Veronica Maya: “Per amore di mio figlio, ho conservato le sue cellule staminali”

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Un bimbo davvero fortunato, Tancredi Francesco, il secondogenito di Veronica Maya, ad avere genitori tanto affettuosi quanto previdenti e informati. Al momento della sua nascita, infatti, la conduttrice di Verdetto Finale e il compagno, Marco Moraci, chirurgo plastico, hanno deciso di conservare le cellule staminali ricavate dal liquido amniotico e dai villi coriali. Una scelta che alcune coppie fanno, ma la loro è anche innovativa dato che in genere si decide di conservare le staminali del cordone ombelicale. «Utili per la cura di diverse malattie» A Nuovo papà Marco spiega: «Da medico conosco bene quali sono le reali potenzialità delle staminali, strumento naturale e meraviglioso. La scienza sta studiando la loro applicazione clinica per la cura di diverse malattie. Alcune ricerche ritengono migliori quelle del cordone, altre preferiscono quelle dei villi. Io credo che le staminali del cordone siano di difficile applicazione clinica, perché per averne un quantitativo sufficiente per la cura di una patologia non basterebbe un solo cordone, mentre quelle dei villi sono in numero elevatissimo, quindi di più semplice utilizzo». Veronica, come mai non ci avevate pensato anche quando è nato Riccardo? «Perché solo di recente Marco è entrato in contatto con una società americana che conserva e studia cellule staminali provenienti dal liquido amniotico e dai villi coriali. E, in realtà, era una cosa sulla quale prima non avevo mai riflettuto con attenzione. Ora, invece, ho deciso di farlo in vista del futuro. Non molto tempo fa non si sapeva nemmeno come utilizzare le cellule staminali, mentre ora si usano in tanti campi della medicina. Non so se, quando e come le staminali che abbiamo fatto conservare potranno esserci utili, ma la ricerca da qui a qualche anno potrebbe raggiungere traguardi inaspettati. E noi abbiamo deciso di fare tutto a scopo preventivo». È vero che è stato proprio Marco a occuparsi di tutto al momento del parto? «Sì, lui mi è stato sempre accanto ed è stato meraviglioso. Anche in un momento di sconforto, quando sarei voluta uscire dalla vasca allestita per il parto in acqua, mi ha incoraggiata ad andare avanti. Poi, quando Tancredi è nato, si è preoccupato lui delle procedure per la conservazione delle staminali». Se ripensi ora a quei momenti, qual è il tuo principale ricordo? «Quando ero in acqua, nonostante le forti contrazioni, cercavo di rilassarmi e di rispondere con i miei movimenti a quello che il bambino mi trasmetteva: sembrava una sorta di danza. “Sembravi una ballerina” mi ha detto alla fine l’ostetrica». Come con Riccardo, anche con Tancredi c’è stata qualche complicazione durante il parto. Era presente un nodo al cordone ombelicale che può essere molto pericoloso per il bimbo… «Siamo stati molto fortunati perché il nodo, che non si vede con l’ecografia, non era stretto. Devo ringraziare anche il mio ginecologo che ha avuto l’intuito di farmi anticipare il parto di una settimana inducendo la rottura delle acque». Allatti al seno il tuo piccolo. Consiglieresti a tutte le mamme di farlo? «Certo, la suzione del bimbo fa bene. L’utero diventa come prima e si ritorna in forma. Io, poi, adoro la sensazione che Tancredi mi trasmette, attaccandosi a me. E, tra una poppata e l’altra, ho un’autonomia di un’ora e mezzo. Per fortuna in occasione del mio compleanno (lo scorso 14 luglio, ndr) mi è bastata!». Raccontaci meglio… «Abbiamo passato la giornata in barca con amici e parenti. La sera, però, io e Marco siamo riusciti a concederci un piccolo tète-à-tète su una bellissima terrazza panoramica vicino a Sorrento: tramonto pazzesco, brindisi con bollicine, menu di pesce. Ma il tutto, appunto, è durato un’ora e mezzo, perché poi siamo tornati a casa per la poppata!». Sappiamo che Marco ti ha fatto un bel regalo. «Sì, uno splendido anello con smeraldo e brillanti, con l’incisione della data di nascita di Tancredi. Non me l’aspettavo. Era molto emozionato…». A quando il matrimonio? «Ci vorrà ancora un po’, non ci penso per ora. Forse ci tenevo di più all’inizio della relazione con Marco. Ora mi sento già appagata, sicura, con un rapporto solido e una famiglia collaudata. Ho già avuto tutto ciò che desideravo».