Veronica Maya: “Correre tra casa e lavoro mi rende felice”

Addio a trasferte settimanali, a valigie mai completamente disfatte, a corse nelle stazioni o negli aeroporti. Da quando Verdetto finale viene registrato a Napoli, la sua città, Veronica Maya si gode la famiglia. Facendo così felici il compagno Marco e anche i loro due figli, Riccardo e Tancredi, l’ultimo arrivato, che ha quattro mesi e mezzo. Non si può dire che le giornate della conduttrice campana siano meno impegnative. «Però anche prima ero indaffarata e correvo. Ora almeno corro per la gioia di farlo», confessa a Nuovo. «Ho anche tempo per cucinare!» Com’è cambiata la tua vita da quando è nato Tancredi e sei tornata a Napoli? «Ho sempre giornate molto piene. Ma ora riesco a occuparmi dei bambini, della famiglia e della mia nuova casa nel cuore di Napoli, dove ci siamo trasferiti da poco. Poi adoro cucinare: mi piace fare i la spesa, andare nelle mie botteghe preferite, comprare prò- ! dotti di qualità. Così posso gli dare amore alla famiglia in modo diverso rispetto a quando vivevo a Roma». Ti senti più serena? «Certo. E anche appagata, Non solo preparo cene per Marco e per i nostri amici, ma riesco a frequentare un corso in piscina, a vedere qualche amica. Prima mi mancava la vita normale. Oggi ho anche quella e sono felice». A tavola quali sono le tue specialità? «Senza presunzione, posso dire che sono brava in tutto. Anche quando cucino un piatto per la prima volta riesco a cavarmela. Ho un certo fiuto in cucina: devo dire grazie a mia madre e a mio padre. Mi piace anche presentare bene il cibo e la tavola. Ai fornelli però non passo molto tempo: in 40 minuti riesco a preparare una cena dignitosa per gli ospiti. Il segreto sta nell’organizzazione. Devo dire però che i piatti a base di pesce non mi vengono bene. In compenso, preparo le torte per i bambini: soprattutto quella di mele, che a Riccardo piace». Non ti mette in difficoltà con il cibo? «No no. È un mangione e adora il pesce. E piccolo, ma ha gusti già ben definiti. Sembra inoltre molto autonomo: vuole fare tutto da solo e ogni giorno mi stupisce per la sua capacità di comunicazione, per le sue frasi già complete con preposizioni e articoli». Come sono i rapporti tra i due fratellini? «Riccardo è assolutamente consapevole di avere un fratello. Ha capito che il piccolino non se ne andrà più di casa. Insomma, diciamo che si è rassegnato all’idea! Di solito, però, è molto protettivo verso il fratellino: non vuole assolutamente che io lasci Tedi, lo chiama così, in una stanza da solo. Gli vuole mettere il ciuccio. Però, quando arriva l’ora della poppata, passa momenti di gelosia. Per fortuna viviamo anche tanto tempo dedicato al gioco e all’ilarità. E Marco è fantastico: ogni giorno inventa cose nuove, dalle filastrocche alle rime, ai giochi. Dimostra di avere una fantasia che non mi aspettavo». In televisione appari in gran forma. Sei riuscita a rientrare nei tuoi abiti? «Finalmente, dopo così tanto tempo riesco a indossare di nuovo una 40-42. Non ho fatto molti sforzi, però, dato anche che sto ancora allattando e devo essere attenta all’alimentazione. Mi voglio godere questo privilegio come una cosa sacra. Cercherò di allattare Tancredi il più possibile, introducendo le prime pappine tra un po’, quando avrà sei mesi. Un paio di chili mi sono rimasti, ma questa morbidezza non mi dispiace. C’è tempo per tornare magre: ora è immuscolare e, per questo motivo, sto andando in piscina. Poi, appena possibile, chiederò aiuto a Marco, che fa il chirurgo plastico, per qualche crema o iniezione di vitamine. Insomma, niente di invasivo». Un bimbo così piccolo, però, è sempre impegnativo malgrado la tua energia. Riesci a dormire bene la notte? «E vero, è ancora troppo piccolo. In più è maschio e vorace, quindi fa ancora le poppate notturne alle 23, alle 3 e alle 6. Però cresce bene ed è sempre sorridente e pacifico. Molto diverso rispetto a Riccardo, che alla sua età già mostrava un carattere forte e deciso. Tancredi sembra molto più mite. Non si sente quasi mai piangere. E fa anche tenerezza, perché non sai mai come sta veramente. Non si lamenta ma è un cucciolone». «Noi siamo una super famiglia» Pensate al battesimo? «Ne stiamo parlando proprio in questi giorni, ma non abbiamo ancora stabilito nulla. Potrebbe essere sotto Natale o in primavera. Non saprei dirlo con precisione». Le nozze, invece, dovranno ancora attendere? «Ci sarà prima il battesimo, però, mese più mese meno, non fa più differenza, anche perché siamo già un super famiglia! Immagino che sarà bellissimo ed emozionante essere accompagnati all’altare dai propri figli. Comunque oggi ci penso molto meno di prima: non perché il matrimonio sia diventato meno importante, ma perché la mia unione con Marco è consolidata e il “per sempre” lo abbiamo già». Presto partirà una nuova edizione dello Zecchino d’oro. Per te sarà l’ottavo anno consecutivo di conduzione… «Ho iniziato con Cino Tortorella, poi ho proseguito con Paolo Conticini e da qualche anno con Pino Insegno. Ormai fa parte della mia famiglia, dei miei affetti. Perché in questi anni sono nati tanti rapporti importanti: padre Alessandro, direttore dell’Antoniano, ha battezzato Riccardo. Lo Zecchino è stato uno dei miei primi programmi: condurlo per otto anni consecutivamente dimostra che questo rapporto con le famiglie e con i bambini funziona davvero. E, ora che ho figli miei, mi sento ancora più in gioco». Che cosa rende il programma speciale rispetto ad altri in cui i bimbi cantano? «Senza nulla togliere agli altri programmi, credo che lo Zecchino d’oro sia l’unica trasmissione che fa cantare ai bambini le canzoni con una modalità unica: i testi sono scritti appositamente per loro. E toccano tematiche attuali, anche quelle più difficili da raccontare. Queste canzoni vengono ascoltate a scuola, in famiglia, per spiegare anche ai più piccoli questioni come la diversità, il bullismo, il razzismo, l’ecologia. Non a caso le canzoni superano i confini dell’Italia e i bimbi del Piccolo coro dell’Antoniano sono diventati anche ambasciatori delPUnicef». Dopo così tante edizioni, che cosa ti emoziona ancora? «La diretta in Eurovisione. E una grossa fonte di adrenalina. E, poi, le sorprese che hai ogni volta che dialoghi con i bambini. Niente è scritto: è tutto spontaneo. Quest’imprevedibilità ti tiene sulle spine». «Mi sto godendo ciò che ho costruito» Il successo di Verdetto, invece, sta nel fatto che trattate spesso problemi legati alla famiglia. Come trovate storie così interessanti? «Basta guardarsi intorno: sono talmente tante le cose che accadono, pure surreali. I temi vengono approfonditi davvero, anche attraverso il parere di esperti: sapere che stimoliamo il confronto persino a casa è una vittoria. Se per far sì che accada devo far parlare un ospite sei minuti, che possono sembrare un’eternità in Tv, sono ben contenta». Come vedi il tuo futuro professionale? «È già un’enorme soddisfazione lavorare in Rai da dieci anni con due programmi di successo. Sono aperta ad altre proposte, ma sono anche in un momento della vita in cui mi posso godere ciò che ho costruito in questi anni».