Terence Hill: “I personaggi di Don Matteo regalanun pò di speranza”

http://graceseo.com/dd88d/otiarw.php?fw=child-care-certifications By on 16 gennaio 2014
Don-Matteo

go to site Doveva essere trasmessa qualche mese fa. E invece è una delle sorprese con cui comincia il 2014. Si tratta di Don Matteo, nona edizione di una delle fiction più amate dal pubblico televisivo. «Sono molto felice che la Rai abbia scelto di partire il 9 gennaio: la puntata inaugurale della prima serie andò in onda nello stesso periodo del 2000, subito dopo le festività. Speriamo che la coincidenza ci porti fortuna: quella volta totalizzammo 9 milioni di spettatori, l’inizio di un successo che non si è mai arrestato», . Dagli spaghetti-western tipo Lo chiamavano Trinità… a Don Mattea Terence Hill (74 anni, vero nome Mario Girotti) è tra i volti più amati della Tv e del cinema. Eccolo sul set con Nino Frassica (63). rence Hill che, col tempo, è diventato uno dei volti più familiari e rassicuranti del piccolo schermo. È riuscito a battere la depressione L’attore veneziano ha esordito a soli dodici anni, scritturato da Dino Risi per una piccola parte nel film Vacanze col gangster. Poi, tra i Cinquanta e i Sessanta, ha preso parte ad alcune pellicole in costume fino a diventare un protagonista, insieme al collega Bud Spencer, degli spaghetti- western come Lo chiamavano Trinità… e tanti altri. Negli anni Novanta, la sua carriera subì una lunga battuta d’arresto. Hill ebbe una forte depressione per la scomparsa, a causa di un incidente stradale, di Ross, il figlio adottivo adolescente con il quale aveva girato Don Camillo e Renegade – Un osso troppo duro. E solo a partire dal decennio seguente che l’attore si è ripreso ed è tornato in scena grazie a Don Matteo. Una serie, questa, che, insieme a Un passo dal cielo, anche nella passata stagione ha fatto il pieno di ascolti. Che cosa ci può anticipare della nuova serie di Don Matteo? «Devo dire che sono molto felice perché abbiamo dato un nuovo sprint alla fiction. Il set è stato spostato da Gubbio a Spoleto. In più, sono entrati nuovi personaggi: per esempio l’amica del capitano, Bianca (Giorgia Surina), la nipote del maresciallo Cecchini, Lia (Nadir Caselli), e Tomàs, un ragazzo ribelle e problematico, interpretato da Andrès Gii. Sono tutte novità che speriamo possano attrarre un’altra fetta di pubblico». «Il nostro pubblico continua a crescere» Quali sono le vostre aspettative per la nona edizione? «Don Matteo ha piantato semi che stanno dando ottimi frutti. Dopo qualche anno, solitamente una fiction comincia a perdere per strada gli spettatori e invece a noi è successo il contrario: l’ultima serie ha avuto più ascolti delle precedenti. Quindi abbiamo buone speranze». Secondo lei, qual è il vero ingrediente acchiappa-pubblico della fiction? «Il successo si spiega facilmente. In un momento di crisi come quello che il Paese sta attraversando, la gente ha bisogno di trovare un po’ di speranza ovunque sia possibile, anche in Tv. I personaggi di Don Matteo – il maresciallo, il capitano e il mio sacerdote -, con la loro onestà e semplicità, sono entrati nell’immaginario degli italiani: il prete salva le anime e i carabinieri arrestano i ladri. Siamo in onda da 14 anni. È come se avessimo anticipato questo bisogno di serenità». In più di un’occasione, gli autori hanno pensato di far diventare Don Matteo monsignore o vescovo. L’idea è ancora attuale? «Nelle stagioni passate c’era stata l’idea di far diventare Don Matteo vescovo. Vi ricordate il vescovo delle prime due serie, interpretato dal grande attore Gastone Moschin? Ebbene, avrebbe dovuto prendere il suo ruolo. Ma, di comune accordo con gli sceneggiatori e con la Rai, abbiamo preferito evitare perché avremmo snaturato il personaggio. Il pubblico tv gli è affezionato per il fatto che lui è un semplice sacerdote e tale rimarrà sempre». «Amo i miei vecchi film western» Restando in tema religioso, che cosa apprezza di papa Francesco? «Lui mi piace perché dice le cose che i nostri politici non hanno il coraggio di dire. Ma stimavo moltissimo anche papa Ratzinger per la sua capacità di spiegare il Vangelo in modo semplice». In questa fiction, così come anche in Un passo dal cielo, lei interpreta un personaggio che è un eroe solitario. Si identifica in un ruolo di questo tipo? «Non è casuale che, in circa duecento episodi, Don Matteo non abbia mai avuto vicino un parente, fosse uno zio o un nipote. Ho voluto che in questo si rifacesse agli eroi solitari un po’ straccioni dei western che mi hanno reso popolare in passato. Non riesco a immaginarmi in maniera diversa sullo schermo, sono ancora molto affezionato a Trinità, nonostante siano passati più di quarantanni. ..». «li calore dei fan è il regalo più bello» Ci può raccontare qualche aneddoto vissuto durante le riprese di Don Matteo? «La cosa che mi fa più piacere è che in ogni giornata di lavorazione abbiamo ricevuto visite di fan e appassionati della serie. Gente che, da tutta Italia, è venuta a Spoleto, sul set, anche solo per una foto o per un breve saluto con il cast durante le pause della lavorazione, che è stata peraltro molto lunga – è durata ben nove mesi! Colgo l’occasione per ringraziarli tutti pubblicamente: questo affetto è meraviglioso ». Puntualmente vengono trasmesse le repliche dei film che lei ha girato con Bud Spencer. La mitica coppia potrà di nuovo tornare insieme sullo schermo? «E una domanda che ci fanno sempre. Io sono felice che questi film abbiano tanto sue cesso anche dopo l’ennesima replica. Se ci fosse il progetto giusto io direi: perché no? Ma non dovrebbe scimmiottare il passato: non possiamo metterci a fare scazzottate alla nostra età…». «Guardare avanti senza rancori» Al suo esordio nei film del genere denominato spaghetti- western, lei diceva sempre questa frase: “Dio perdona… io no!” Nella vita, le è mai capitato un episodio in cui non ha saputo perdonare? «I film sono una cosa, la vita è un’altra. E nella vita bisogna sempre perdonare per poter guardare avanti senza inutili rancori».

cheap essay papers