Voyager, Roberto Giacobbo: “Il mistero che non ho ancora decifrato? Maurizio Crozza”

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Si riparte. Su Raidue è tornato Voyager, il programma di divulgazione scientifica ideato e condotto da Roberto Giacobbo, che ogni lunedì sera alle 21.10 accompagna i telespettatori in un viaggio alla scoperta dei grandi misteri irrisolti. Un genere, quello dell’inspiegabile, che ha permesso al giornalista e conduttore di guadagnarsi la notorietà presso il grande pubblico. Infatti, tra i programmi divulgativi da lui ideati, ci sono Mistetrasmesso su Raitre nel 1997, La macchina del tempo, per Rete 4, vincitore del Telegatto nel 2000, e anche Stargate – Linea di confine, andato in onda su La7. «Invito a cena gli scienziati» Roberto, qual è la novità di Voyager? «Una su tutte: andiamo in onda in diretta dallo studio 1 del centro di produzione Rai di Torino. Il ritorno della diretta permette la partecipazione senza filtri del pubblico, sia in studio che a casa, che può porre domande agli ospiti di ogni puntata. Ora scienziati ed esperti sono in balia non solo delle mie curiosità, ma anche di quelle dei telespettatori, e questo rende il programma molto più interattivo». Che cos’è il mistero? «Rappresenta la mia voglia di conoscere. Non amo però l’ostentazione del mistero a prescindere, quando si conosce già la soluzione di un caso. Ho cercato sempre di condividere con il pubblico le emozioni che provo quando vedo e scopro qualcosa di nuovo. Dieci anni fa si pensava che Pinspiegabile fosse un argomento di nicchia, mentre oggi si è capito che interessa una vasta fascia di pubblico. A volte mi limito a fornire tutti gli elementi che sono stati avanzati su un certo argomento sino al momento della messa in onda, così il pubblico comprende di che cosa si sta parlando e poi ognuno può farsi una propria idea». C’è un argomento, tra tutti quelli che hai trattato in questi anni, che ti ha appassionato particolarmente? «Ce ne sono tanti e sono legati alle scoperte che vengono fatte. Per esempio, di recente in Giordania sono stati rinvenuti alcuni libretti. Sembra che risalgano ai tempi di Gesù: non nascondo di esserne particolarmente incuriosito. Mi piacerebbe capire se sono veri oppure falsi, e scoprire quali temi affrontano». Anche la tua famiglia è appassionata di tematiche legate a fatti inspiegabili? «Me ne occupo da oltre vent’anni: è naturale che siano entrate a far parte anche della vita di mia moglie (Irene, ndr) e delle mie tre figlie (Angelica, Giovanna e Margherita, ndr). Così, quando mi capita di invitare a cena scienziati o studiosi, vengono immancabilmente bersagliati anche dalle domande di tre loquaci teenager. Sono l’unico uomo di casa e posso considerami beato fra le donne. La mia famiglia è il mio successo più grande». Le tue figlie sognano un futuro in televisione, come il loro papà? «No. Ho sempre cercato di abituarle alla presenza del mezzo televisivo senza mai farlo diventare un obiettivo, un’icona o un desiderio irraggiungibile. Le mie figlie hanno mille interessi e vivono serenamente le loro ambizioni. Non trovo giusto che i genitori impongano ai figli la strada da seguire, credo sia importante lasciare loro la libertà di scegliere». «Non amo la Tv improvvisata» Se potessi vendicarti per scherzo di Maurizio Crozza, che ti ha imitato spesso a Italialand e a Crozza nel Paese delle Meraviglie, che cosa escogiteresti? «Probabilmente, lo imiterei anch’io. Prima, però, dovrei studiarlo bene, perché non saprei quali sue caratteristiche evidenziare. Crozza mi ha sempre divertito: per questo ho aperto la nuova edizione del mio programma con un filmato in cui mi imitava. Poi ho fatto il mio ingresso in studio, dicendo: “Benvenuti a Voyager, quello vero!”». Al di là di Voyager, che firmi da diversi anni, quale programma ti piacerebbe guidare? «In questo momento, non vorrei fare nient’altro, anche perché è un programma che continua a regalarmi diversi stimoli». Come ti approcci a ogni nuova edizione? «Non amo improvvisare. L’improvvisazione può andare bene solo nei telegiornali, quando ci si trova a gestire le notizie dell’ultimo minuto. Chi conduce o cura una trasmissione ha il dovere di “pensare” le informazioni, in nome del rispetto che bisognerebbe avere nei confronti del pubblico». «Siamo schiavi della tecnologia» Qual è il “mistero” che ci affascinerà di più, durante il 2014? «L’Antico Egitto. Ma credo che torneranno a incantarci anche alcuni aspetti della vita quotidiana che ora ci sembrano scontati. Spesso, infatti, parliamo di futuro, ci interroghiamo su che cosa succederà. E non ci rendiamo conto che, in realtà, dovremmo concentrare i nostri sforzi per riuscire a comprendere il presente». Qual è il tuo rapporto con la tecnologia? «Oggi se ne fa un uso eccessivo. Mi capita spesso di vedere gruppetti di tre o quattro ragazzini insieme, ma ciascuno di loro si isola perché sembra più interessato al cellulare che a stabilire un rapporto umano. Spero che si stufino presto di questa moda e tornino a riscoprire il piacere del dialogo». Che rapporto hai tu, invece, con il cellulare? «Cerco di esserne padrone e non vittima!». E appena cominciato un nuovo anno: che cosa ti aspetti? «Che ci sia più rispetto verso il prossimo. Se cominciassimo a pensare non soltanto a noi stessi, ma anche agli altri, la vita diventerebbe più semplice».

1 Comment

  1. Galeno Italia

    1 febbraio 2014 at 15:28

    Mi sono soffermato un paio di volte a guardare il programma TV di questo Giacobbo. Dice un sacco di castronerie peccato che ho già pagato il canone rai. Quando ci libereremo di questi raccomandati ?