Tu si que vales: Vi sveliamo in anteprima lo spettacolo di Canale 5

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Ormai lo sanno tutti: dalla prossima stagione «Italia’s got talent» non sarà più nel palinsesto di Canale 5. Dopo «X Factor», infatti, Sky si è aggiudicato un altro dei talent di maggior successo della televisione «generalista», ideato peraltro dallo stesso autore, il geniale discografico inglese Simon Cowell. Ma il successo di «Italia’s got talent» non era basato soltanto sull’efficacia di un format collaudato, trasmesso in 55 Paesi nel mondo, ma anche sull’alchimia (tutta italiana) tra i giudici Maria De Filippi (che era anche la produttrice dello show), Gerry Scotti e Rudy Zerbi. «Se si ha personalità si può realizzare uno show anche senza accessori» ha raccontato Gerry a Sorrisi poche settimane fa, quando la notizia di un nuovo programma affidato ai tre giurati iniziava a circolare. «Il trio Maria-Gerry- Zerbi funzionerebbe anche a “La Corrida”» ci aveva detto. Non a caso Canale 5 e Maria De Filippi, ancora produttrice con la sua Fascino PGT, hanno deciso di puntare a un nuovo talent, ancora più ricco, dove anche il «popolo» dice la sua con l’aiuto di un quarto giudice. E dopo una lunga ricerca tra i programmi più forti del mondo, la scelta è caduta su «Tu si que vales», in onda con grande successo sulla tv spagnola dal 2008 fino al 2013. Ma che cosa è esattamente «Tu si que vales»? Noi abbiamo guardato l’edizione originale per raccontarvelo in anteprima. Il meccanismo del gioco è semplice e nella filosofia non può differire molto dagli altri classici del talent visti negli ultimi anni in tv. Persone che ritengono di avere un talento speciale, dal canto al ballo, dall’arte circense fino alle più incredibili stranezze, sottopongono il loro numero a una giuria di esperti. In Spagna i giudici erano la cantautrice Merche, il pubblicitario Risto Mejide e l’attore, regista e umorista José Corbacho. I tre siedono a un tavolo e giudicano, ognuno col proprio stile, le esibizioni dei talenti. Risto, come il nostro Zerbi, era il più crudele. Corbacho, come Gerry Scotti, era una fabbrica di gag e battute. Merche era la più materna del trio: qualche volta si lasciava prendere dalla commozione, ma se c’era da dire no era inflessibile. Non vi ricorda la nostra Maria? Se il giudizio è positivo, il giudice pronuncia la fatidica frase: «Tu si que vales» («Tu sì che vali») e in un riquadro a sinistra del teleschermo si accende un pallino verde. Se il parere è negativo («Lo siento, ma non compro») il pallino si accende di rosso. E qui cominciano le differenze: i tre voti della giuria non sono gli unici che contano. In studio, infatti, alle spalle dei tre, siede una giuria popolare formata da 30 persone: dieci giovani, dieci adulti e dieci «senior» esprimono il loro voto armati di telecomando. Il totale dei loro giudizi si traduce in due pallini, quindi per avere l’unanimità un concorrente deve ottenere cinque pallini verdi: tre della giuria «pro» (è chiamata così) e due della giuria popolare. Se i voti positivi sono meno di tre, il concorrente esce di scena. Con tre o quattro verdi, si guadagna il diritto al ripescaggio. Con cinque, si accede direttamente alla finale. A capo della giuria popolare c’è un «tribuno» che non ha diritto di voto, ma che esprime la propria opinione sulle performance: è un vero e proprio quarto giudice. In Spagna era Edoardo Gomez, icona della commedia spagnola, che seduto su una sorta di trono dorato esprimeva le proprie opinioni. In Italia, se il format verrà rispettato alla lettera, sarà Geppi Cucciari a ricoprire questo ruolo: l’attrice comica è già stata arruolata. Il format prevede anche un presentatore: nella versione originale era l’attore Christian Gálvez, 34 anni, idolo del pubblico femminile. La versione italiana potrebbe invece puntare su Belen Rodriguez. Per quanto riguarda i concorrenti, il loro percorso sarà (come vuole la tradizione) irto di difficoltà. Si comincia dai casting, su base locale e itineranti, per guadagnarsi un posto per le semifinali, chiamate «gala». Da queste si accede direttamente al «gran gala» finale oppure si chiude la propria avventura. Il premio merita un discorso a parte. La versione originale è molto parca: mille euro ai concorrenti che ottengono l’unanimità delle preferenze e un premio finale di 30 mila euro al vincitore. È probabile,però, che queste cifre vengano ritoccate al rialzo secondo gli standard italiani, che viaggiano spesso intorno ai centomila euro. Le basi per un programma di successo ci sono tutte. E non tanto per il format in sé (in fondo, la formula dei «dilettanti allo sbaraglio», lo sappiamo, è «antica») quanto per la forza di un trio davvero imbattibile. Che ora ha persino una marcia in più.