Ultimatum renziano a Letta: si cambi o si muore

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Un filotto impressionante di errori». Davide Faraone attacca senza mezzi termini il governo, seguito da altri renziani, e dà una sorta di ultimatum all’esecutivo: «Il rimpasto non basta. O si cambia radicalmente o si muore». Un ardore polemico, quello di Faraone, che altri membri della segreteria tendono a ridimensionare. E infatti a sera arriva un intervento più cauto di Dario Nardella, che conferma la sostanza ma si dice «fiducioso in un cambio di rotta dell’esecutivo». L’attacco frontale dei renziani non giunge inatteso, dopo l’incidente del decreto salva Roma, ritirato dal governo dopo una telefonata del Quirinale a Enrico Letta. Matteo Renzi non ha gradito lo scaricabarile, definendo «assurda» la gestione del decreto e chiedendo un controllo più rigido sugli emendamenti. Un modo anche per allontanare le critiche al partito e segnare la differenza del «suo» Pd. L’obiettivo del segretario, spiegano i suoi, è quello di «non dare l’idea che sia già stato metabolizzato l’entusiasmo delle primarie e la voglia di cambiamento» e dare al governo un’impronta più renziana. Non è in discussione, per ora, la fine prematura dell’esecutivo, visto che Renzi ha sempre confermato l’intenzione di andare avanti, almeno fino al 2014. Faraone attacca così, in un post su Facebook: «Eletto Renzi si azzera il contagiri e si riparte. Perché mentre noi lavoriamo a un’agenda di grandi riforme, c’è chi brucia tutto». Poi elenca il «filotto» di errori, «commessi in soli 13 giorni», dall’elezione del nuovo segretario pd: «Una legge di stabilità di galleggiamento (poco per il futuro), le slot machine, gli affitti d’oro, il provvedimento su Roma capitale». Su quest’ultimo, in particolare, si concentrano le sue critiche: «Se chiedi la fiducia ai parlamentari, se chiedi il sostegno in bianco ai deputati della maggioranza, lo fai per provvedimenti alti, utili per il Paese, non per legittimare decine di inutili marchette». Ma non è finita, perché nel mirino di Faraone c’è anche il provvedimento che ha sostituito il salva- Roma: «Sul Milleproroghe: si nominano nuovi prefetti, portati a 207 quando le prefetture sono la metà, si abbonano 400 milioni a Roma quando tutti i Comuni soffrono. Due ottimi provvedimenti per dar fiato alle stanche trombe della Lega. E poi i soldi Ue parcellizzati per il Sud e per il lavoro su mille provvedimenti senza alcuna strategia. O ancora le deroghe al patto di stabilità per Comuni non virtuosi, che chiedono di stabilizzare i precari anche dove si sfora la pianta organica e niente per i Comuni virtuosi che vogliono realizzare opere utili per la collettività». La conclusione è durissima: «Questo Pd, con le grandi speranze che suscita, non può permettersi questo governo e i suoi errori». Sferzanti anche i commenti di altri renziani di peso, anche se Nardella butta acqua sul fuoco: «Vedo molte letture polemiche per lo sfogo comprensibile del mio amico Davide Faraone. Francamente penso che il 90% del Pd pensi che in questi mesi il governo abbia fatto troppo poco. Ma mi voglio convincere che grazie al cambio di rotta che tutti assieme stiamo portando nei prossimi mesi i risultati del governo non mancheranno». Ma non è solo Faraone a premere con forza. Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura a Palazzo Madama, incalza: «Il governo non ha più alibi da vantare né tempo da perdere. L’esecutivo non si faccia attendere come Godot». Davide Ermini ripropone lo slogan elettorale: «Il governo deve cambiare verso: non possiamo più permetterci le chiacchiere e le promesse degli ultimi 20 anni». Per questo chiede di andare avanti con il «patto di governo»: «Va riformata la legge elettorale e dobbiamo andare avanti sui tagli ai costi della politica». La parola rimpasto non è amata dai renziani, perché fa troppo vecchia politica. Ma la sostanza è confermata, anche se sul punto le tesi divergono: c’è chi sostiene che sia una richiesta per rafforzare l’esecutivo, chi invece per indebolirlo. Gli uomini di Renzi rassicurano: «Al posto di Letta mi preoccuperei se non chiedessimo un rimpasto: chiedere di modificare gli equilibri significa rafforzare il governo. Vuol dire che ci si crede». Ernesto Carbone conferma la richiesta: «È una condizione politica: ci sono partiti sovradimensionati rispetto al loro peso politico». Il riferimento è al Nuovo centrodestra, che ha subito la scissione con Forza Italia ma ha mantenuto gli uomini al comando. Ma il rimpasto (chiesto anche da Scelta civica) è un tema che va insieme al contratto di governo: «Anche per questo—spiegano i renziani— aspettatevi diverse uscite alla Faraone nei prossimi 20 giorni, perché dobbiamo marcare il territorio e farci sentire». Di qui anche le critiche al passato. Carbone fa il punto: «Il governo era nato per fare tre cose. Le riforme istituzionali: e da marzo a oggi non si è fatto nulla. La legge elettorale: e anche qui nulla. Infine, l’economia: ebbene, per quanto riguarda la spesa pubblica, non è stato tagliato un centesimo. Senza una svolta si va al voto immediatamente». Per evitare altri casi salva Roma, intanto, si accelera la riforma dei regolamenti, chiesta anche dal capo dello Stato. I presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Piero Grasso, assicurano un iter rapido. E Grasso ieri ha scritto ai presidenti delle Commissioni di Palazzo Madama per avvisarli: «In caso di mancata collaborazione saranno dichiarati improponibili tutti gli emendamenti aggiuntivi di nuovi commi o nuovi articoli».