Un milione di under 30 sono disoccupati Stipendi giù di 64 euro

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ROMA—La disoccupazione sale inesorabilmente a dispetto dei primi tenui segnali di ripresa. Ottobre si è infatti chiuso, secondo i dati dell’Istat, con un tasso del 12,5%, ai livelli più alti dal 1977. Per i giovani però la percentuale si impenna, triplica e raggiunge il 41,2%. Ancora più forte è stata la crescita degli scoraggiati, cioè coloro che non cercano un posto perché hanno perso la speranza di trovarlo, che ormai sfiorano i due milioni. Non serve neanche esser precari, si perde il lavoro anche se non è stabile, visto che il loro numero in un anno è sceso di oltre 250 mila unità. Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, spiega come «i segnali di risveglio stanno accadendo ora», ma poi aggiunge che perché tali segnali si facciano sentire sull’occupazione, occorre tempo e non sarà il 2014 l’anno della inversione di tendenza anche se ci fosse la crescita. Intanto nel confronto con lo stesso periodo di un anno fa, nei primi dieci mesi del 2013 emerge che ci sono stati 400 mila posti persi in più mentre sono quasi 3,23 milioni coloro che cercano lavoro, di cui 1 milione under 30. In questo quadro, in controtendenza con la media europea che recupera nel dato tendenziale di ottobre dal 12,2% al 12,1%, il Mezzogiorno sta peggio delle altre aree del Paese , perdendo 333 mila occupati rispetto al 2012. Ed è la Banca d’Italia a rilevare, nel suo Rapporto sulle economie regionali, l’allargamento del divario tra Centro-Nord . «Il 2013 sarà per il Mezzogiorno — che non ha beneficiato della modesta ripresa dell’economia italiana del 2010-11—il sesto anno consecutivo di recessione » ha detto presentando il Rapporto il vicedirettore di Bankitalia, Luigi Federico Signorini osservando anche che è l’intensità della disoccupazione del Sud a trainare il dato generale. Ma l’Istituto di via Nazionale sottolinea pure le negative ripercussioni della crisi su tutti gli italiani. In questa analisi spicca il dato che rivela come dal 2010 al 2012 le retribuzioni nette dei lavoratori dipendenti siano diminuite di 64 euro al mese, passando da una media di 1.328 euro a 1.264 euro. A fine biennio, se si considerano 13 mensilità, un lavoratore ha incassato in un anno 832 euro in meno del 2010. Negli ultimi vent’anni, «il Prodotto interno lordo per abitante è cresciuto di meno di mezzo punto percentuale all’anno, un tasso che supera di poco l’1% se anche si esclude l’ultimo quinquennio di recessione. È venuto soprattutto a mancare il contributo del progresso tecnologico», ha spiegato a sua volta il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi in un intervento in occasione della 5° lezione Onorato Castellino, chiarendo anche che «oggi occorre disboscare le rendite monopolistiche, le clientele, le corporazioni che da sempre frenano — pur non sempre impedendo — la crescita della nostra economia ». Da Francoforte il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, si è invece soffermato sulle misure «non convenzionali» messe in campo dalla Bce che«hanno contribuito ad allentare la crisi» anche se «ci vuole tempo prima che i mercati apprezzino le riforme».