Telefonata tra il Cavaliere eAngelino Linea del dialogo fino alla decadenza

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Si sono sentiti anche ieri mattina, nel comune desiderio di «tenere buoni rapporti» per costruire, nel prossimo futuro, una coalizione competitiva per le elezioni. Per ora è difficile andare oltre: Silvio Berlusconi ed Angelino Alfano si parlano, danno incarico ai rispettivi fedelissimi di usare toni civili, giocando di fioretto e marcando sì le differenze, ma senza arrivare allo scontro frontale. Se ci riusciranno però è tutto da vedere. L’ex premier, sapendo quanto possa far male a Forza Italia e a lui personalmente l’accusa di «estremismo» lanciata dal nascente partito di Alfano (e da lui ieri ribadita al Tg1), non vuole che si cada nella trappola. Puntualizzare le proprie posizioni, anche duramente, sì. Passare per provocatori, no. Tanto che lui stesso, intercettato sabato sera a Roma in un ristorante ebraico a Roma, non ha avuto problemi a fare «i miei auguri» ad Alfano per la nuova avventura. Ma la strategia del Cavaliere resta sempre la stessa: lasciarsi tutte le porte aperte per ottenere il massimo risultato possibile su quello che gli sta più a cuore, e poi eventualmente affondare il colpo. E lo snodo di ogni decisione resta quel voto sulla decadenza che spera ancora di poter rimandare almeno di qualche settimana, se le carte che attende dagli Usa e che dovrebbero permettergli di chiedere la revisione del processo Mediaset arriveranno in tempi rapidi e saranno prese in considerazione dal Pd per fermare le macchine di un voto che si annuncia scontato. A credere in un evento del genere, sia in Forza Italia che nel Nuovo Centrodestra sono però in pochi. Per questo fra gli azzurri la voglia è quella di accelerare, per porre fine agli equivoci ed evitare anche che in questo clima da «vogliamoci bene» altri smottamenti possano avvenire sul territorio e in Parlamento rispetto a quelli già in corso o lo stesso Berlusconi tentenni pericolosamente. Anche per questo, sia Bondi che Brunetta sono molto netti nell’annunciare che, a breve, Forza Italia di fatto passerà all’opposizione: «Questa legge di Stabilità— dicono entrambi—noi non possiamo votarla». E il dubbio è se il rifiuto si limiterà a un’astensione in attesa del voto sulla decadenza o se si tramuterà già in commissione e nel primo passaggio in Aula in un no netto che porrebbe il partito fuori dalla maggioranza. In ogni caso, anche se quasi nessuno dubita che la strada sia tracciata, sulla nettezza di Berlusconi nell’imboccare la via della rottura qualche perplessità c’è. Così come sul tipo di partito che l’ex premier vorrà costruire, per affrontare almeno la campagna elettorale per le Europee. Le prime scelte sono imminenti. Con le dimissioni di Schifani da capogruppo al Senato, bisognerà scegliere il suo sostituto e sono in ballo più nomi: la Bernini, Romani, ma anche Nitto Palma (che dovrebbe però lasciare la presidenza della commissione Giustizia), lo stesso Bondi o Malan. E tante nomine andranno fatte al partito. Domani è prevista una riunione operativa dello stato maggiore di FI con Berlusconi, per decidere gli incarichi che, da voto del Consiglio nazionale, allo stato sono tutti azzerati. Vanno nominati subito i coordinatori regionali per sostituire quelli passati con Alfano (Sicilia, Calabria, Lazio, Piemonte, Veneto), e bisognerà ragionare sui pesi da attribuire alle varie componenti ai vertici del partito. Discorsi finora appena abbozzati, ma che entreranno nel vivo nei prossimi giorni, visto che in Forza Italia cresce la preoccupazione sugli assetti e sulla strategia con la quale condurre la battaglia nel momento in cui per Berlusconi arriverà il voto sulla decadenza. La paura di rimanere in una terra di nessuno c’è, come quella di perdere terreno rispetto ai competitor alfaniani. Che, ammette un azzurro «in questo momento rischiano di avere più da “offrire” rispetto a noi». Preoccupazioni che Berlusconi ha ben presenti, ma che vengono comunque dopo quella personale sul suo destino giudiziario. Continuano a rincorrersi voci di possibili, imminenti nuove iniziative giudiziarie che potrebbero perfino portare ad un arresto, e che rendono sempre più impellente per il Cavaliere ottenere un rinvio del voto sulla decadenza. In attesa che siano altri a portare al voto, con quella coalizione che Berlusconi continua a vedere possibile. E che avrebbe ancora lui come collante necessario.