, l’ex lottatore Dwayne Johnson, la «dura» Michelle Rodriguez: erano diventati amici e si chiamavano collettivamente «la famiglia di Fast») stavano girando? La maggior parte delle scene di Walker era già completata, e il film uscirà regolarmente a maggio 2014. I fan lo ricorderanno come l’attore-pilota che chiamava intervistatori, paparazzi e cercatori d’autografi semplicemente «bro», fratello, e come il milionario che alle discoteche preferiva il giardino di casa, con i suoi golden retriever. Il film di cui era più orgoglioso? Flags of our fathers di Clint Eastwood, nel quale interpretava un soldato nella Seconda guerra mondiale, combattuta dal padre di suo padre dal quale aveva ereditato il nome. Viveva tra il rombo dei motori su un set pieno di gente ma diceva che «fare surf mi rasserena, è sempre stata un’esperienza Zen. L’oceano è così magnifico, pieno di pace e di meraviglie, che quando sono su un’onda il resto del mondo scompare».