Virna Lisi, Madre aiutami: «La religiosa che interpreto somiglia tanto a Papa Francesco»

FILM TV: "CATERINA E LE SUE FIGLIE"

La malinconia dura solo un attimo, una frase. Nulla di più. Virna Lisi è professionale, affabile come sempre. Una vera signora, nella vita e sul lavoro. Il grande dolore per la recente scomparsa del suo adorato marito, compagno di una vita intera, non trapela mai durante tutta l’intervista, concordata per parlare di «Madre, aiutami», la fiction di Raiuno che parte il 24 gennaio e la vede protagonista nel ruolo di Suor Germana, una coraggiosa missionaria. La sua voce non tradisce nulla, nemmeno la febbre che l’ha costretta a letto fino a poco prima. Solo verso la fine, quando le domando i suoi propositi per il 2014, emerge la tristezza. «Vorrei essere serena, perché adesso non lo sono. Ho perso mio marito e ancora non ho fatto i conti con la cosa. Forse ci vorrebbe una bacchetta magica ». È solo un momento, però, prima che l’attrice faccia ricorso alla sua grande ironia e inizi a parlare del suo orto: «Ho provato a piantare l’insalata ma con tutta questa pioggia non ha “preso”. Aspetto la primavera, e poi riprovo a piantare anche la rughetta e i pomodori. Ecco, questo potrebbe essere un buon proposito per il 2014: riuscire a coltivare un bell’orto rigoglioso». Signora Lisi, ci presenti Suor Germana. «È una sorta di Papa Francesco al femminile: ha una fede incrollabile e crede nella verità e nella bontà. Va sempre in giro con scarpe basse e calzettoni arrotolati alla caviglia, a portare il suo immenso amore tra gli ultimi. È una missionaria che, prima di mettere il velo, ha vissuto la sua vita fino in fondo». In che modo? «È nata in borgata a Roma da una famiglia povera. Suo fratello aveva una palestra di pugilato e lei a 15 anni si è innamorata di un ragazzo che si allenava lì. Lui però l’ha lasciata, e alla ragazza è crollato il mondo addosso. Poi però ha preso i voti e tutto è cambiato». Inizia così la sua nuova vita. «Va in un villaggio nel Congo, dove diventa il punto di riferimento per tutti, in particolare per i bambini che per ogni cosa si rivolgono a lei, dicendo: “Madre, aiutami”. Così questo diventa il suo soprannome». Poi che cosa succede? «Dopo 30 anni rientra a Roma e diventa madre superiora di un convento. Qui prepara le giovani sorelle a diventare infermiere e quindi missionarie. Ma proprio dal “suo” villaggio in Congo arriva la notizia di un terribile attacco da parte di un commando di guerriglieri. Germana scopre così che tre giovanissime sorelle sono state uccise, una è scomparsa e l’unica superstite è sotto choc e non ricorda nulla. Suor Germana allora inizia a indagare e scopre una storia scomoda, che getta gravi ombre sul comportamento di alcuni esponenti del clero e dei servizi segreti». Perché ha deciso di interpretare questo personaggio? «È una serie ricca di valori, diversa da tante altre. Non l’ho ancora rivista, ma credo proprio che sia stato fatto un bel lavoro». Cosa le ha lasciato questa esperienza? «La tristezza che prende quando ci rendiamo conto che la vita a volte è cattiva con le persone che amiamo. Ecco, questo dolore mi è rimasto addosso». In tv le storie dedicate a sacerdoti e suore sono sempre gradite. Perché secondo lei? «La gente ha voglia di cose pulite, che anche i bambini possano guardare. Quando la sera la famiglia si siede davanti alla televisione non può trovarsi sempre di fronte a ragazze svestite e morti ammazzati. Già la realtà assomiglia a un bollettino di guerra: il telegiornale, all’ora di cena, mi fa chiudere lo stomaco. Padri che stuprano le figlie, mariti che ammazzano le mogli… Ma che mondo è diventato il nostro?». Lei che cosa guarda in tv? «National Geographic Channel e tutti i documentari di qualità. Le fiction le guardo solo quando sono fatte bene e ben interpretate. A volte si vedono certe cose…». Si può spiegare meglio? «L’attore deve saper recitare. Invece oggi sembra che per girare bastino le spalle larghe, l’aria da fusto o una bella faccetta. Ma fare questo mestiere è un’altra cosa, bisogna dare l’anima a un personaggio. Io ho fatto così tanti sacrifici per imparare quello che che so fare oggi, che mi sento male a vedere certe cose. Manca il rispetto per questo lavoro. A volte sono tentata di smettere». Scherza, vero? «No. In fondo io il mio percorso l’ho fatto». Ci dica che questo percorso continuerà. Magari con qualcosa di più leggero, dopo i suoi ultimi ruoli così «tosti». «È proprio così. Ad aprile comincerò il nuovo film di Cristina Comencini dal titolo “Latin lover”: è una commedia, un divertente film corale. Quando ho letto il copione mi sono fatta tante risate. Che cosa le devo dire, io questo lavoro lo amo proprio tanto…».