Tensioni tra Alfano e Renzi sulle unioni civili

Chigi - consiglio ministri

Enrico Letta rientra dopo la pausa festiva e rassicura sulla tenuta della maggioranza. In un’intervista al Tg1, rispondendo alla domanda su quali argomenti — riforme, legge elettorale, modifiche alla Bossi-Fini, coppie di fatto — entreranno nel patto di coalizione che l’esecutivo è intenzionato a siglare entro gennaio, il premier si mostra ottimista: «Su tutti questi temi sono convinto che le soluzioni si troveranno e metteranno d’accordo la maggioranza». Già, la maggioranza. In questa fase sembra scossa da una serie di fibrillazioni, come testimonia lo scontro polemico proprio sui diritti civili, dopo il movimentismo impresso dalla nuova leadership del Pd. «Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie », ricorda il vicepremier Angelino Alfano, commentando uno dei punti cardine dell’accordo proposto da Matteo Renzi. Alfano non si limita a rintuzzare il pressing del sindaco di Firenze su questo tema. Anche sulla proposta di abolire la legge Bossi-Fini marca una netta contrarietà. «Tra quelli che si sono cuciti la bocca nel Cie di Roma — afferma — alcuni avevano già conti in sospeso con la giustizia. Con la sicurezza degli italiani non si scherza». Sulla legge elettorale, invece, il vicepremier concorda con Renzi sull’accelerazione dei tempi perché, sostiene, la riforma aiuta l’esecutivo e non lo indebolisce: «Va bene se a febbraio passa il primo sì alla Camera. Ci fidiamo che non sia per anticipare il voto». Alfano esclude, inoltre, che il varo di un nuovo sistema elettorale possa indebolire il governo. Anzi. «Lo rafforza — dice — perché se a maggio abbiamo la riforma elettorale e abbiamo avviato il superamento del bicameralismo ci presentiamo con risultati importanti». In ogni caso, equiparare unioni di fatto e famiglia offre un motivo di scontro nella maggioranza. Gabriele Toccafondi (Ncd) sottolinea una contraddizione nella quale sarebbe caduto il leader del Pd: «Dal Family Day alle nozze gay, il tutto in sei anni. È l’inversione di Renzi che da semplice presidente della Provincia difendeva la famiglia e il Family Day e da segretario nazionale del Pd vuole le nozze gay e forse adozioni per le coppie dello stesso sesso». Le ragioni di tale contrarietà le spiega bene il capogruppo del Ncd in Senato, l’ex ministro Maurizio Sacconi, che lancia un chiaro avvertimento. «Non firmeremo mai un patto che contenga le unioni gay — scandisce — se queste significano diritti di coppia. Il Nuovo centrodestra è nato anche perché i valori non negoziabili li ritiene davvero tali, non li mercanteggia». Riassume Sacconi: «Il simil-matrimonio per qualcuno è forse una clava per scassare la legislatura ». Puntualizzazioni che suscitano l’ironia della forzista Daniela Santanché che rivolge un appello ad Alfano: «Siccome sei solo uscito di casa, molla l’amante che ti sta tradendo, torna con la tua famiglia e insieme difendiamo i nostri valori di riferimento. Sei ancora in tempo». Dal partito guidato dal sindaco di Firenze reagiscono con altrettanta fermezza. Sulle unioni civili, il vicecapogruppo al Senato, Stefano Lepri, argomenta: «Accettiamo la sfida di Alfano, ma per favore basta con le frasi fatte». È vero che servono politiche per la famiglia, tuttavia, si chiede Lepri, «una domanda sorge spontanea: cosa ha fatto di concreto il centrodestra a questo scopo visto che ha governato per ben nove degli ultimi dodici anni? ». C’è anche una nota di alcuni senatori di osservanza renziana, Andrea Marcucci e Isabella De Monte, che hanno presentato assieme ad altri (Cantini, Di Giorgi e Lanzillotta) un progetto di legge che riconosce le unioni civili per le coppie omosessuali. Queste unioni, scrivono rivolgendosi direttamente al leader del Nuovo centrodestra, «non sono certo alternative a interventi per le famiglie. Alfano è vicepremier, nel ddl Stabilità poteva inserire più provvedimenti economici a sostegno e meno prebende. Comunque, gli ricordiamo che nel 1970 la legge Baslini-Fortuna che istituì il divorzio passò nonostante l’opposizione della Dc, che pure aveva un peso maggiore del suo partito». Ben più tagliente verso Alfano è Davide Faraone, responsabile Welfare del Pd: «Noi ci occuperemo di famiglie e unioni civili. Lui in Parlamento dal 2008 su questi temi non è stato proprio un fulmine ».