Vittima dei ladri,muore nel metrò

Levami le mani dalla tasca…». Un agente della Polmetro lo sente urlare questa frase. Poi, quando lo raggiunge, Francesco Tatoli, 65 anni da compiere, pugliese trapiantato a Milano, si inginocchia. «Non riesco a respirare… Mi sento male». L’uomo è in un sottopassaggio dalla metropolitana, fermata De Angeli, non lontano dal centro di Milano. Lungo quel sottopassaggio, altri due poliziotti iniziano a correre e provano a raggiungere quattro ragazzi che stanno scappando. Borseggiatori, che riescono a fuggire. Hanno provato a sfilare il portafogli dalle tasche dell’uomo, lui se n’è accorto, si è spaventato, il suo cuore non ha retto alla tensione (questa, per ora, sembra la dinamica più probabile di un tentato borseggio senza testimoni). Francesco Tatoli morirà poco dopo, intorno alle 19 di ieri, dopo essere stato portato in ospedale. Gli uomini della Polmetro erano a quella fermata del metrò proprio di pattuglia contro i ladruncoli, per una segnalazione arrivata poco prima dall’Atm, l’azienda milanese dei trasporti. La scena successiva avviene poco più di un’ora dopo. Altra linea del metrò, fermata Caiazzo. Altre pattuglie della polizia, che hanno subito iniziato a cercare tra vagoni e mezzanini, fermano tre ragazzi. Romeni (secondo le prime informazioni), intorno ai vent’anni. Hanno addosso vestiti quasi identici a quelli delle sagome che si vedono scappare nei filmati delle telecamere di sicurezza della stazione De Angeli. Vengono portati in Questura per gli accertamenti, che andranno avanti nella notte. Potrebbero appartenere a una nuova gang di borseggiatori comparsa da qualche settimana tra le fermate della linea 1 della metropolitana milanese; sempre ben vestiti; all ’ appa renz a pa s s egge r i qualsiasi, ma spesso fermi negli spazi all’uscita delle fermate a studiare il via vai; addestrati ed esperti. Se le prime ricostruzioni della polizia saranno confermate, Francesco Tatoli si sarebbe invece accorto che qualcuno, alle sue spalle, stava cercando di infilargli una mano nelle tasche. Avrebbe reagito, ma senza alcun contatto con i borseggiatori. Nessuna contusione. Solo lo spavento, l’agitazione, e un probabile infarto. Nelle tasche dell’uomo c’era ancora il portafogli, ma non il telefonino. Gli agenti della polizia lo hanno cercato, anche a casa, ma a tarda sera non era stato ancora trovato. Potrebbe essere stato proprio il cellulare l’unica cosa che gli hanno portato via.