Uzzi ex bodyguard della Hunziker: “Michelle per te ho preso 16 mesi di galera”

Uzzi  ex bodyguard della Hunziker

Confermata in Cassazione la condanna a un anno e quattro mesi di carcere più un risarcimento danni pari a 7,500 euro per lesioni e tentata rapina ai danni di un fotografo. «Dopo trent’anni di carriera e senza aver compiuto il fatto», si ostina a sostenere lui. Maurizio Uzzi, ex bodyguard (per tre anni e mezzo, dal 2007) di Mi. chelle Hunzi-ker, è deluso.

«Mi hanno accusato di aver rubato una macchina fotografica e di aver malmenato un paparazzo che voleva fotografare Michelle Non l’ho mai fatto.

E l’unica persona che avrebbe potuto scagionarmi non si è presentata», dice Uzzi a Top. «Io in quel momento ero con Michelle e se lei lo avesse detto, ora io non avrei questa macchia sulla fedina penale», aggiunge. Il fattacciò sarebbe accaduto durante una breve vacanza della Hunziker a Gallipoli con alcuni amici e la figlia Aurora. La pena è stata sospesa, ma la condanna per Uzzi è una ferita. Che brucia parecchio.

Come hai preso la condanna?

«Male. Sono deluso. Io continuo a dire che non ho commesso alcun reato. E non ho mai visto la persona che mi ha accusato. Il paparazzo ha indicato me come responsabile perché ero conosciuto e, forse, ha pensato di ricavare tanti soldi dalla situazione. Ho fermato altri stal-ker di Michelle in tante occasioni, ma con questa persona non ho mai avuto a che fare. So solo che in quel momento ero con Michelle».

Michelle si è fatta viva?

«No».

Tu le hai chiesto di testimoniare in tuo favore per questo caso?

«No. Lei sa cosa è successo. Doveva difendermi l’avvocato Giulia Bongiorno (con cui Michelle ha fondato l’associazione contro la violenza sulle donne, Doppia Difesa, ndr), ma ha rinunciato per troppi impegni e io mi sono rivolto ad altri avvocati. Fatto sta che lei è felice, e, per carità, io sono contento, ma intanto io, dopo avergli dato tre anni e mezzo della mia vita (e sono il bodyguard che è durato di più), mi ritrovo con una condanna. Ma pazienza. Vado avanti».

Non la chiamerai?

«Per dirle cosa? Grazie per avermi fatto avere un anno e quattro mesi di carcere?».

Come mai hai smesso di fare il bodyguard di Michelle?

«Funziona così. È una legge non scritta. Proteggendo qualcuno ci si sta sempre insieme, si subiscono tutti i malumori. Anzi, soprattutto i malumori, le cose belle non si condividono quasi mai. A un certo punto non si ha più il necessario distacco per poter fare questo lavoro. E tocca andare via. Lo dimostra anche il fatto che la Hunziker abbia cambiato di nuovo bodyguard (ora c’è Federico, che aveva fatto “notizia” per un tattoo di stampo neonazista, poi rimosso, ndr)».

«La gravidanza non conta…»

Conosci il nuovo bodyguard?

«No».

Secondo te è più difficile proteggere una vip se è incinta, come nel caso della Hunziker?

«In realtà la gravidanza non fa la differenza. Quello che conta è la popolarità. Comunque il problema è che, diversamente che all’estero, in Italia la figura del bodyguard non è riconosciuta. Qui i vip scelgono le guardie del corpo solo in base al prezzo: cercano chi li fa risparmiare. Non importa se non sono professionisti e non fanno bene il proprio lavoro. E poi in Italia il bodyguard fa anche l’assistente, l’autista…, di tutto».

Quindi ti senti solidale col nuovo bodyguard?

«Certo, con lui e con tutti quelli che fanno il nostro lavoro. Perché io conosco le responsabilità e la fatica che il mio lavoro comporta, Noi ci creiamo nemici gratis. Gente che ci vuole male, che ci minaccia solo perché non sopporta la persona per cui lavori» Come vedi Michelle adesso?

«Serena, felice. E ne sono contento. Lei ha cercato questo grande amore, llia trovato e ora spero che si sposi. Sono contenta che stia aspettando “una bimba. Le auguro una felicità immensa».

Se Mielielle ti chiamasse, le diresti che ti senti deluso da lei?

«No. Ascolterei cosa ha da dirmi. Ciascuno di noi ha una coscienza».

Se ti invitasse alle nozze per farsi perdonare?

«La perdonerei, ma non ci andrei. Mi sentirei a disagio, fuori posto. Non sono parte della sua famiglia. Un tempo lo ero. Lei è stata la mia famiglia per anni, ma ora no. Fa male dare tre anni della propria vita ed essere ripagato con Findifferenza».

E ora cosa fai?

«Lavoro. La condanna è una ferita che non incide. Ho lavorato per il calciatore Cristiano Ronaldo, per Maria Grazia Cucinotta, ora per il deejay e produttore Cristian Marchi. Sono soddisfatto. Certo che se mi avessero detto che a 50 anni avrei avuto la prima condanna della mia vita, dopo la prima denuncia della mia vita, non ci avrei creduto mai e poi mai…».