Tasi fino al 3,3 per mille sulla prima casa Ma solo con gli sgravi alle famiglie

I Comuni potranno decidere un aumento dell’aliquota massima delle imposte sulla casa, compreso tra lo 0,1 e lo 0,8 per mille, ma saranno obbligati a usare il ricavato per concedere detrazioni all’imposta, che potranno articolare a loro piacimento. Dopo un estenuante confronto nella maggioranza, arriva la proposta del governo per attenuare il peso della Tasi sui ceti più deboli: una soluzione fiscalmente neutra, che non farà crescere la pressione tributaria complessiva, e federale, che attribuisce la responsabilità di ogni variazione d’imposta ai Comuni, che incassano il tributo. E che non sembrano gradire. La proposta dell’esecutivo sarà presentata come emendamento al decreto varato a fine anno con le misure per fronteggiare il dissesto del Comune di Roma, che ieri sera ha ottenuto il via libera di costituzionalità, negato nel pomeriggio dalla Commissione Affari Costituzionali, dall’Aula del Senato. Con l’aumento delle aliquote massime, la Tasi sulla prima casa potrà salire dal 2,5 per mille fino al 3,3 per mille, mentre Tasi e Imu sugli altri immobili residenziali, dal 10,6 per mille complessivo, potranno essere elevate fino all’ 11,4 per mille. Se i Comuni sfrutteranno appieno tutto il margine disponibile potranno recuperare oltre un miliardo di euro in più, da destinare alle detrazioni. Su queste, come sugli aumenti delle aliquote, i sindaci avranno massima libertà di azione. Potranno decidere di aumentare le imposte sulle prime case o solo sulle altre abitazioni, e concedere detrazioni parametrate al numero dei figli a carico oppure al reddito dichiarato ai fini Irpef, o calcolato in base all’Isee. «Si è fatto un passo avanti importante nel chiarire, ancora più di prima, la natura federale di questo tipo di imposizione. Gra parte dei problemi lamentati in questi mesi è dovuta al fatto che si è intervenuti dal centro su forme di tassazione gestite a livello periferico» ha detto il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, che già in estate, nel suo dossier sulla riforma dell’Imu aveva suggerito di lasciare tutta la materia delle tasse sulla casa alla discrezionalità dei sindaci. Aver tentato di risolvere la cosa a Roma, ha notato sempre ieri il ministro, ha creato solo guai all’esecutivo. «Siamo consapevoli che queste cose non sono tali da aumentare la popolarità del governo e del ministro delle Finanze » ha detto Saccomanni, aggiungendo che il governo «ha l’obiettivo di rendere tale tassazione veramente di natura federale». Le prime reazioni dei sindaci, che chiedevano un aumento delle aliquote Tasi e mani libere sull’utilizzo delle risorse, non sono state positive. «È il solito sistema adottato da questo governo che anziché abbassare sul serio le tasse, obbliga noi sindaci ad alzarle, obbligandoci così a fare anche da esattori per lo Stato centrale. Mi rendo conto – ha detto Attilio Fontana, presidente dell’Anci Lombardia e sindaco di Varese – che serviva una soluzione per le detrazioni e questa sarà utile anche per chiudere i bilanci. Ma mi pare chiaro che questo modo di impostare le cose andrà ancora a pesare sulle tasche dei cittadini». Ai sindaci, comunque, il governo non chiude la porta. «Resta il nostro impegno ad affrontare con gli enti locali il problema aperto dei bilanci, anche con un’ulteriore revisione del Patto di stabilità interno» ha detto il sottosegretario all’Economia, Pierpaolo Baretta. Già oggi l’esecutivo, con il ministro degli Affari Regionali e delle Autonomie, Graziano Del Rio, incontrerà i sindaci. L’aumento delle aliquote vincolato alle detrazioni, ha detto, «è una misura finalizzata a una maggior equità e non a maggiori tasse. Abbiamo sempre sostenuto che ci dovesse essere la possibilità per le famiglie meno abbienti di usufruire delle detrazioni attraverso la flessibilità delle aliquote. Oggi è stata messa nelle mani dei sindaci una risposta adeguata». Il Partito Democratico, con Angelo Rughetti, parla di «passo avanti nella direzione giusta, ma resta aperto il nodo dell’impianto complessivo del tributo», oltre a quello dei bilanci comunali. Scelta Civica, con Gianluca Susta, dice che il suo partito non voterà il provvedimento e chiede un confronto con il governo. Maurizio Gasparri, di Forza Italia, parla di un’ennesima «sceneggiata: in Parlamento ci opporremo all’oppressione fiscale». Novità intanto sono in arrivo anche sulle pensioni. La Camera ha approvato una mozione di maggioranza sulle rendite d’oro per applicare «in via sperimentale e transitoria» una trattenuta sugli assegni superiori ai 60 mila euro all’anno. Il testo approvato dall’Aula di Montecitorio impegna inoltre il governo «a procedere a operazioni di calcolo e di stima per individuare la parte delle rendite previdenziali privilegiate che non corrisponde a contribuzione effettivamente versata».