Vittorio Sgarbi: “Balotelli si rialzerà Prandelli no”

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Davvero Balotelli dice che i fratelli africani non lo avrebbero scaricato perché i “negri”, nei rapporti umani, sono anni luce davanti a noi italiani?». Vittorio Sgarbi esplode in una risata di grana grossa che termina con un affettuoso e tonante: «Che cornuto!». Pausa e ripartenza. «Sa cosa le dico? Fa bene a giocarsi la carta del razzismo. Così quelli del “politicamente corretto” imparano che l’ipocrisia è un’arma a doppio taglio».È seduto. Poi si spaparanza su due seggiole. Poi salta in piedi e corre a piedi nudi per l’ufficio e semina la pr che cerca di passargli il telefonino. Poi con un ululato si smarca dalla segretaria che gli chiede cosa rispondere a un’invito. Alla fine Vittorio Sgarbi trova la forza interiore per sedersi di nuovo, e affrontare ruggendo le otto piccole pile del suo ultimo saggio IIpunto di vista del cavallo: un pamphlet su Caravaggio. La liturgia è semplice. L’assistente legge i nomi dei destinatari da un elenco e lui, ridendo, affibbia prima un aggettivo: «Tizio? Che gran cornuto! Sempronio? Traditore ma simpatico. Caio? Nemico, ma leale» e poi scrive due righe di dedica, sempre diverse. Sa che si è mosso più lei intorno a questa scrivania che la Nazionale al Mondiale? «Colpa di Prandelli: troppo democristiano, troppo doroteo, troppo…». Ha presente la copertina del suo libro? C’è San Paolo disarcionato da cavallo. Per ora quello disarcionato è Mario Balotelli: è a terra e sta per essere travolto. «Questa immagine del Caravaggio è una metafora che calza a pennello a Balotelli: ma lui, con un trucchetto, è riuscito a trasformare un tema agonistico in un tema antropologico e razzistico; gli italiani lo hanno insultato non perché nero, ma perché ha perso. E i neri lo proteggerebbero non perché ha perso, ma perché nero. L’idiozia degli antirazzisti di professione è quella di amplificare qualsiaisi insignificante manifestazione razzista. Si ricorda della banana? Un tifoso la tira, il giocatore la raccoglie e se la mangia. Uno spot perfetto. E doveva finire lì, invece è diventato un tormentone nauseante. Allo stadio semplicemente la gente perde i freni inibitori: a uno tirano la banana, a l’altro urlano che la moglie è una zoccola, e al terzo augurano un colpo. Sono espressioni intestinali, e costruirci sopra delle battaglie di civiltà è una mistificazione». Resta il fatto che è caduto da cavallo, e con lui tutta la Nazionale. «Hanno perso per un gol. Un risultato che non appartiene alla qualità dell’Uruguay, ma al caso. Bisognerebbe cambiare le regole: si vince solo se si segna almeno un paio di reti in più degli avversari». Sul banco degli imputati c’è soprattutto luiil nostro presunto bomber. «Balotelli è un marchio, come la Coca Cola. Lo conoscono tutti, in tutto il mondo». E gli altri invece sono come il chinotto: hanno solo qualche appassionato? «Più o meno». Prima colpa: la squadra è stata molliccia come un fico maturo. C’è rimedio? «Pagare i giocatori solo se fanno risultato. Però attenzione: i calciatori fanno bene a prendere tutti i soldi che vengono loro dati. E quelli che li criticano, sono dei grandi ipocriti, perché farebbero esattamente la stessa cosa». Facciamo un’altra ipotesi: compatiremmo Balotelli se fosse il bravo extracomunitario f modesto e riconoscente, tipo Capanna dello Zio Tom. Invece lui va in giro in Ferraripassa le notti in discoteca e ha al suo fianco super femmine. Questo non riusciamo a perdonarglielo. «Ho sempre pensato che il bravo “negro” fosse quello cattivo, orgoglioso della sua diversità. Balotelli non è cattivo. Anzi, ha intrapreso un processo di “bianchizzazione”, che ha la sua figura più grande, e tragica, in Michael Jackson, che si schiariva la pelle. Il nero che assume tutti i privilegi e le esteriorità dei bianchi, diventa bianco». Larry Holmes, campione dei pesi massimi disse: «E duro essere neri. Lo sono stato tempo fa, quando ero povero». «Ma infatti. Oggi nero significa povero. Quando hai i soldi diventi bianco. Poi ovviamente se perdi rischi di prenderti insulti razzisti, ma paradossalmente il razzismo non centra. Perché i tifosi sono razzisti solo verso i perdenti, e quindi finti razzisti. Se avesse segnato il gol contro la Costarica, Balotelli verrebbe esaltato. Oggi neri sono solo i poveri, di qualsiasi colore siano». In sintesi: Balotelli è un nero ricco e di successo, e quindi bianco, che viene difeso dai bianchi-bianchi, ossia la classe alta e acculturata, dai fischi e gli insulti rudimentali che gli urlano dagli spalti bianchi in realtà neri, perché poveri. «Sì, è divertente. Potrebbe funzionare proprio così. Anche perché quelli che urlano “bu-buuu” la domenica, il lunedì fanno la spesa dal macellaio arabo e dal fruttivendolo pakistano». Gli anziani della squadra si sono arrabbiati con Balotelli. Anche nel calcio l’Italia non è un Paese per giovani? «Non sarà un Paese per giovani, però il tempo esiste a prescindere dalla nostra volontà. Balotelli è giovane, e se gioca bene tre o quattro partite torna in sella, Prandelli invece difficilmente riuscirà a riprendersi. Credo sia giusto così, perché il nostro et ha costruito una squadra che non era temeraria e nemmeno opportunista come quella dell’Uruguay, che giustamente ha sostenuto il mordace Suarez. Noi invece sbandieravamo il codice etico per giocatori, i buoni sentimenti e le altre suggestioni parrocchiali che ci hanno portato a questo risultato. Se Prandelli fosse stato pasoliniano, in campo avremmo avuto sei o sette neri furenti, e avremmo visto partite molto più appassionanti». Quindi? «Quindi, allo stato attuale, oltre a me, ovviamente, l’unico commissario tecnico possibile per la Nazionale sarebbe Papa Francesco. Ha dimostrato di essere capace di cambiare in un lampo schemi e consuetudini sedimentati nei secoli». Questa eliminazione come si riverbera nella vita della nostra nazione: è la prima sconfitta di Renzi? «Il premier è un amico di Prandelli e questa forse è una battuta di arresto, ma verrà subito metabolizzata, Un pessimo presidente del Consiglio come Berlusconi ha vinto molto nel calcio, ma la sua sorte non è cambiata. Se proprio vogliamo vedere una metafora, si deve guardare altrove». Ci mostri il panorama… «Nel governo Renzi c’è solo il premier, il resto sono figure di secondo piano. Lo stesso vale per l’Italia di Balotelli: è il capro espiatorio perché è l’unico significativo. Il fatto che sia solo sul banco degli imputati è un riconoscimento del suo valore, quantomeno supposto. Per Balotelli, e per Renzi, vale la stessa realtà. Oltre a loro, adesso, c’è il nulla: è evidente. Anzi, ora mando un libro anche a Balotelli: “A Mario, disarcionato, che risalirà a cavallo”».