Telco-Telecom, la proposta di Patuano

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Ultimi ritocchi per la proposta di nuova governance che l’amministratore delegato di Telecom, Marco Patuano, sta preparando. La tabella di marcia prevede la presentazione delle linee guida del documento di riorganizzazione societaria al consiglio di amministrazione del 16 gennaio, con l’obiettivo di arrivare alla stesura definitiva entro fine mese. La volontà è di tenere conto delle contrapposizioni emerse nell’assemblea del 21 dicembre scorso cercando, almeno in parte, di superarle. E di dare in tempi rapidi indicazioni circostanziate al mercato, molto prima dell’assemblea annuale di primavera. La mediazione di Patuano conferma le indicazioni emerse un minuto dopo il clamoroso scontro assembleare. Già in quella occasione, nonostante il clima acceso, del tutto sfavorevole ad un approccio amichevole, Patuano aveva colto l’attimo per un breve incontro di chiarimento con Marco Fossati, l’azionista di minoranza che ha attaccato la gestione dei soci raccolti in Telco, la finanziaria a cui fa capo poco più del 22 per cento della società, posseduta dagli spagnoli di Telefonica e dagli alleati Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo. L’intervento di Patuano è giustificato dalla convinzione che oggi soltanto il management può tentare una ricucitura dello strappo assembleare e sconta la mancanza di un presidente (l’incarico, dopo le dimissioni di Franco Bernabé, è rimasto vacante). Sempre secondo l’amministratore delegato i tempi sono maturi sia per una nuova governance sia per la riforma dello statuto perché negli ultimi anni il quadro di riferimento è profondamente cambiato, a partire dei conflitti d’interesse che sono emersi con assoluta evidenza. L’obiettivo è trovare un terreno d’incontro con Fossati, ma rischia d’infrangersi contro un nuovo ostacolo: le grandi manovre sulla controllata Tim Brasil. Almeno un paio di banche d’affari, e in particolare Btg Pactual, la più dinamica tra quelle brasiliane, stanno preparando una offerta su Tim Brasil e il sospetto di Fossati, anzi la certezza, è che sia Telefonica a manovrare dietro le quinte. La società brasiliana di Telecom Italia ha risultati eccellenti ed è in forte crescita, concorrente diretta del gruppo spagnolo in un mercato che ha dimensioni importanti e risulta in pieno sviluppo. Tanto che, secondo una parte non trascurabile degli osservatori, il vero interesse di Telefonica è proprio lo smantellamento di Tim Brasil, destinata ad essere prima acquistata e poi spartita tra i principali concorrenti. Tim Brasil è stata definita da Patuano strategica, ma tutto ha un prezzo. E, di fronte ad una offerta clamorosa, la scelta potrebbe essere rivista anche se ieri un comunicato ufficiale di Telecom ha confermato che la società è un asset chiave del gruppo e «di non essere a conoscenza di alcuna offerta». Proprio le indiscrezioni su una super offerta in arrivo hanno fatto impennare la quotazione di Borsa della capogruppo, che è salita fino al 7 per cento. Attualmente la capitalizzazione di Tim Brasil, quotata a San Paolo, supera di poco i 9 miliardi di euro. Il piano triennale 2014-2016 prevede un ebitda, che è un indice di redditività tra i più diffusi, in crescita fino a 2 miliardi di euro. Considerando un moltiplicatore di sei volte l’ebitda 2016 la valutazione sale a 12 miliardi di euro. Più o meno analoghe risultano le indicazioni di Andrea De Vita, coordinatore del settore Telecom Europa per Banca Akros-Esn (una partnership di banche europee), secondo cui un valore «congruo, anzi abbastanza elevato» sarebbe intorno a 11,6 miliardi di euro, pari a sei volte l’ebitda 2014, stimato dall’analista a poco più di 1,9 miliardi. Ma 11-12 miliardi di euro per Tim Brasil non basterebbero perché, per convincere tutti gli azionisti, serve molto di più, servono 15- 16 miliardi. E’ immaginabile? Forse, soprattutto se Patuano e i consiglieri che la pensano come lui terranno fede alla volontà di procedere ad una gara al rialzo considerandola come operazione tra parti correlate, sempre che l’offerta arrivi davvero.