Vittoria Puccini: Gira la fiction sulla vita della celebre giornalista Oriana Fallaci

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http://www.atelierfotografico.eu/buy-a-research-paper/ E’ la fiction-evento della prossima stagione di Raiuno. Due puntate, dirette da Marco Turco e prodotte da RaiFiction e Fandango tv, per raccontare la storia di una donna che è stata protagonista del Ventesimo secolo: la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci. A interpretarla è Vittoria Puccini. Vittoria, già nel titolo «L’Oriana» c’è dentro tutta la toscanità della Fallaci, fiorentina proprio come lei… «È vero. Anch’io ho l’abitudine, da buona toscana, di mettere l’articolo davanti ai nomi. Mia figlia per me è l’Elena… Era giusto caratterizzare, fin dal titolo, un aspetto importante della personalità di Oriana. Quando le chiedevano se era italiana lei rispondeva: “No, sono fiorentina”. Aveva un forte attaccamento alla sua terra. E le colline toscane sono anche per me il luogo dell’anima. Da sempre». La sua prima reazione alla proposta di interpretare Oriana Fallaci? «Timore. Siamo molto diverse: lei aveva una ruvidezza e una durezza di carattere che a me non appartiene.

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http://obatherbalbengkulu.com/?p=best-buy-resume-application-new-york D’altronde se all’inizio non c’è timore, ha poco senso accettare un ruolo: è giusto che ci sia perché vuol dire che stai affrontando qualcosa di nuovo che ti farà crescere. E poi sapevo che sarebbe stato affascinante raccontare la storia umana e professionale di questa donna straordinaria. Da quando, giovanissima, si unì alla Resistenza, fino alla lotta con la malattia (Oriana Fallaci morì dopo una lunga battaglia contro un tumore, ndr). In mezzo, il suo instancabile lavoro di scrittrice e di giornalista in prima linea. Senza dimenticare i suoi due grandi amori, il dissidente greco Alekos Panagulis e il collega francese François Pelou». Come si è preparata? «Ho letto i suoi libri, gli articoli, ho visto le interviste, i filmati su di lei. Sapevo che non avrei dovuto imitarla ma provare a comprenderne l’anima». Ha portato in scena anche qualche suo vezzo? «Lei fumava molto: avevo sempre una sigaretta tra le labbra o tra le dita. Ma era finta, perché non fumo. Poi aveva abitudini sorprendenti, se si pensa che è stata la prima reporter di guerra italiana: lo smalto rosso sulle unghie, gli occhialoni da sole neri e l’eyeliner sugli occhi. Che bella questa difesa della femminilità…».

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follow url Avete girato anche in Vietnam per raccontare il suo lavoro di inviata durante quella guerra terribile. «Un’esperienza pazzesca. Un grande sforzo che ci ha ripagato in termini di realismo delle scene. Abbiamo girato a Ho Chi Minh City, la vecchia Saigon, con 45 gradi e un’umidità altissima. È una città caotica, con un traffico incredibile. In quel caos, il regista Marco Turco è stato eroico. Abbiamo anche girato all’Hotel Continental, dove alloggiava Oriana durante la guerra». Cosa l’ha colpita di più? «Il museo della guerra: è agghiacciante. Non riesci a darti una spiegazione. E nemmeno a credere che quell’orrore possa essere accaduto davvero. Anche Oriana lo visitò e, nonostante conoscesse bene la guerra, ne rimase impressionata. Ma è stato difficile anche girare la scena in un orfanotrofio. I bambini erano comparse locali, ma la situazione era comunque toccante perché erano in condizioni terribili. Ma, pur vivendo in povertà, erano sempre sorridenti. I momenti in cui si racconta il rapporto di Oriana con i bambini sono commoventi: lei aveva un’attenzione straordinaria e una grande sensibilità verso i più piccoli». È la sua prima volta sul set con un elmetto e la tuta mimetica? «Sì, è stato inquietante. Ho percepito tutto il peso di quella divisa: ti senti subito nella dimensione della guerra, in costante contatto con la morte. E lo dico con rispetto verso chi la guerra l’ha vissuta per davvero». Avrebbe potuto fare la reporter? «No. Non avrei il coraggio di rischiare la vita, soprattutto ora che ho una figlia. Oriana diceva che i suoi libri sono stati come dei figli, ha sacrificato la famiglia per il lavoro. Io non lo farei». Cosa le ha lasciato Oriana? «Ho più fiducia in me: bisogna essere coerenti, non si può piacere a tutti».

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