Telecom, si apre il fronte Antitrust

L’Europa accende una faro sulla «golden power» per la rete di Telecom Italia, introdotta dal governo a ottobre con tre decreti delegati. «Gli uffici della Commissione — ha spiegato la portavoce del commissario Ue al mercato interno, Michel Barnier — hanno chiesto alle autorità italiane chiarimenti sulle motivazioni di questo nuovo decreto, in particolare sui rapporti fra le attività di comunicazione attribuite dal decreto e gli interessi essenziali per la sicurezza che potrebbero essere colpiti». Bruxelles vuole insomma conoscere la motivazione del provvedimento del governo e quale rapporto c’è tra gli asset inclusi nel decreto e la possibile compromissione degli interessi nazionali. Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 novembre, entrerà in vigore oggi dando facoltà al governo di utilizzare i poteri speciali applicabili nel settore della difesa anche a Telecom Italia. Bruxelles ha precisato che nel campo della difesa e della sicurezza i poteri speciali possono essere giustificati da deroghe al Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), solo quando serve a proteggere gli interessi nazionali. «Tuttavia questo potere discrezionale non è illimitato» ha ricordato la Commissione sottolineando come per poter utilizzare i poteri speciali «le autorità italiane dovranno giustificare che tale rischio esiste». Al momento il rischio è quello legato al passaggio del controllo di Telecom Italia a Telefonica e alle intenzioni degli spagnoli sulla rete di trasmissione, che ha portato all’accelerazione sulla golden power. Non è tuttavia detto che Bruxelles la ritenga una giustificazione valida non tanto per l’esercizio dei poteri speciali quanto per l’estensione a Telecom della golden power. Oltre a quella di Bruxelles, sul riassetto del gruppo telefonico ha acceso un faro anche il Cade, l’Antitrust brasiliana, il cui parere è determinante per consentire a Telefonica di salire al 100% in Telco diventando così il maggiore azionista di Telecom Italia. L’Authority aveva concordato dei vincoli molto rigidi con gli spagnoli all’epoca dell’ingresso nel gruppo telefonico, per via del fatto che in Brasile Tim e Telefonica sono concorrenti. Secondo un parere non vincolante dei tecnici dell’Authority l’operazione di riassetto di Telco violerebbe gli accordi e ieri sera si è saputo che il procuratore generale del Cade ha proposto di multare Telefonica per 15 milioni di reais (circa 5 milioni di euro) per aver aumentato la partecipazione in Telecom. Mercoledì prossimo è in agenda una riunione del consiglio del Cade che potrebbe esaminare il dossier e decidere una prima misura cautelare («lliminares») contro gli spagnoli, legandogli di fatto le mani su Tim Brasil. Secondo alcune voci Telefonica starebbe da tempo pensando di superare i vincoli posti dall’Antitrust e dell’Anatel, l’Authority per le comunicazioni, comprando tutta Tim Brasil per poi procedere a un riassetto che coinvolgerebbe anche le altre compagnie Claro e Oi- Brasil Telecom. A San Paolo le voci che vanno in questa direzione sono forti e stanno spingendo in Borsa i titoli Tim Participacoes, passati in poco più di due mesi da 8 a 11 reais. Ieri intanto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi, ha ricevuto a Palazzo Chigi i rappresentanti dell’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti Telecom, i quali avrebbero sollecitato l’intervento della Cdp a sostegno degli investimenti sulla rete anche alla luce delle incertezze sugli impegni di Telefonica.