Vittoria Puccini in Altri Tempi: Nel film l’attrice recita una prostituta

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Non esiste nulla che le regali più gioia che stare con Elena, la figlia avuta dall’attore Alessandro Preziosi. Al di là dei traguardi professionali, resta lei il suo successo più grande. Vittoria Puccini traccia in esclusiva per Vero TV un ritratto di se stessa nelle vesti di mamma, venendo meno alla sua proverbiale riservatezza. L’attrice toscana, che toma sul piccolo schermo in Altri Tempi, in onda su Raiuno il 13 e il 14 ottobre in prima serata, nella miniserie interpreta Maddalena, una prostituta che cerca un riscatto al suo dramma. Entusiasta per questo ruolo così intenso e complesso, la Puccini ci dice la sua sulle case chiuse. Un tema che mai come oggi, pur a distanza di cinquantacinque anni dall’approvazione della Legge Merlin, rimane di stringente attualità. «Ha un importante sfondo sociale» Vittoria, quali emozioni hai provato sul set di Altri Tempii «E stato un lavoro impe- I gnativo. Il cast è composto principalmente da donne e ! tra noi si è instaurato, sin dall’inizio, un bellissimo rapporto. Ci siamo aiutate molto sul set, non solo dal punto di vista professionale, ma anche umano. Spesso cenavamo tutte insieme, rilassandoci tra chiacchiere, consigli e confidenze. C’è stata, insomma, grande solidarietà al femminile: non capita così di frequente. Tutto questo mi è rimasto dentro». Che cosa dobbiamo aspettarci da questa fiction? «Grazie a Marco Turco, che mi aveva già affidato l’impegnativo ruolo di Margherita in C’era una volta la città dei matti, ho avuto la possibilità di interpretare un personaggio complesso e intenso in una storia con uno sfondo sociale molto importante. Altri Tempi fa luce su una realtà su cui occorre riflettere: mi auguro che la vedano in tanti, non solo per ragioni di audience, ma soprattutto perché affronta un tema che bisogna assolutamente conoscere, ovvero quello delle case chiuse.

La fiction riflette anche sulle condizioni di vita a cui erano costrette le donne, lì dentro, e sulla lunga battaglia intrapresa dalla senatrice Merlin per la chiusura delle case di tolleranza». «Poi, cercherà un riscatto» Hai avuto difficoltà a calarti nel personaggio di Maddalena? «E stata una sfida stimolante, ricca di emozioni. Il personaggio vive una parabola: all’inizio, è una sedicenne, che si ritrova poi, suo malgrado, in un bordello. Diventa donna vivendo una serie di vicende dure, drammatiche: Maddalena, infatti, rimane incinta dopo aver subito violenza. Abbandonata da tutti, è costretta a fare la prostituta per mantenere sua figlia. Da vittima, si trasforma in carnefice, vestendo i panni della maitresse, poi si rende conto degli errori commessi e cerca un riscatto». Molte tue colleghe desiderano interpretare il ruolo di una prostituta… Per te è un sogno che si realizza? «Ho avuto la fortuna di cimentarmi con personaggi diversi tra loro. L’aspetto più bello e divertente del nostro lavoro è proprio questo: calarsi nei panni e nelle vite degli altri. Ogni ruolo che ho interpretato, ciascuno con le sue specificità, ha suscitato in me interesse e affetto e me lo sono portato dentro anche a distanza di tempo». «Presto sarò Oriana Fallaci» Hai un viso angelico: fa effetto immaginarti nei panni di una maitresse! «Più il ruolo si differenzia da come sono nella vita, più è una sfida stimolante». Che messaggio intende dare la miniserie? «Si propone di far prendere coscienza alla donna della propria dignità. Le prostitute che vivevano e lavoravano nelle case di tolleranza non erano padrone del proprio destino, venivano private di tanti diritti e schedate. Non potevano rifarsi una vita. È una realtà di cui è necessario parlare». Per controllare la prostituzione, è stata avanzata la proposta di riaprire le case chiuse.

Che cosa ne pensi? «Prendere una posizione a riguardo è difficile, perché si tratta di un tema molto delicato. Proprio negli anni in cui la Merlin ha affrontato la sua battaglia per la chiusura dei bordelli, le condizioni in cui vivevano le prostitute nelle case chiuse erano disumane: questa è una certezza. Molti, poi, non sanno che anche a quei tempi c’era tanta prostituzione pure per le strade.Insomma, è un problema ancora aperto». A gennaio, ti vedremo al cinema in Tutta colpa di Freud, film che racconta la storia di un analista alle prese con tre casi disperati. Alcuni tuoi colleghi sostengono che fare l’attore ha una funzione terapeutica. Lo confermi? «Non sono mai stata in analisi, ma questo mestiere comporta così grandi difficoltà nel mantenere un equilibrio psicologico che, al contrario, si rischia davvero di finire sul lettino dell’analista! Recitare ti pone tutti i giorni di fronte alla parte più intima di te, alla tua emotività, costringendoti a metterti in gioco. Insomma, a lungo andare non puoi fingere di non conoscerti. Più scavi nei meandri della tua interiorità e fra le tue esperienze di vita, più ricco di sfaccettature potrai rendere il personaggio che devi interpretare». Qual è il tuo sogno professionale? «Tra la fiction su Anna Karenina, Altri Tempi, il film di Genovese e quello che comincerò a girare a novembre su Oriana Fallaci, mi sto togliendo delle grandissime soddisfazioni. Ci metterei la firma, se tutto continuasse così. Se guardo al futuro, il mio auspicio non può che essere quello di vedere sempre aumentare queste sfide». «Stare sul set non è un gioco» Ti capita mai di pensare a come sarebbe la tua vita professionale se non recitassi? «No. Anzi, meno male che sono diventata attrice, altrimenti non avrei saputo che cosa fare. Mi è andata bene! Il mio è un mestiere “a tempo”, un po’ come per gli sportivi. Certo, man mano che passano gli anni i ruoli per una donna matura sono un po’ meno, ma spero di continuare ancora a lungo».

La tua famiglia ha appoggiato le tue ambizioni? «All’inizio avevano paura, perché non conoscevano questo mondo. Però, si sono fidati di me: sapevano della mia passione per questo mestiere, e che questa passione era sostenuta da un reale desiderio di diventare attrice. L’ho sempre fatto con grande responsabilità, con la testa sulle spalle. Il mio è il mestiere più bello che ci sia, ma non l’ho mai vissuto come un gioco. A volte, non si ha la giusta percezione di che cosa significa fare sul serio gli attori…». In che senso? «Spesso, molte ragazze sognano di diventare attrici non spinte da una passione autentica verso la recitazione, ma solo dall’idea del successo e iella popolarità. Ecco, a me non è mai capitato. Io volevo fare l’attrice non per diventae ricca e famosa, ma perché »tare sul set e interpretare personaggi mi regalava un senso di appagamento mai provato prima. Il successo è meraviglioso, ma non può, né deve, rappresentare la priorità. L’obiettivo principale deve essere la voglia di crescere, di migliorarsi e di mettersi continuamente in gioco». «Cresco insieme a mia figlia» Come sei riuscita a rimanere con i piedi per terra? «Grazie all’educazione che mi hanno impartito i miei genitori e all’amore che ho sempre avuto intorno. Gli affetti sono la cosa più importante. Non potrei mai rinunciarvi per il lavoro. La mia priorità è l’amore che provo nei confronti di mia figlia, e stare di conseguenza insieme a lei. La mia bambina è brava, sa che la sua mamma lavora tanto, che spesso deve viaggiare. Ma sa anche che ci sono dei momenti in cui mi fermo e mi dedico totalmente a lei. Il piacere che ne traggo è enorme. Non posso rinunciare a vivere una quotidianità all’insegna della normalità e degli affetti, quelli veri». Come mamma, che voto ti daresti? «Bisognerebbe chiedere che cosa ne pensa a riguardo mia figlia. I genitori rischiano di sbagliare comunque, e allora è bene affidarsi all’istinto. Cerco di agire sulla base di quello che sento. Non credo sia possibile stabilire a tavolino, con razionalità che cosa insegnare ai propri figli. È il cuore a guidare una mamma, anche per quel legame biologico e naturale che unisce un genitore e un figlio. Si cresce insieme, giorno dopo giorno». È facile essere genitori, nelFItalia di oggi? «Chi alleva le nuove generazioni si trova di fronte a grandi responsabilità. In un Paese che sembra non voler dare la giusta importanza alla cultura, noi genitori dobbiamo, al contrario, insegnare proprio questo ai nostri figli. Dobbiamo stimolarli, renderli curiosi di fronte all’arte, alla bellezza. A tutta la vita. Il nostro compito è quello di creare una generazione con un cervello sempre in movimento ».