Telecom, i fondi esteri alla conta

Sembra davvero finita nel mezzo della tempesta perfetta. O, se preferite, in un groviglio in cui la sovrapposizione tra conflitti d’interesse e scelte strategiche stanno rendendo meno chiaro il confine tra opportunità e convenienza, aprendo la strada alla possibilità che il prossimo 20 dicembre l’intero consiglio di Telecom Italia venga sfiduciato. Prima la vendita di Telecom Argentina al fondo Fintech, poi il bond convertendo da 1,3 miliardi di euro con «parti correlate» e l’esclusione della Findim, e ora è l’ipotesi di un accordo con Prelios per il riassetto del patrimonio immobiliare ad aver fatto scattare un nuovo campanello d’allarme. A suonarlo è stata l’Asati, l’associazione dei piccoli azionisti del gruppo telefonico, che ieri ha mandato un «avvertimento a Mediobanca, Intesa, Generali e Unicredit, azionisti diretti e indiretti di Telecom Italia» diffidandoli dal fare accordi con la ex Pirelli Re. Un’altra tegola, insomma, caduta sulla testa di un consiglio già a rischio. Non tanto per la storia degli immobili, che al momento resta solo un’ipotesi. E’ piuttosto il bond convertendo e la vendita di Telecom Argentina ad aver modificato lo scenario facendo emergere dei conflitti in consiglio che solitamente ai fondi internazionali non piacciono come è apparso chiaro la scorsa settimana quando a sorpresa Iss e Glass Lewis, i due principali proxy nute dai vari Vanguard, Rowe Price, Assenagon Asset Management, Lyxor e altre società internazionali di gestione. E poi c’è la Findim di Marco Fossati con il 5%, da cui è partito tutto con la richiesta di un’assemblea per la revoca del consiglio di Telecom. Sulle piattaforme che raccolgono le intenzioni di voto per delega ieri diversi fondi si erano già espressi a favore. Il flusso tuttavia non è consistente e quindi i fondi stanno prendendo tempo per decidere. La questione d’altra parte non è semplice. Prendendo come riferimento le passate assemblee, al board potrebbe servire il 26- 27% del capitale per restare in sella. Telco ha il 22% e i fondi internazionali poco di più. Gli italiani invece hanno circa l’1% e la Findim il 5%. A Telco mancherebbe quindi un 4% per confermare l’attuale assetto. Scontato il voto dell’Asati, a cui ha conferito delega Franco Bernabè, che pesa per circa l’1%. Che voglia revocare il board è fuori di dubbio. Ieri l’associazione è tornata all’attacco mettendo nel mirino un possibile accordo tra Telecome Preliso per la razionalizzazione degli immobili. L’Asati ha ricordato in una lunga nota le operazioni che in passato avevano visto la ex Pirelli Re come controparte del gruppo , affermando che di quelle operazioni «oggi tutti gli azionisti di minoranza stanno pagando forti perdite». Prelios ha risposto ricordando che era socio di minoranza della joint venture con Morgan Stanley che aveva effettuato quelle operazioni, dalle quali Telecom ha avuto «ritorno sugli investimenti “core” stimato a circa il 10,5-11%, valore superiore al costo degli affitti pari al 7-8%.