Uomini e Donne, Giacomo D’Apolito: “Noi Tronisti non siamo sempre superficiali”

Non è detto che chi partecipa a Uomini e donne sia privo di valori solidi. Né tantomeno che sia un buono a nulla. Parola di Giacomo D’Apolito, protagonista del “trono over” (quello riservato a ragazzi maturi) che ha deciso di raccontare la sua esperienza di missionario nei Paesi poveri. Un passato da atleta professionista (la sua specialità è il salto in lungo), originario di Baiano, vicino ad Avellino, Giacomo racconta a Nuovo la sua esperienza con il cuore in mano. «Ho cominciato a viaggiare in quelle zone tanti anni fa, perché sentivo una forte spinta interiore. Una sera stavo guardando un documentario sul Sudan del Sud, dove i bambini vivono nelle discariche. Ho pensato che dovevo fare qualcosa: così ho parlato con un sacerdote comboniano e gli ho spiegato che volevo dare una mano. Per mesi ho frequentato i suoi corsi di preparazione e ho fatto il volontario a Roma. Portavo da mangiare ai rifugiati e le coperte in stazione ai barboni», dice. Ricordi il tuo primo viaggio da missionario? «Non lo dimenticherò mai. Andai in Mozambico dopo aver supplicato per giorni il responsabile di lasciarmi partire. Quando arrivai, dopo tre estenuanti giorni di cammino, necessari per raggiungere la missione, mi arrabbiai perché non capivo come mai avessero osteggiato tanto la mia partenza. Il padre comboniano mi rispose: “Volevo vedere quanto forte fosse la tua passione”. Aveva ragione. Resistere in quei luoghi per un mese non è facile. E chi non ce la fa non può tornare facilmente indietro. Però quei profumi e quelle immagini mi sono rimaste dentro. Ho vissuto in una chiesa portoghese del Seicento, dove non c’erano né luce né acqua. Per bere dovevamo andare al pozzo e caricare i secchi». «Ho avuto paura di morire tra le mine» Momenti diffìcili? «Per prendere l’acqua una volta ho camminato in un corridoio sminato dall’Onu largo un metro. Tutto intorno a me c’erano mine pronte a esplodere: è stato traumatico. Un’altra volta, nella savana, siamo rimasti impantanati per ore con la jeep. Abbiamo visto un coccodrillo che ci puntava da lontano. Per fortuna sono arrivati gli abitanti del posto che, con il machete, l’hanno cacciato e ci hanno aiutati a tirare fuori dal fango la nostra vettura». Sei stato in altri Paesi? «Sono stato in Kenya, in Brasile e in Messico. Avrei voluto visitare anche la Tanzania, ma non riuscivo a trovare missioni che mi accettassero. A quel punto ho deciso di partire da solo. Sull’aereo, però, ho conosciuto una suora che stava andando in un orfanotrofio di quel Paese e così mi sono aggregato a lei. Portare giocattoli, carta, matite a quei bambini è stata un’esperienza meravigliosa». Qual è il prossimo viaggio? «Appena finirà Uomini e donne, andrò in Eritrea. C’è una suora di Baiano, il mio paese, che ha una missione ad Asmara, la capitale, e mi ha chiesto di darle una mano». Ti è capitato di partire con qualche fidanzata? «Nemmeno i miei amici vogliono seguirmi! Figuriamoci le donne… Per me sarebbe un sogno condividere un’esperienza così forte con una fidanzata. Ma credo sia molto difficile». Che cos’hanno detto di questo lato del tuo carattere i tuoi compagni in Tv? «A qualcuno, forse, avrà dato fastidio che io ne abbia parlato, perché ho distolto l’attenzione da loro». «Spero ancora in un miracolo!» Perché l’hai raccontato? Cercavi più visibilità? «No, ero stanco che tanta gente associasse la parola “ironista” a qualcosa di brutto». Sei un bell’uomo, sportivo e generoso. Perché cerchi in Tv la donna della tua vita? «Perché la cerco da anni e senza successo. Magari la redazione di Uomini e donne, facendo una scrematura, riuscirà a compiere il miracolo». C’è una donna che ti piace? «Sto frequentando una ragazza di Castelfidardo, Isabella Falasconi. C’è feeling tra noi, ma la distanza complica tutto: ho bisogno di vivere una storia nel quotidiano. Stiamo a vedere come andrà: i miei genitori vorrebbero un nipotino e sarebbe ora che li accontentassi».