Veronica Maya: “IL Verdetto finale è che mi sposo”

Sto contando i giorni, anzi le ore che mi separano dall’arrivo della sentenza di divorzio dal mio primo marito (Aldo Bergamaschi, con il quale è stata sposata dal 2005 al 2010, ndr), perché ho bisogno soltanto di questo documento per potermi sposare con il padre dei miei figli. L’annullamento religioso è già stato sancito dalla Sacra Rota, e non appena sarò libera anche dal vincolo civile, Marco e io ci sposeremo portando all’altare anche i nostri figli. Non è una prospettiva meravigliosa?». Veronica Maya ci accoglie con un sorriso radioso nella sua bella casa di Napoli, che gode di una magnifica vista sul Vesuvio, insieme alla sua famiglia: il futuro marito Marco Moraci, chirurgo plastico ricostruttivo di fama internazionale, e i piccoli Riccardo e Tancredi. Parliamo prima delle sue nozze. A che punto sono i preparativi? «Queste seconde nozze, per me, è come se fossero le prime, tant’è che non vedo l’ora che arrivi il momento. Ho in mente un matrimonio religioso semplice, leggiadro: lo immagino al mare con una grande festa giovane sulla spiaggia. Marco, oltre a possedere un grande senso estetico grazie alla sua professione di chirurgo plastico, è anche un ottimo organizzatore. Così come ha curato personalmente l’arredo della nostra casa di Napoli, sarà sempre lui a mettere naso nella preparazione del matrimonio, a fare il weddingplanner. A lui piace farlo e io ne sono felice». In quale località vorreste celebrare le nozze? «L’isola di Li Galli, davanti a Positano, che è stata del grande ballerino russo Rudolf Nureyev e che ora è di proprietà della famiglia Russo, miei cari amici. Sarebbe il mio sogno, anche se so che raramente l’isola accoglie questo genere di eventi. Ma continuo a sperare di riuscire a convincere i proprietari e avere Li Galli per il giorno del nostro matrimonio. È un posto fantastico, unico al mondo, è un’isola mitologica, magica, che affonda le radici nella leggenda delle sirene». Che effetto fa andare all’altare con i propri figli? «Mi fa impazzire di gioia perché Riccardo e Tancredi sono la mia gioia, la mia ragione di vita. Ma, a ben vedere, è una storia che si ripete, è una specie di vizio di famiglia». Iln che senso? «Anche mia mamma si è sposata con i suoi tre figli, io e i miei due fratelli, al seguito. È stato molto divertente anche perché è raro che i figli partecipino al matrimonio dei genitori. Mia madre aveva avuto me dall’unione con mio padre, con il quale, però, non si era mai sposata. Perciò quelle sue prime nozze furono con il compagno dal quale aveva avuto gli altri due figli, cioè i miei fratelli». Che tipo di mamma pensa di essere? «Sono organizzata e non apprensiva, vigile, attenta, ma non soffocante. Cerco di gestire la giornata in modo da godermi la parte più bella della famiglia. Non mi piace entrare a casa isterica e nervosa pensando alle mille altre cose da fare: quando sto con i figli sono solo con loro, rinuncio a tutto il resto. Mi piace fare la spesa, preparare le pappe, portarli all’asilo, metterli a letto, non ci sono momenti a cui rinuncio. Mi faccio aiutare volentieri in altre faccende di casa, così ho il tempo di fare una coccola in più ai miei figli». Marco, il suo futuro marito, con quali armi l’ha conquistata? «Con la sua simpatia e onestà. È un uomo in gamba, che io ammiro molto anche per il percorso che ha saputo seguire, con sacrificio, trasferendosi in Inghilterra per 12 anni. In Italia per i giovani medici è tutto più difficile, lui ha capito in fretta come stavano le cose e a 24 anni se n’è andato all’estero. Il mio percorso, per certi versi, somiglia al suo: anch’io sono andata via da Sorrento per fare carriera. Entrambi abbiamo preso la vita a morsi per ambizione, e per via del nostro carattere indipendente. Quindi abbiamo apprezzato il valore della vita e del successo. Tutte cose che abbiamo conquistato e che nessuno ci ha regalato». Parliamo di lavoro: lei è una conduttrice molto apprezzata dal pubblico. Perché? «Forse perché mi considera una di casa. Sono spontanea, molto naturale, ma anche realista: metto in conto che a una percentuale di persone io possa non piacere, fa parte del mestiere, del rischio che si corre esibendosi. Credo che la cosa più importante sia essere onesti con se stessi e con gli altri, se poi artisticamente piaci o non piaci, questo è un altro discorso. I miei figli sono stati per me un valore aggiunto, mi hanno fatto amare dal pubblico ancora di più. Quando mi sono presentata con i miei pancioni a Verdetto finale ho sempre ricevuto grandi attestati di solidarietà e affetto da tante donne che aspettavano un figlio come me. Essere stata un esempio per alcune di loro mi ha gratificato molto». Dopo il Verdetto finale ora lei conduce Dolce casa, tutti i giorni su Raiuno a partire dalle 930. Un titolo che le calza a pennello. «Già. Sono molto contenta di aver voltato pagina dopo un percorso bellissimo durato sei anni a Verdetto finale, che mi ha dato tanto in termini di popolarità e di crescita professionale. Mi sono rimessa in gioco con questo nuovo programma dove ho il doppio ruolo di attrice e conduttrice: il format, infatti, si compone anche di una sitcom che spero possa veramente diventare l’appuntamento del mattino con gli italiani. In Dolce casa c’è un po’ casa mia, con un marito, dei figli e tutte le situazioni che gravitano intorno a una famiglia. Gli argomenti trattati, poi, vengono approfonditi nella seconda parte del programma». In effetti, come attrice lei è tutt’altro che una debuttante. «L’idea di partire con questa sitcom è stata un po’ suggerita dal fatto che io avessi un passato artistico: ho debuttato con Mario Monicelli nel 2001 nel remake teatrale del celebre film Amici miei, e ho lavorato in teatro, tra gli altri, anche con Manuela Arcuri e Giulio Base. In Rai si sono detti: “Perché non sfruttare anche questa capacità di Veronica e metterla al servizio di un programma che possa essere un po’ diverso dal solito?”. Idea bellissima, ma una bella responsabilità, aggiungo io».