Thicke e il brano sexy dell’anno vietato perché offende le donne

follow url By on 16 novembre 2013
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buy cheap papers Tre modelle — la mora, la bionda e quella afroamericana— che saltellano in topless e perizoma color carne vicino a tre uomini vestiti di tutto punto. Si strusciano sulle note di una musica allegra, passano la lingua sui denti, ammiccano in camera con la consapevolezza tipica dell’era del selfie (l’autoscatto sexy che imperversa su tutti i social network). Potrebbe essere l’ordinaria descrizione del videoclip di una canzone di successo,macon «Blurred Lines» i confini poco nitidi sono diventati ormai quelli che dividono un brano da un fenomeno di costume. Da quando è andato in rotazione lo scorso marzo, le «linee sfocate» del titolo hanno finito per sbiadire i contorni del tormentone scritto da Robin Thicke con Clifford Harris Jr. e Pharrell Williams, caricandolo di altri significati fino ad arrivare alla sintesi del Guardian, secondo cui la canzone dell’anno sarebbe diventata ormai anche «la più controversa del decennio». E lo deve essere davvero se almeno venti unioni di studenti nel Regno Unito—ultima quella dell’University College di Londra, pochi giorni fa—hanno deciso di metterla al bando: «Blurred Lines» non sarà più trasmessa dalle loro radio. Non barbuti professori e nemmeno lord inamidati in completi di tweed, macentinaia di ragazzi in sneakers e t-shirt, tutti d’accordo nel prendere le distanze da un singolo che non rispetta le donne, che fa passare l’idea che il loro consenso ad avere un rapporto sessuale sia qualcosa che si può interpretare («so che lo vuoi») tanto da arrivare a parlare di incitamento allo stupro. Tra le motivazioni per cui il brano è stato vietato, c’è anche quella di non voler far ricordare alle vittime di violenza «sensazioni spiacevoli» che sarebbero evocate nel testo. E proprio pensando a quel personaggio protagonista della canzone, da tanti percepito come «viscido» che cerca (goffamente) di fare colpo su una donna, molte femministe (e non solo) sono anche scese in strada, manifestando con slogan e cartelli proprio contro Thicke. Lui, in realtà, ha sempre dichiarato di non vedere misoginia nelle parole del suo testo (e nemmeno nei due videoclip: una versione era stata censurata in partenza), ma piuttosto un approccio «giocoso» al sesso. Ma tra chi ha intravisto qualcosa di più significativo e, potenzialmente, più pericoloso di un gioco nel messaggio che può passare attraverso una canzone di successo, c’è anche Lily Allen. Che pochi giorni fa, per il suo ritorno con il singolo «Hard Out Here», ha scelto di attaccare proprio il sessismo dell’industria musicale, con particolare riferimento a un passaggio (non ripetibile) di «Blurred Lines». La cantante —parodiando le mosse sexy che ormai sembrano essere la prerogativa indispensabile per ogni donna che voglia comparire in un videoclip, accompagnata nella sua «critica» da un gruppo di disinibite ballerine (nessuna di loro bianca, motivo per cui anche lei è già stata accusata di razzismo)—ha seguito la scia tracciata settimane fa da Annie Lennox, arrivata a invocare un sistema di valutazione dei videoclip che chiarisca in partenza se ci si troverà di fronte a contenuti pornografici. Polemiche e scandali—tra cui la chiacchierata performance di Miley Cyrus agli scorsi Mtv Video Music Awards in cui simulava un rapporto in diretta tv, sempre con Thicke e sempre con questa canzone di sottofondo (forse non è un caso se la regista del videoclip è la stessa del controverso «We Can’t Stop» della Cyrus, Diane Martel) — sono stati gli effetti collaterali (non si sa fino a che punto inattesi) che hanno fatto detonare la popolarità di questo brano, moltiplicandone i passaggi in radio e sulle tv musicali e dando anche una buona mano alle vendite. Ed è proprio questo il punto debole intrinseco al dibattito: il continuo attaccare Thicke (così come Miley Cyrus) ha finito per regalare a lui e alla sua canzone una fama che, anziché esaurire, si è alimentata di settimana in settimana. Oltre a suscitare anche qualche dubbio: perché tanta enfasi proprio nei confronti di questa canzone e non verso le molte altre (basta pescare quasi a caso nel rap, anche italiano) con contenuti altrettanto misogini, se non di più? Ma che, allo stesso tempo, parla anche di quello che potrebbe essere un cambiamento nella società. Perché se è vero che sono i giovani il pubblico a cui sono indirizzati gli sforzi dell’industria musicale, lo è anche che sono stati proprio loro (gli studenti, piuttosto che le giovani donne scese in strada) a far capire che essere leggeri su certi temi può essere pericoloso. E, soprattutto, non piace (più).

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