Vip senza pudore sui Social Network

research papers quantitative method By on 21 dicembre 2013
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get Nudi, struccati, spettinati. Mentre cucinano o si fanno la manicure. Con pupo al seguito, magari appena nato. Benvenuti in casa dei vip. Anzi, in camera da letto. O in bagno. Dentro i loro armadi. Basta accendere il computer o, ancora più facile, dare uno sguardo allo smarthphone per entrare nel cortile più moderno che c’è: i social network. Dove tu tti sanno tutto di tutti. E si ufficializza la fine di un amore o l’arrivo della cicogna con la stessa facilità con cui si pubblica la foto della torta di mele appena sfornata. Gente comune e celebrità, tu tti accomunati dal desiderio di condividere la propria vita quotidiana. A partire dagli eventi eccezionali: fa simpatia, ad esempio, l’autoscatto di quei ragazzi che, dopo un’udienza generale in Vaticano, hanno “placcato” Papa Francesco, ormai sempre più social celebrity visto che nel 2013 il suo nome è stato il più citato al mondo su Facebook&co. E non stiamo parlando di numeri da poco: il solo sito fondato da Mark Zuckerberg nel 2 0 0 6 oggi vanta oltre un miliardo di utenti, 26 milioni dei quali nella sola Italia. Ma sono soprattutto Twitter e Instagram i social network preferiti dalle star. Che non esitano a regalare ai fan attimi molto privati. Come si fosse per davvero “amici”. «È u n modo per stabilire un contatto diretto con il pubblico, per dire: “Ti faccio entrare nel cuore della mia famiglia”, azzerando così la classica immagine del divo irraggiungibile», spiega Oscar Ricci, sociologo dell’Università Bicocca di Milano e autore di Celebrità 2.0. Sociologia delle star nell’epoca dei new media (Editore Mimesis). «Il punto è che se questo tipo di comunicazione non è meditata rischia di diventare un boomerang». Gli esempi in questo senso non mancano. Il primo fu Fiorello, tweet-star della prima ora. Non per niente, il suo ultimo show su Raiuno si chiamava #ilpiùgrandespettacolodopoilweekend. Sì, scritto proprio così: tutto attaccato e con il cancelletto davanti, che nel linguaggio del micro-blogging significa hash-tag, cioè tema, argomento in discussione. Sembrava un grande amore e invece Rosario se ne andò sbattendo il mouse: troppe le polemiche (e le ironie) che avevano seguito la sua campagna virtuale a favore della liberazione della cooperante Rossella Urru, rapita nell’ottobre del 2011 in Algeria. È questa la novità: non è più solo la celebrità ad avere in mano il microfono. «La comunicazione è diretta anche per il pubblico e quindi il flusso di risposte, commenti e critiche anche feroci può diventare incontrollabile», continua il sociologo. Che fare in questi casi? Ognuno reagisce in modo diverso. C’è un’autoironica Barbara D’Urso che posta la foto con i bigodini prima di una diretta Tv. E Paola Ferrari che, di fronte all’ennesimo post velenoso sui suoi presunti innumerevoli ritocchini al viso, ha pubblicato un ritratto “nature”. Ma la conduttrice sportiva ha fatto qualcosa di più clamoroso, arrivando a far causa a Twitter: «Il Web non può diventare una bacheca della diffamazione anonima. Non è giusto usare i social network per insultare le persone senza possibilità di contraddittorio », ha detto. La causa è in corso, il risarcimento richiesto è ingente e dall’esito si capirà se le stesse aziende di comunicazioni dovranno mettere un freno ai propri clienti oppure no. Ma i social network possono servire anche a rafforzare immagini già positive. Come nel caso della super top Gisele Bunchen che, per non dare adito a chi pensava che dopo la seconda maternità dicesse addio alle passerelle, si mostra al momento dell’allattamento di Vivian, ma nel back-stage di un servizio fotografico, mentre parrucchiere, truccatore e manicure si prendono cura di lei. Oppure come Melissa Satta e Prince Boateng, che hanno scelto proprio un tweet con tanto di tenera foto di coppia per annunciare l’arrivo del loro primogenito. E infine c’è Fabrizio Frizzi, neo papà di Stella, avuta dalla compagna Carlotta Mantovani: solitamente riservatissima, la coppia ha invece deciso di mostrare senza alcun problema la piccola su Twitter. Ma cosa scatta nel vip che decide di far entrare pubblico e curiosi persino nel reparto maternità? «Il senso di controllo diretto delle informazioni che lo riguardano, non più mediato da un giornalista o da un conduttore Tv», spiega Giuseppe Riva, psicologo del Web e docente dell’Università Cattolica di Milano. «Si fa marketing di se stessi, per creare empatia e visibilità. Si costruisce un’identità vicina alla persona comune». Tutto molto cinico. «In parte lo è, anche se Internet ha come premessa una certa genuinità del messaggio», continua lo psicologo. «Ritrarre i propri bambini è un modo per far tenerezza, per creare un clima di supporto. Nozze e maternità sono momenti di successo che tutti vogliono condividere anche perché è psicologicamente gratificante mostrare un obiettivo raggiunto». Non solo: «Un bimbo», conclude Riva, «è il soggetto “virale” per eccellenza. Più è tenero, più viene condiviso dagli altri utenti e visualizzato su tutti i social media». Succede alla vostra vicina così come a Victoria Beckham. Certo, fatte le debite proporzioni di “retweet”.

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