Twitter emoziona Stephen King «Eccomi arrivato, siate gentili…»

Magari Twitter sarà anche stato inventato, come ha sottolineato irridente Mark Zuckerberg, creatore di Facebook, «da un gruppo di clown caduti per sbaglio dentro una miniera d’oro», eppure l’apparentemente innocuo uccellino azzurro è riuscito a far paura a Stephen King, l’uomo che ha terrorizzato il mondo negli ultimi 40 anni (vendendo nel frattempo più di 350 milioni di copie). Dopo anni di esitazioni, convinto dall’editore americano Scribner per aiutare il suo nuovo romanzo Doctor Sleep (uscito a settembre negli Stati Uniti sarà pubblicato in Italia l’anno prossimo da Sperling&Kupfer), seguito di Shining, ecco King su Twitter: usare @stephenking non sarà il massimo della fantasia (infatti lui preferiva @stephenkingauthor) ma per sua stessa ammissione era troppo lungo e su Twitter la sintesi è tutto. Ben 80 mila follower in sei ore (ieri sera erano già più di 134 mila). Il debutto? «Il mio primo tweet. Non sono più vergine. Siate gentili!». Confrontarsi con un potenziale pubblico di oltre mezzo miliardo di utenti preoccupa anche un autore da 350 milioni di copie vendute attraverso cinque decenni, eppure King dopo un secondo tweet timido e di modestia non può non impressionare: «Alla fine sono su Twitter e non riesco a pensare a nulla da scrivere. Bello scrittore che sono». E poi, alla collega Margaret Atwood: «Non so che ci faccio qui. Il pensiero di tutti quegli occhi puntati addosso mi ha rintronato». Quando va a Boston a vedere gli amati Red Sox, allo stadio porta sempre un libro per ingannare l’attesa nelle lunghe pause delle partite di baseball. Ed è un grande consumatore di film di qualità. Così King al cospetto di Twitter s’è ricordato d’essere un consumatore onnivoro di testi e immagini, e s’è ripreso dallo choc. Eccolo allora segnalare ai suoi follower un telefilm del Sundance Channel, in francese, sottotitolato. Non esattamente una cosa per il grande pubblico: «Sto guardando The Returned. Fa paura, è sexy. Divertente vedere un telefilm straniero che non è stato americanizzato. Quel ragazzino Victor mi fa venire gli incubi». E ancora una volta King dimostra di essere uno dei più intelligenti e meno snob tra i suoi colleghi: lui che da ragazzo batteva tanto forte sui tasti della sua macchina per scrivere Royal da scassarne una lettera (e doveva aggiungerla poi a penna perché, non ancora milionario, non aveva i pochi dollari per farla riparare) si era adattato abbastanza serenamente agli ebook e a Facebook ma non aveva mai twittato. Ma ha capito subito che un utente con il suo prestigio è uno strumento immediato e senza concorrenza per, tra le altre cose, segnalare opere di valore che non hanno a disposizione budget pubblicitari rilevanti. È, molto amplificato, esattamente quel che succede quando King appare in diretta tv dalla tribuna dello stadio con un libro poco noto, e gli ordini su Amazon s’impennano quasi in tempo reale. Senza contare che si aprono scenari letterari interessanti: se fu sufficiente una cena nel ristorante deserto di un albergo che si era appena svuotato per la fine della stagione per trovare la trama di Shining, e gli bastò vedere un gatto investito sulla strada statale davanti a casa per avere l’idea di Pet Sematary, una lettura pubblica per immaginare Misery deve morire e così via, chissà adesso il dialogo diretto con centinaia di migliaia di lettori/utenti di Twitter cosa gli farà venire in mente. Certo ora chiunque può scrivergli qualcosa: magari con la stessa irriverenza del figlio Joe, su Twitter da tempo, scrittore come papà (La vendetta del diavolo e La scatola a forma di cuore e Nos4a2), che lo sfotte via Twitter con affetto ma con una certa veemenza. Papà lo assolve. D’altronde Joe sarebbe già nella storia della letteratura americana anche se non avesse fatto lo scrittore, perché lui è l’ispirazione per Danny Torrance, bambino in Shining e ora adulto in Doctor Sleep. Shining è dedicato a lui, bambino con un dono speciale: «Questo libro è per Joe Hill King, che continua a luccicare»