Telecom, doppio colpo a Telefonica

Il ginepraio a questo punto è completo: il Conselho Administrativo de Defesa Economica (Cade), l’Antitrust brasiliano, ha lanciato un ultimatum a Cesar Alierta in quanto «l’aumento della quota di Telefonica in Telco, avvenuto nel settembre di quest’anno, viola i termini dell’impegno firmato nel 2010». Le opzioni che il watchdog brasiliano ha lasciato a Telefonica sono in sostanza tre: A) il gruppo accetta di «non detenere nessuna partecipazione finanziaria diretta o indiretta in Tim Brasil»; B) scende di nuovo sotto il 50% di Telco; C) accetta un nuovo partner in Vivo, il principale operatore di telefonia mobile brasiliano che Telefonica controlla. In ogni caso la ricaduta sul fronte italiano è assicurata: in attesa di capire se dovrà scendere effettivamente in Telco (i legali di Alierta stanno affilando i coltelli e il ricorso è dato sostanzialmente per certo anche se, probabilmente, non sarà immediato) è comunque difficile immaginare che Telefonica eserciti la call per acquistare il restante pacchetto di azioni Telco ancora di proprietà dei tre soci italiani, Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo. Sarebbe come armare le colubrine e iniziare una schermaglia contro un Cade che non appare per nulla remissivo. Dunque, è probabile che per i soci italiani si debba pensare a una exit strategy (scioglimento o scissione di Telco per vendere? In ogni caso bisognerebbe trovare qualcuno disposto ad entrare nel ginepraio). D’altra parte, tornando all’opzione A, la cessione di Tim Brasil sarebbe un disastro per Telecom Italia (anche ieri l’amministratore delegato del gruppo, Marco Patuano, ha ricordato che è un asset strategico) anche se a Telefonica farebbe comodo in def ini t iva . Una cessione a pezzi, magari dopo una ipotetica fusione, indebolirebbe il competitor diretto di Vivo e farebbe risalire tramite Telco più o meno il denaro speso per acquistare le quote dai soci italiani. L’unica cosa certa è che Telefonica non accetterà l’opzione C. La complessità della vicenda è legata al fatto che l’Antitrust brasiliano deve autorizzare l’acquisizione da parte di Telefonica della quota del 50% di Brasilcel (azionista di maggioranza di Vivo) di proprietà di Portugal Telecom e Pt Mobile. E ieri ha fatto sapere che il semaforo verde scatterà «solo se Telefonica che controlla Vivo non detiene alcuna partecipazione finanziaria diretta o indiretta in Tim Brasile. In alternativa, l’acquisizione può essere approvata nel caso in cui si registrasse l’ingresso di un nuovo partner per Vivo». Insomma, l’Antitrust ha il coltello dalla parte del manico o, almeno, così sembra per ora. Di fronte a questo caos che fa invidia a un quadro di Pollock si capisce come la questione centrale non sia il fatto che il Cade abbia anche multato Telefonica, per circa 4,6 milioni di euro, e Tim Brasil per 309 mila euro. Se a Brasilia il clima è teso, a Milano ieri non era certo disteso. Il board di Telecom Italia si è riunito per affrontare le ulteriori richieste della Consob sul bond convertibile in azioni. Una risposta è attesa per questa mattina prima dell’apertura dei mercati. Sul piatto c’è sempre la vicenda Fossati che ieri è tornato in Consob dopo che nei giorni scorsi Telecom aveva dato delle prime risposte considerate insufficienti. Ce n’è abbastanza per rinviare ulteriormente un dossier che aspetta ormai da oltre due mesi e cioè la selezione di un nuovo presidente di Telecom: tra rumor che parlano di Gabriele Galateri e Jean Paul Fitoussi e che non trovano riscontro resta la vecchia lista dei nomi selezionati che però dovrà essere proposta dal consiglio di amministrazione. Facile immaginare che tutto sia rimandato a dopo l’assemblea del 20 dicembre e al panettone di Natale.