The Voice of ltaly: Raffaella Carrà e Piero Pelù dicono….

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RAFFAELLA CARRA’ Moemi? La più severa. Piero Pelù? È il mio compagno d’avventura, ma quando sente il rock salta sulla sedia. J-Ax? Un avversario terribile, ma gentilissimo ». Raffaella Carrà è fatta così: quando deve dire la sua non si fa pregare. Dopo il gran ritorno sul palco di Sanremo con Fabio Fazio, è alla sua seconda edizione del talent The Voice ofltaly, dove l’inimitabile artista è sempre pronta a dare battaglia. «Cerco la musica che piace a me» Raffaella, dopo il rodaggio della prima stagione, com’è cambiata la musica nel tuo ruolo di coach? «Quest’anno sono più attenta nel trovare i giovani in grado di sviluppare la musica che piace a me. Il mio obiettivo primario, però, è offrire ai concorrenti la grande opportunità di entrare in questo mondo molto diffìcile». Però, fai ancora fatica a eliminare i ragazzi. «È dura prendersi la responsabilità di infrangere i loro sogni. Ecco perché non mi vedrete mai criticare in modo feroce un concorrente. C’è chi mi accusa di usare un eccessivo “buonismo”. Io la vedo in modo diverso: c’è modo e modo per comunicare a un ragazzo che deve tornarsene a casa. Io scelgo sempre quello più accomodante. Non è certo buonismo, ma soltanto buona educazione». «Avrei voluto molto allottare un bimbo» Come hai trovato i concorrenti di quest’anno? «Sono bravi. Molti di loro, secondo me, sono quasi pronti per affrontare il duro mercato discografico. In generale, però, i giovani di oggi sono più delicati e timorosi di quelli delle generazioni precedenti. Per questo mi sento in dovere di tutelarli e spronarli nel modo migliore». È un po’ un atteggiamento da mamma. Rimpianti per non avere avuto figli? «Sì, mi sarebbe piaciuto diventare madre. Avrei anche voluto adottare un bambino, ma come donna single in Italia è un’impresa impossibile. Io sono figlia di genitori separati e mia mamma ha ricoperto nei miei confronti anche il ruolo di padre. Dico che se c’è l’amore non dovrebbero esserci ostacoli nel creare una famiglia». L’ingresso di J-Ax al posto di Riccardo Cocciante ha alterato un po’ le dinamiche della gara? «Piero resta il mio compagno storico e Noemi la vedo molto più severa e agguerrita. J-Ax, però, mi ha conquistato subito con la sua tenacia e la voglia di vincere, anche se è una persona molto gentile». Ti abbiamo visto in gran forma anche al Festival di Sanremo. Possiamo dire che si tratta di un periodo particolarmente felice della tua vita? «Quando c’è la salute c’< tutto. Forse felice è una parola grossa, ma sono senza dubbio molto serena».

PIERO PELU’ Quando sono innamorato sono felice. E in questo momento mi sento molto felice». Suona strano ere una faccia rock come Piero Pelù sorridere mentre parla d’amore. Eppure, la musica è anche ” questa. Tanto è vero che il confermatissimo coach di The Voice o f Italy si è messo alla ricerca della parte più pura e preziosa di un artista: la sua anima. Piero, l’ingresso di J-Ax ha cambiato gli equilibri del programma? «Sono contento del suo arrivo. Ha alzato l’asticella della competizione e ha introdotto un altro tassello fondamentale del panorama musicale. Anche se questa è una gara, il nostro compito è di promuovere la musica. Fino a oggi il rock e il rap hanno trovato poco spazio in Tv. Quindi la strada intrapresa è molto positiva». «Niente lacrime, da noi, ma sostanza» Che cosa ti ha insegnato la prima edizione? «Il bello di questo show è di essere imprevedibile, perché non esistono regole precise. Ciò mi dà l’opportunità di non guardare in faccia nessuno e di concentrarmi sull’anima dei cantanti. L’immagine di un artista conta poco rispetto alla sua sensibilità, alla preparazione e alla personalità». In che cosa questo show è diverso dagli altri talent? «The Voice o f Italy non è un talent o un reality show, ma un vero laboratorio di canto dove i giovani talenti sono aiutati a seguire il proprio percorso. Ciò non vuol dire che non sia un programma capace di regalare emozioni, tutt’altro. Però qui da noi vi assicuro che non vedrete mai le lacrime che molto spesso sono protagoniste in altri contesti». Gli spettatori, a tuo avviso, hanno colto questa differenza non banale? «La grande personalità di questo show deve ancora essere metabolizzata dagli italiani. Chi vince The Voice o f Italy non può andare in giro a cantare le solite canzoni d’amore disperato. Non sarebbe credibile. Nel Dna di chi partecipa c’è già lo spessore musicale necessario per diventare un vero artista. Questo ovviamente non basta per raggiungere il successo. È fondamentale anche porsi nel modo corretto, essere consigliati da persone intelligenti e preparate e avere la possibilità di interpretare belle canzoni. Il mondo della musica oggi è molto precario ed è diffìcile trovare spazio anche per noi artisti affermati». «Vorrei un talent per chi scrive canzoni» Quindi gli autori svolgono un ruolo decisivo per un cantante? «Assolutamente sì. Infatti, mi piacerebbe se ci fosse un talent show dedicato solo a chi scrive canzoni, un po’ sulla scia di Masterpiece, dove si cerchi qualcuno in grado di dare vita a uno splendido romanzo ».