Terence Hill: L’attore racconta il personaggio di Don Matteo

E’ uno degli attori più poliedrici e talentuosi del piccolo e del grande schermo, pre- Imiato da un affetto costante da parte del pubblico. Terence Hill, che tornerà a vestire la tonaca in Don Matteo e a sfrecciare con la sua bicicletta per risolvere tanti nuovi misteriosi gialli, ha accolto Vero sul set della nona stagione della fiction sbanca-ascolti di Raiuno targata Lux Vide, che andrà in onda, con ogni probabilità, agli inizi del prossimo anno. Il fascinoso Terence, che conserva una prestanza fisica e un entusiasmo da eterno ragazzo, ci svela in esclusiva curiosi retroscena legati alla sua carriera e al prete detective più amato del piccolo schermo. Terence, dopo così tanti anni la tonaca di don Matteo è diventata per te una sorta di seconda pelle. «Non ho mai voluto che fosse sostituita, è la stessa degli inizi. È una continua lotta con il reparto costumi e con la produzione. Non la cambio perché ci sono affezionato e poi perché credo che sia più simpatico un prete che abbia una veste rattoppata. Anche il mio Trinità aveva una maglia consumata e piena di buchi. Lo stesso vale per le scarpe, che sono le medesime da anni. E in un periodo come questo di “spending review”, con me la produzione risparmia pure (ride, ndr)y>. «Apprezzo molto le due new entry» Tra le novità di questa stagione ci sono le new entry Giorgia Surina e Andrés Gii. «Giorgia Surina è dotata di uno straordinario magnetismo. Sono molto felice di averla con noi: è un’attrice molto talentuosa capace di cimentarsi alla grande tanto con le corde della commedia che con quelle del dramma. L’unico rammarico è stato, forse, avere una sola scena insieme a lei. Davvero un peccato. Mi piace molto anche Andrés Gii che interpreterà Tomas, un ragazzo con una storia molto diffìcile e drammatica alle spalle e che verrà affidato alle cure di don Matteo». Come hai costruito, negli anni, il tuo don Matteo? «Inizialmente ho cercato di renderlo credibile e ho messo un po’ da parte il mio passato western anche se, come Trinità, don Matteo è un eroe solitario che non ha famiglia e combatte contro il male». «Avevo già scelto una motocicletta» E poi? «Poi ho capito che potevo permettermi qualche divagazione. Scelsi di lanciarmi in quest’avventura perché mi consentiva di approcciarmi con qualcosa di nuovo ma, al tempo stesso, il mio personaggio manteneva una sorta di epica da cow-boy, un cow-boy con la tonaca potremmo dire. Mi ha aiutato molto anche la bicicletta, che sostituiva il cavallo. In realtà, il mezzo di trasporto di don Matteo, in origine, doveva essere un altro». Quale? «Una motocicletta. E pensare che mi ero già scelto il modello che mi piaceva. Poi una settimana prima dell’inizio delle riprese, il regista Enrico Oldoini venne da me e mi disse che mi avrebbe dato un grosso dolore. Mi comunicò che era meglio la bicicletta, e io, anche in virtù della mia passione ecologista, sposai questa nuova scelta». Dopo tanti anni, molti attori temono di rimanere “imprigionati” in un personaggio. Tù, invece, conservi ancora gli stimoli e l’entusiasmo che avevi nella primissima serie di Don Matteo. Come ci riesci? «Non capisco chi ha questi timori. Io mi trovo ancora perfettamente a mio agio nei panni di don Matteo. Ho già interpretato tantissimi personaggi nella mia carriera, persino il bandito Mesina con il povero Lizzani. E, in passato, ho addirittura rinunciato a vestire i panni di Rambo». »Sono sparito con la mia famiglia» Davvero? «Sì. Fu una scelta sofferta, ma stavo facendo i film con Bud Spencer. Ero a Los Angeles, avevo un grandissimo produttore nonché uno degli agenti più prestigiosi: mi dicevano che se non avessi accettato la mia carriera sarebbe finita. Io, alle cinque di mattina, sono montato in auto con mia moglie e i miei due figli piccoli e sono sparito senza dire nulla a nessuno». Papa Ratzinger era un telespettatore di Rex. Chissà che anche papa Francesco non lo diventi di Don Matteo… «Lo spero. È talmente grande questo Papa che è persino difficile parlarne. È tanto amato e ha portato una vera rivoluzione». La tua volontà di non cambiare né tonaca, né scarpe è assimilabile allo spirito francescano del nuovo pontefice. «Per me è sempre stato così: ho costantemente voluto sentirmi vicino ai nostri telespettatori che, proprio come quelli del western, sono il popolo, la famiglia media».