«Una madre parassita» Bimba di 4 anni portata via dall’asilo

http://casual-labor.com/?q=master-thesis-in-public-administration By on 9 gennaio 2014

mechanical engineering research paper Maria compirà quattro anni a febbraio ma non spegnerà le candeline con la mamma. Maria da martedì è in una casa famiglia: gli assistenti sociali, accompagnati da un poliziotto in borghese, sono andati a prenderla all’asilo di Rapallo su ordine “urgente” del Tribunale dei Minori di Genova. Tecnicamente hanno eseguito un’ordinanza di «allontanamento » dalla madre giudicata «gravemente inadeguata». Non si tratta di una decisione definitiva, il 30 gennaio la madre è stata convocata dal Tribunale per trovare insieme un percorso di recupero e valutare la sua capacità di ricongiungimento con la bambina: «Mi hanno detto che mi danno un avvocato d’ufficio ma l’ho rifiutato — si sfoga la donna, una rumena di 34 anni — perché non mi fido più di nessuno. Non capisco cosa è successo. Voglio solo che mi dicano come fare per riavere mia figlia». La mamma di Maria non ha problemi di droga, di alcol, non si prostituisce, quello sotto accusa è il suo «stile di vita» che il Tribunale dei Minori definisce «instabile, precario, alieno da fattivi impegni, parassitario rispetto ai sostegni ottenuti». Arrivata quasi tre anni fa in Italia («sono cittadina rumena, siamo nella Ue e ho il diritto di farmi una vita qui») la donna ha trovato una rete di accoglienza, è stata sostenuta dal Centro di aiuto alla vita di Rapallo, poi ha trovato appoggio dal Comune e un alloggio gratuito. L’asilo privato di Rapallo ha accolto gratuitamente la bambina già da due anni ed è proprio la direttrice Vittoria Brioschi, 43 anni, madre di sei figli, a protestare con più foga. «Non discuto la decisione del Tribunale — dice — ma a noi nessuno ha chiesto mai nulla e neanche sono stata avvertita che sarebbero venuti con un poliziotto a prelevare la bambina all’asilo. Posso solo dire che la bimba è sempre venuta accompagnata dalla mamma, in ordine, pulita. È ben integrata e ha un bel caratterino, le altre la considerano la loro leader». La donna, secondo il Tribunale dei Minori, avrebbe «strumentalizzato » la figlia al fine di «ottenere una casa comunale e, senza alcun impegno, il mantenimento e l’erogazione di benefici di vario genere». Se da una parte avrebbe usato la bambina per ottenere aiuti e sussidi, dall’altra l’avrebbe usata per rifiutare offerte di lavoro sostenendo che doveva stare con la piccola mentre invece ne «delegava la cura e il mantenimento al volontariato ». Ambivalente, avrebbe dimostrato di «condividere i vari progetti (lavorativi, ndr) che le sono stati proposti salvo poi opporsi recisamente quando erano state trovate e impegnate le risorse». In questo modo, scrivono i giudici, la bimba si trova in uno stato «di indigenza e emarginazione che ne mettono a rischio la salute psicofisica e le prospettive evolutive ». Ha pesato anche il rifiuto della madre di portare la bambina agli incontri con gli psicologi. Anche se l’ordinanza contesta l’incapacità di mettersi «in grado di provvedere autonomamente al mantenimento e alla cura della figlia», il Tribunale fa notare che «nessun bambino viene allontanato per povertà, non cerchiamo famiglie da Mulino Bianco ma un livello accettabile di sicurezza». La mamma di Maria respinge le accuse: «Ho sempre collaborato con i servizi sociali e io lavoro, ma in nero come badante. Non potevo accettare il lavoro che mi avevano offerto perché non mi permetteva di stare con mia figlia. E stare con lei è tutto quello che io voglio».

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