Vincenzo di Amici: “Ho ballato tra tombe e rifugiati Siriani”

http://all-rounder.org/?p=english-poem-my-doggy-ate-my-homework By on 27 settembre 2013
vincenzo

http://www.bcuto.ch/?college-term-paper-writers Lo vediamo, pimpante e sorridente, nel ruolo di primo ballerino a Colorado, ma fino a qualche settimana faceva i conti, con il fiato sospeso, con le autobombe in Libano. Vincenzo Mingolla, ex concorrente di Amici, racconta per la prima volta e in esclusiva a Donna al Top la turbolenta esperienza che lo ha visto protagonista. «Sono ipercritico verso me stesso» Sei l’unico ballerino di quest’edizione di Colorado. Com’è nata quest’avventura professionale? «La chiamata per Colorado mi è arrivata subito dopo una selezione fatta dalla coreografa Barbara Cardinetti e dalla produzione della trasmissione. Sono molto contento e onorato di far parte di questa bella squadra , anche se quando mi rivedo da casa sono sempre ipercritico, non mi piaccio, e cerco di migliorare ogni volta di più». Quest’estate, però, hai lavorato in Libano… «Sono rientrato dal Libano a fine agosto, quando la situazione purtroppo era diventata pericolosa. Sono stato il primo ballerino dello show teatrale Al Sayyida al Casinò du Liban, a Beirut. Un’esperienza bellissima, anche se inizialmente era difficile danzare e interpretare i testi in arabo della cantante Carole Samaha, star libanese che si esibiva live tutte le sere. Ho dovuto imparare la traduzione di tutti i testi e così ho avuto modo anche di imparare qualche parola in arabo. Il corpo di ballo, poi, era formato da ballerini russi ed ucraini, quindi comunicare per me era ancora più difficile. Nonostante le difficoltà, di certo non ho mollato. Mi piacciono le nuove sfide e le esperienze che all’inizio ti fanno sentire piccino piccino mentre poi ti danno la possi bilità di crescere». Qualche aneddoto su questa esperienza? «A pochi giorni dal mio arrivo in Libano è esplosa la prima autobomba (questa estate le tensioni legate anche alla crisi in Siria hanno portato ad attentati sia fuori Beirut sia a Tripoli, ndr). Ma vicino all’esplosione la vita continuava come se niente fosse e io, incredulo, chiedevo in giro come mai la gente reagisse in quel modo». Cosa ti hanno risposto? «Che sono trent’anni che vivono in questa situazione e che ormai ci avevano fatto l’abitudine. Per strada si incontravano i siriani che, con dei sacchi in mano, tentavano di scappare dalla guerra mentre noi, contemporaneamente, in teatro allestivamo uno spettacolo per una società che sembrava lontana da tutti quei problemi legati alla religione e al governo. Nonostante questo, io non mi sono mai abituato all’idea che lo scoppio di un autobomba fosse da considerare normale. E mia madre, poverina, faceva il conteggio dei giorni mancanti per rivedermi e aveva riempito casa di ceri con le foto di Padre Pio». E tu cosa le dicevi per rincuorarla? «Io sdrammatizzavo e le ripetevo: “Non sono mica in guerra!”. Peccato che poi la situazione sia ulteriormente degenerata». Che ricordo hai della tua partecipazione ad Amici? «Il più bello risale al 13 dicembre del 2007, la data della mia sfida. Danzavamo sulle note di Uno su mille di Morandi, quando ascolto quella canzone mi viene la pelle d’oca». Ad Amici quest’anno si è liberato il posto di Stefano De Martino. Ti piacerebbe sostiturlo? «Certo, sarebbe un bel traguardo! ».

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