Tassa servizi, slitta il rincaro E si tratta sul Milleproroghe

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Un provvedimento «snello» e con «poche norme» per sistemare il grande pasticcio di questi giorni, che ha indotto il governo d’accordo con il Quirinale a ritirare il decreto salva Roma, stravolto dal Parlamento, e sistemare le ultime questioni in sospeso. Sarà un decreto al massimo di una decina di articoli, e non il classico Milleproroghe, garantisce Palazzo Chigi, a dare soluzione ai problemi di bilancio di Roma Capitale e di Venezia, al piano di rientro per il trasporto pubblico ferroviario in Campania, al problema degli sfratti e del pagamento delle tasse nelle zone alluvionate della Sardegna. Una marcia indietro del governo che scatena l’opposizione, con il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta all’attacco: «Non si era mai visto nella storia repubblicana: si approva la fiducia e il giorno dopo si fa decadere il provvedimento su cui si era appena ottenuta la fiducia». Nel testo non dovrebbe entrare, ad esempio, l’ennesima revisione delle nuove imposte sulla casa che non sono ancora entrate in vigore. La tentazione c’era, e probabilmente se ne discuterà, ma l’aumento delle aliquote della Tasi, una delle componenti della nuova Iuc, per aumentare le detrazioni sulla casa principale e riportarle al livello di quelle sull’Imu, sarà lasciato all’iniziativa del Parlamento, che da gennaio tornerà a discutere la conversione del decreto che ha cancellato la seconda rata dell’imposta 2013. Ci saranno, invece, le proroghe del divieto di incroci azionari tra stampa e tv e del pagamento delle imposte in Sardegna, ma soprattutto le misure per evitare il dissesto del Comune di Roma già contenute nel decreto salva Roma, ritirato dall’esecutivo dopo l’incontro dei giorni scorsi tra il premier Letta e il presidente della Repubblica. Saranno recuperate anche quelle per fronteggiare i debiti del Comune di Venezia e quelle per la rinegoziazione dei cosiddetti «affitti d’oro» della pubblica amministrazione, anche queste già contenute nel decreto ritirato, e che avevano suscitato un mare di polemiche. Verranno recuperate dal defunto salva Roma anche il piano per i trasporti della Campania e e norme per evitare il pignoramento di almeno una parte dei fondi destinati al finanziamento delle Asl indebitate, quelli che servono per coprire i livelli essenziali di assistenza. Altra faccenda controversa che il nuovo provvedimento dovrà risolvere riguarda la rinegoziazione degli affitti della pubblica amministrazione, sulla quale sono intervenute in rapida successione quattro leggi e, infine, il famigerato decreto salva Roma che, decaduto, ha lasciato aperti molti dubbi. Serve una norma che faccia un po’ d’ordine: che permetta la rinegoziazione degli affitti in presenza di contratti poco chiari o ingiustificatamente onerosi, ma che al tempo stesso non produca altri oneri. Una soluzione potrebbe essere quella di salvaguardare i contratti d’affitto di immobili posseduti dai fondi per evitare ricadute sui risparmiatori che ne posseggono le quote. Altri suggeriscono di prescindere dalla tipologia dei locatori e di stabilire norme più precise e circostanziate sui contratti. Il varo delle misure a favore di Roma Capitale è scontato, ma oltre alla norma che stanzia i 400 milioni per evitare il default, non è chiaro se nel nuovo decreto ci sarà l’aumento delle super addizionali Irpef a carico dei cittadini. Nel decreto originario salva Roma l’incremento delle imposte era previsto, poi in Parlamento è stato tolto. In bilico è anche la proroga del blocco degli sfratti nei Comuni a maggior tensione abitativa. Anche se non entrerà nel nuovo decreto, l’ipotesi di un aumento delle aliquote della nuova tassa sugli immobili resta in campo. L’idea è dare ai sindaci la possibilità di elevare le aliquote massime della Tasi dal 2,5 al 3,5 per mille sulla prima casa, e dal 10,6 all’11,6 per mille sugli altri immobili, e destinare almeno una parte del gettito all’aumento delle detrazioni sulla casa principale legate al numero dei figli a carico, come era nell’Imu originaria. I 500 milioni stanziati dalla legge di Stabilità non basterebbero, infatti, a garantire lo stesso livello degli sconti Imu.