Vittorio Brumotti: “Il successo comporta tanta gavetta e sacrifici, quindi pedalate”

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Ia scorsa settimana è stato aggredito e derubato a Milano mentre realizzava uno dei suoi servizi acrobatici per Striscia la notizia. A distanza di una settimana da quel brutto episodio, Vittorio Brumotti chiede, attraverso le pagine di Vero, di non avere pregiudizi nei confronti del suo rapinatore, un nomade cinquantunenne nel frattempo arrestato dalle forze del l’ordine. E con ritrovata serenità, il neoeletto “uomo più sexy d’Italia” ci racconta tutto il suo mondo. Una recente e autorevole inchiesta ti ha decretato l’uomo più sexy d’Italia… «Non mi sono mai preso seriamente e mai mi prenderò: se sexy vuoi dire essere simile a una palla di pelo, impiastrarsi di inchiostro tutto il corpo e fare le penne con la bici, allora… Siamo messi bene!». Com’è stata presa la notizia da chi ti è vicino? «“Mi ci mancava anche questa!”, ha detto lei (Giorgia Palmas, ndr). che è così gelosa del suo biker…». «Detengo nove record mondiali» Tu e la tua bicicletta rappresentate ormai un binomio vincente. Com’è nata questa tua passione? «È nata a undici anni, quando i miei genitori hanno speso tutta la loro tredicesima per regalarmi la prima bici acrobatica. Poi, con il passare del tempo, ho trasformato là mia passione in una professione che mi ha visto diventare campione del mondo, stabilire 9 guinness world record e trasformarmi in un conduttore televisivo. Ma, in primis, mi sento un rider professionista». Sei diventato anche testimonial di una casa di biciclette.Che cosa apprezzi di questo brand? Utilizzerai la bicicletta per qualche tour? «Avendo pedalato per più di 23 anni, sono arrivato al punto di voler essere elegante e sportivo anche nello sport. Considero Montante l’azienda più chic del mondo, la Rolls Royce delle biciclette. È un’azienda che curo da tempo e finalmente quest’anno ho realizzato il sogno di unirmi a loro. In un futuro prossimo sono convinto di diventare il massimo esponente delle due ruote a pedali e di poter portare messaggi di adrenalina, ma anche di pace e serenità in tutto il mondo. Infatti, ora sono diventato l ’ambasciatore nel mondo (l’unico italiano) di Peace and Sport». Anche quest’anno fai parte del cast di Striscia la notizia. Che cosa rappresenta, all’interno del tuo percorso professionale, la trasmissione cult di Antonio Ricci? «La svolta sicuramente mi è arrivata grazie a Striscia la Notizia, mentre la svolta successiva è avvenuta quando ho deciso di “calibrare” la mia energia attraverso la filosofia di Antonio Ricci, ovvero ascoltare i problemi della gente e cercare, seppur in minima parte, di risolverli». Il complimento che ti è rimasto maggiormente nel cuore? «Durante uno show in Calabria, mi è capitato di conoscere un ragazzo con la sindrome di Down e di avergli chiesto se fosse mai andato in bici. La risposta del pubblico è stata: “Ma se non ha neanche la bici! Gliel’hanno rubata!”. Senza neanche pensarci, decisi di dargli la mia. Mesi dopo, ricevo una lettera da parte della mamma in cui mi descriveva i passi e i risultati compiuti dal ragazzo in sella a quella bicicletta. Era diventato anche più sicuro, energico e soprattutto più solare. Aveva imparato ad andare in bici in modo simile al mio e nella lettera sua mamma non smetteva di ringraziarmi e di farmi sentire un eroe. Quella bici mi era stata regalata, non mi era costata nulla ed era il minimo donarla a un ragazzo cosi speciale. Ciò che voglio dire è che chiunque di noi può far sentire speciale qualcun altro. Dare è meglio che ricevere». Negli scorsi giorni abbiamo appreso la brutta notizia di un’aggressione e un furto che hai subito mentre realizzavi un servizio per Striscia. «Per quanto riguarda l’aggressione, posso solo consigliare di non essere razzisti e di non giudicare la nazionalità (Giovanni D., nomade cinquantunenne, è stato arrestato qualche giorno dopo, ndr). E mi ritengo fortunato per come è andata». Sei un modello positivo per tanti giovani. Quali consigli daresti loro in un periodo così complicato? «Penso che in Italia il lavoro ci sia, cari giovani, sta a voi capire come usare al meglio l’energia e la forza. Sappiate che io ho fatto tutti i lavori del mondo per arrivare dove sono: nessuno ci vieta di zappare la terra, aggiungere un mattone con la cazzuola o mungere le mucche. Una buona gavetta, forza di volontà e sacrifici vi porteranno al successo sicuro, in qualsiasi campo vorrete operare. Volere è potere». Tra dieci anni, come ti piacerebbe vederti? «Come un imprenditore che dà posti di lavoro a tanti giovani. Io ho un motto, forse un po’ rude ma efficace: “Piuttosto che arrendersi, la morte”».