Telecom agli spagnoli, il governo blinda la rete

di Piercarlo Fiumanò – Probabilmentenonsi assisterà a una battaglia come quella che Franco Bernabè, allora ad di Telecom Italia, scatenò contro il tentativo di scalata dei capitani coraggiosi di Roberto Colaninno chiamando in aiuto Deutsche Telekom. Ma il passaggio del controllo di Telecom Italia agli spagnoli di Telefonica potrebbe riservare sorprese perchè il governo sta per calare l’asso della golden share, l’attribuzione di poteri speciali allo Stato su un’azienda privatizzata, per blindare la rete della Telecom. Nella bozza del decreto del Presidente della Repubblica annunciato oggi in Consiglio dei ministri, si precisa infatti che «le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell’accesso agli utenti finali nei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale» delle comunicazioni rientrano tra le attività strategiche sottoposte alla azione d’oro. Di fatto il mondo politico si è improvvisamente risvegliato soprattutto dopo che il Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) ha lanciato l’allarme sulla sicurezza nazionale legata agli asset del gruppo telefonico. Con i nuovi poteri speciali, che si estendono ad energia e trasporti, lo Stato potrebbe porre il proprio veto al passaggio di quote rilevanti delle società interessate, anche e soprattutto se questo avvenisse in favore di soci stranieri. Il governo valuta anche la possibilità di modificare la normativa sull’Opa (le offerte pubbliche d’acquisto). L’ipotesi piace a Piazza Affari. Ieri il titolo Telecom ha chiuso con un balzo del 4,11% a 0,59 euro, dopo uno stop per eccesso di rialzo. Il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, ieri ha spiegato nel corso di una audizione al Senato che, con le regole attuali, Telefonica non è obbligata a lanciare un’Opa su Telecom perchè l’operazione non comporta l’acquisizione del controllo di Telco (che detiene solo il 22, 477% del gruppo telefonico) da parte degli spagnoli. L’attuale normativa italiana lega l’obbligo di Opa al superamento della soglia del 30% del capitale con diritto di voto. Il sottosegretario all’Economia, Alberto Giorgetti, ha così chiarito in audizione al Senato che sono allo studio possibili alternative: «Le società potrebbero essere autorizzate a definire per via statutaria la soglia inferiore a quella prevista per via normativa al superamento della quale scatterebbe l’obbligo di Opa». Gli amministratori indipendenti di Telecom Italia, per voce di Luigi Zingales, si preparano a dare battaglia proprio su questo nodo lamentando che non ci siano in Italia «strumenti di tutela della maggioranzadegli azionisti». La Consob ha già incontrato rappresentanti di Telco e la prossima settimana vedrà gli spagnoli di Telefonica. Vegas ha anche fatto sapere che c’è tempo fino a dicembre per un eventuale cambio della normativa Opa tale da farla valere sull’operazione Telecom. Ma, ha osservato, «cambiare le regole in corsa comporterebbe un rischio reputazionale per il Paese ». Il numero uno della Consob ha poi spiegato che «il prezzo pagato » da Telefonica per le azioni Telecom (1,1) è quasi il doppio della quotazione attuale e incorpora un sovrapprezzo, su cui Consob «procederà a delle verifiche. Il fattore politico pesa insomma sul destino di Telecom. Il presidente Bernabè, che ieri ha paragonato la governance italiana al “Porcellum” elettorale, ha spiegato che in questi mesi il confronto fra azionisti e manager della società si è sviluppato intorno al modo di affrontare il peso dell’indebitamento del gruppo che rischia di portare ad un downgrade da parte delle agenzie di rating. Bernabè punterebbe a un aumento di capitale per garantire lo sviluppo autonomodell’azienda con al centro del piano industriale il progetto di scorporo della rete di accesso. Una partita aperta che il presidente, forte dell’appoggio dei consiglieri indipendenti, potrebbe portare in cda. L’acquisizione da parte di Telefonica potrebbe condurre alla vendita delle attività in America Latina per superare le pregiudiziali antitrust e riallineare il debito. Ìl premier continua a dare l’impressione di un profilo defilato: attenzione per gli aspetti strategici della rete e per le conseguenze occupazionali ma anche per gli investimenti europei in Italia e in Telecom.