Telecom, consiglio confermato Non passa la proposta Fossati

Il consiglio di Telecom Italia resta in sella. L’assemblea ha bocciato la richiesta di revoca avanzata dalla Findim di Marco Fossati. Ha votato contro il 50,3% del capitale presente, a favore il 42,3%. Il board dunque resterà in carica fino ad aprile. Ma l’argine è comunque venuto giù. Le polemiche sulla governance, sui conflitti dei soci e sull’assetto di comando di Telecom, rimaste per lungo tempo sotto traccia, ieri sono emerse con prepotenza riuscendo a catalizzare un numero importante di voti attorno alla proposta di Fossati. Non hanno avuto la forza di condizionare il voto, ma c’è stato un primo contraccolpo: Angelo Tantazzi e Stefania Bariatti, proposti da Telco per integrare il consiglio di Telecom, sono stati bocciati. È un segnale. Il primo azionista di Telecom non è stato in grado di eleggere i propri consiglieri. Adesso i posti liberi sono quattro, visto il passo indietro di Cesar Alierta e Julio Linares, numeri uno e due di Telefonica. «Non ci sono nè vincitori nè vinti» ha commentato Fossati, «è arrivato però un segnale forte, un segnale di rinnovamento ». Il patron della Findim andrà avanti. Il primo passo «sarà proporre un cambio di statuto da portare all’assemblea di aprile per arrivare a una public company e a una rappresentanza corretta e democratica» ha spiegato Fossati, auspicando che le modifiche statutarie nascano «dal consiglio e non da uno strappo». «Quello che è certo è che stiamo assistendo a uno straordinario esempio di democrazia societaria per tutta la finanza italiana ed europea – ha detto l’amministratore delegato, Marco Patuano -. In ogni caso ciò si traduce in un messaggio importante al mercato perché si rafforzi ulteriormente la governance di Telecom». Il presidente pro-tempore Aldo Minucci e Patuano hanno avuto qualche difficoltà a contenere il dissenso dei piccoli azionisti. Non ha pesato l’astensione di Blackrock, che con la salita a ridosso del 10% del capitale di Telcom poteva essere determinante. Il voto di ieri non sarà probabilmente risolutivo. A margine dell’assemblea Fossati ha detto che si riserva di valutare un eventuale ricorso. Un filone giudiziario è già aperto a Roma dove la procura ha avviato un’indagine sugli accordi per il riassetto di Telco e sull’emissione del prestito convertendo da 1,3 miliardi finito anche a Telefonica e a Blackrock. Patuano ha stigmatizzato le notizie riportate ieri dal «Corriere»: «Oggi un importante quotidiano italiano – ha detto – ha riportato in apertura una notizia, salvo poi avere la smentita due ore dopo. È un atteggiamento assolutamente censurabile». In realtà ieri la Procura di Roma ha confermato l’avvio di un’inchiesta, pur specificando che non ci sono iscritti nel registro degli indagati. Certamente i soci di Telco dovranno riflettere sulla mancata elezione dei loro candidati. Qualcosa certamente succederà da qui ad aprile, quando l’assemblea sarà chiamata a rinnovare l’intero board. Ieri Patuano ha detto che la governance sarà una priorità: «E’ uno dei temi che andra’ dibattuto quanto prima». Tutto ruota attorno alla rappresentanza delle minoranze in consiglio, anche se il problema è legato fondamentalmente alla presa di controllo di Telefonica e ai rischi che secondo molti soci corre Telecom in mani spagnole. Patuano ha rassicurato che non ci sarà alcuna influenza sulle decisioni strategiche, allontanando così lo spettro di una vendita di Tim Brasil. E a proposito di Telefonica ieri il premier Enrico Letta ha messo definitivamente fine al dibattito sulla riforma della legge sull’Opa, proposta dal senatore Massimo Mucchetti (Pd) ribadendo che «Telecom è una società privata» e anche se «un’intervento è necessario» per rivedere la normativa, «non va legato a questa vicenda».