Valeria Marini: “Vi racconto perchè è finita con Gianni”

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«Ci si VEDEVA FORSE UNA VOLTA A SETTIMANA. ED ERA PERSINO IMPOSSIBILE PARLARE DI FIGLI», DICE LA SHOWGIRL, CHE SPIEGA MOTIVI DELLA SEPARAZIONE DA COTTONE. «L’HO SPOSATO PER AMORE, MA SUBITO DOPO IN LUI È PREVALSO UN TEMPERAMENTO ARROGANTE» Mio padre voleva rivedermi sola, me lo chiese a ottobre. E io non ho fatto in tempo a fargli vedere che ci sono riuscita, che sono riuscita a lasciare mio marito, Giovanni Cottone». Piange, mentre le lacrime fanno zig zag fra le ciglia finte, il mascara si scioglie e il trucco le toglie quella maschera da diva che la imprigiona da sempre. Bella, divina, statica. Valeria Marini è in fiume in piena, mentre singhiozza quando parla di suo padre, che un giorno qualunque, dopo averla vista “strana”, la pregava di lasciare quell’uomo che “anche per lui” non era quello giusto per renderla felice. L’aveva accompagnata a maggio all’altare, in quella chiesa gremita di volti noti, orgoglioso come ogni padre re sua figlia all’uomo che l’avrebbe resa moglie, madre e donna felice. Ma così non è stato, per papà Mario. A gennaio se ne è andato “in paradiso”, come ama ripetere Valeria, senza sapere che lei gli avrebbe dato ascolto, “malgrado ci parlassimo sempre così poco”. «Nemmeno mia madre sapeva di questa nostra conversazione, non lo avevo detto a nessuno: ma ora mi fa male pensarci». Gianna Orru, la mamma, è l’ombra di Valeria da sempre («senza di lei non ce l’avrei mai fatta», confida) ed è al suo fianco anche durante quest’intervista. Ma ora è una maschera di cera: non commenta, si limita a guardare. Quasi più incredula di Valeria di essere in questa situazione. Lei, Cottone non l’ha mai amato: ma oggi tace. Però non ci vuole molto per intuire che è un vulcano pronto a esplodere. Domanda. I matrimoni fniscono: ma il suo è stato ben più breve di altri, ce ne dia atto… Risposta. «Io ho il diritto e il dovere di preservare la felicità. La mia e quella di chi mi ama». D. Lui, Cottone, dice però di averla amata e di amarla ancora. R. «Dice lui. Certo mi ha voluta con ostinazione. Ha fatto in modo di conoscermi a una festa e da allora ha continuato a dichiararmi amore eterno e a chiedermi di sposarlo. Giorni che diventavano mesi, mesi che diventavano anni, in cui si mostrava sempre attento. Una dedizione talvolta persino esagerata». D. Così si arriva al matrimonio da favola. E poi? R. «Gianni cambia. Mi rendo conto che posso apparire ridicola, che è difficile comprendere. Ma mi creda: è andata così. E la delusione mi cresceva dentro, rendendomi sempre più confusa sul da farsi. “Matrimonio non consumato” non si riferisce evidentemente alla mancanza di rapporti fisici, ma a un’incolmabile distanza affettiva». D. è difficile credere che Giovanni Cottone, negli anni in cui avete convissuto, fosse un uomo diverso da quello che si è trovata vicino quando aveva una fede al dito: che sia stato tanto abile da non lasciarsi conoscere? Di lui si dice tutto e di più. Prima di sposarlo, lei l’ha fatto un giretto su Google, vero? R. «Lui mi diceva che quelle erano tutte calunnie e che ci voleva solo del tempo per mettere a posto tutto, che i suoi legali stavano lavorando per “riabilitarlo” sotto ogni aspetto. E io gli credevo. È la persona che hai davanti che ti deve dire chi è, non sono io che devo chiedergli “chi sei”…». D. Beata ingenuità. posso essere brutale? R. «Prego». D. Il suo desiderio di metter su una famiglia, avere dei figli, quanto l’ha condizionata nella decisione di sposarsi alla sua non più tenerissima età? R. «Moltissimo. Ma di figli non c’era il tempo di parlarne. Non vedevo mai mio marito. E quando lo vedevo si parlava solo di lavoro. Con discussioni infinite. E ciao ciao famiglia». D. Ci sono uomini che pensano che una volta portata una donna all’altare, quella diventi una sorta di loro proprietà. Può essere il caso di Cottone? R. «Posso solo prendere atto che il nervosismo, la distanza, un certo temperamento arrogante, in colui che era diventato mio marito sono prevalsi di colpo. E la solitudine, per me, è diventata imperante. Lui era sempre in viaggio, e quando era a Roma stava spesso nella casa che aveva affittato al piano sotto la mia». D. Mi sta dicendo che non avevate una casa coniugale vera e propria, ma che lui aveva un appartamento sotto il suo? R. «Giovanni vive ancora lì. Sostiene di trovarsi tanto bene». D. In una settimana quante volte vi vedevate? R. «Forse u n a.» . D. Non è uno standard tipicamente matrimoniale. R. «Ho sbattuto la faccia contro l’amara realtà: avevamo una concezione diversa del rapporto matrimoniale. Ma a lui così andava benissimo. Io mi sono voluta sposare davanti a Dio da credente per quel “per sempre” che avrei voluto ripetere all’infinito. Ma da quel giorno non ho più pace». D. Da fine maggio, poche settimane dopo il vostro matrimonio, lei ha iniziato a porre delle domande a suo marito, a puntare i piedi, fino ad arrivare a dei veri e propri aut aut. R. «Esatto. Io non sono una che si arrende, sono tenace: ma ho avuto davanti a me un muro di gomma. Con lui la mia vita era tutta un ‘forse”. Nessuna certezza. Era diventato impossibile continuare dopo quella metamorfosi a cui avevo assistito. La famiglia è sacra: mia madre, mia sorella e mio fratello sono la mia forza. Lui ha persino provato a scardinare questi miei affetti, nell’assurdo tentativo di isolarmi da tutto e tutti. E non ne capisco il motivo: che amore è?». D. Lei è una donna profondamente generosa. Si dice lo sia stata anche con Cottone. R. «Nella buona e nella cattiva sorte. Ma i soldi sono l’ultimo dei problemi: se uno lavora, li riguadagna. Vorrei solo liberarmi da quest’ansia tremenda, voglio girare pagina. So che non meritavo il dolore che ho provato e provo, che sono bersaglio di critiche e facile ironia, che il mio matrimonio è parso a molti uno show. Era il mio sogno, e di quel sogno oggi resta un macchinario per i bambini del Gaslini di Genova. Di questo andrò sempre orgogliosa. Per il resto ho le risorse, la fede e il coraggio di ripetermi che sono una donna fortunata, e ho il dovere di sorridere. E a modo mio continuerò a voler bene anche a Giovanni. Per lui ci sarò sempre. Sono fatta cos ì . lo sa anche lui!»