Tania Zamparo: Una donna dei giorni nostri, con le idee chiari

Tania Zamparo

Eletta Miss Italia nel 2000, Tania Zamparo, romana doc, modella e indossatrice, ha saputo addentrarsi nel mondo dello spettacolo gestendosi tra partecipazioni in fiction, conduzioni di eventi, teatro ed infine giornalismo sportivo. Proiettata nel rugby dai canali Sky, Tania ha gestito con professionalità e stile interviste, cronache ed approfondimenti di una disciplina in continua crescita, che sta attirando finalmente anche nel nostro Paese, l’attenzione del grande pubblico. Mamma felice del piccolo Francesco, si svela a “è donna” con grinta e simpatia, mostrando una personalità forte ed idee ben chiare… Tania, come sei approdata al mondo della palla ovale, ambiente apparentemente tanto maschile? Ho iniziato ad interessarmi di sport ai tempi di Sky Sport 24 e quando mi chiesero quali discipline trovassi più interessanti, citai il rugby più che altro per simpatia: mi hanno preso in parola! Sono rimasta comunque affascinata fin dalla prima volta che ho avuto l’occasione di assistere ad una partita dall’atmosfera, dallo spirito, dall’attitudine legate a questo sport, e dopo i dovuti approfondimenti, ho imparato ad apprezzarne anche aspetti sempre più tecnici. Avevano bisogno di una figura femminile e mi sono saputa far trovare pronta: ne è valsa davvero la pena… Del rugby femminile cose ne pensi? Che è diverso, come molti sport considerati prettamente maschili che vengono praticati dalle donne. Considero però il rugby più vicino al carattere e all’attitudine femminili rispetto ad esempio al calcio, anche se potrà sembrare strano. Mentalità e spirito della palla ovale li vedo più vicini all’universo femminile, con la sua forza, la sua determinazione, la sua voglia di lottare metro su metro. Il carattere della donna è certamente accostabile a quanto mettono in campo i rugbisti sul piano dell’impegno, del coinvolgimento, della lotta per raggiungere la propria meta. E quindi anche il pubblico femminile può apprezzare una disciplina tanto “di contatto”? Certamente sì! Sono andata a vedere molte partite ormai ed ho sempre incontrato tantissime donne, madri di famiglia con i loro bimbi, ragazze interessate certamente anche all’avvenenza del campione di turno, persone anziane, ma tutto all’interno di un’atmosfera decisamente congeniale anche ad un pubblico “rosa”. Vedi, l’aggressività nel rugby si consuma esclusivamente in campo, restando per lo più nei limiti della trance agonistica, mai sugli spalti o fuori dallo stadio. In un clima sereno e familiare, perennemente amichevole anche e soprattutto con i tifosi avversari, il pubblico femminile trova una dimensione ideale. Cultura, mentalità e stile del rugby fanno sì che per le donne sia naturale e piacevole recarsi allo stadio, quasi che si trattasse di una gita per un pic nic, non certo come sembra che avvenga nel calcio. Prima, durante e dopo la partita c’è spazio per momenti di spontanea aggregazione, senza stress o pressioni, adatti alle famiglie, donne ovviamente in primis! In un ambiente dove non esiste il concetto di ostilità per l’avversario, ma piuttosto di incontro e di momento di festa e di condivisione, come può trovarsi male il pubblico femminile? Tania, sei diventata mamma a 37 anni… Prima non avevo incontrato la persona giusta e non mi sentivo pronta. A 32 anni ho finalmente trovato l’uomo col quale considerare un passo così importante, ma lavorativamente ero in un momento in cui proprio non potevo fermarmi; in seguito col mio compagno abbiamo stabilito seriamente di provare e, giunto un periodo favorevole per poter pianificare una maternità, abbiamo tirato le somme ed abbiamo deciso in tutta serenità, e così è arrivato il piccolo Francesco. Ti confesso che avrei voluto essere una mamma più giovane, ma guardandomi intorno e notando tante amiche e colleghe anche più grandi di me ancora molto prese in questo senso, mi sono resa conto di quanto i tempi siano cambiati e quante donne, impegnate sul lavoro soprattutto, comincino a considerare la maternità ad un’età impensabile fino a pochi anni fa, dopo i 35 anni… Col tuo lui siete una coppia equilibrata, oppure chi è che “porta i pantaloni”? Siamo una coppia che ha una sintonia profonda, basata su un omogeneo modo di sentire le cose, per cui direi che siamo decisamente una coppia equilibrata. Ho capito fin dall’inizio che tra noi le cose avrebbero potuto funzionare: certamente anche noi abbiamo attraversato i nostri momenti difficili, ma sempre conservando la capacità di ritrovare l’equilibrio a cui accennavi… E del tuo rapporto con le altre donne? Con chi preferisci rapportarti anche in ambito lavorativo: con gli uomini o con le donne? Ho sempre fatto tanto per cercare di coltivare rapporti positivi con le altre donne, colleghe o non colleghe che fossero. A volte mi è riuscito e sono nate belle amicizie; tante altre volte invece mi sono accorta che sussisteva una certa invidia, che mi ha ferita e danneggiata, nonostante io avessi fatto di tutto per costruire un rapporto che fosse complice e costruttivo. Certo, anche con gli uomini sono capitate situazioni diametralmente opposte come esito, professionale e umano, ma è un po’ la vita ad essere così, no? C’è ancora molto da fare, riguardo alla situazione della condizione femminile? Beh, io penso che una questione come quella delle quote rosa sia in un certo modo offensiva: come se una donna non potesse ambire a guadagnarsi, a meritare un certo posto, una determinata posizione, se non grazie ad una imposizione di legge. É in un certo senso una discriminazione che non apprezzo affatto. Mi auguro che si possa presto arrivare al punto in cui certe iniziative non abbiano più ragion d’essere e che donne e uomini possano puntare ugualmente sulle proprie forze e capacità per raggiungere certi traguardi, al di là del sesso di appartenenza. D’altra parte penso anche che donne e uomini siano profondamente differenti, soprattutto in considerazione del fatto che, ad un certo punto della sua esistenza, per una donna si presenta naturale il confronto col desiderio di maternità che, lo si voglia o no, condiziona in una certa misura qualsiasi velleità di carriera, di successo, di affermazione, non fosse altro logisticamente ed a livello di tempistica. Le scelte obbligate, naturali a cui deve sottostare il genere femminile, impongono serie valutazioni rispetto alle proprie priorità, senza se e senza ma. Una buona madre sa che ai figli va dedicato tempo, costanza, presenza, e che per essere all’altezza è necessario alla fine sacrificare qualcosa. Quando non si tiene in considerazione questo andamento e si comincia a delegare, a deresponsabilizzarsi, a confondere le priorità, si finisce sempre per lasciare colpevolmente qualcosa indietro. Ma pensi che il matrimonio o la maternità siano fondamentali per rendere una donna realmente completa? Dipende dalla priorità della singola persona. Se il lavoro ha un ruolo centrale nella vita di una donna, non vedo perché non debba concentrare la propria attenzione e le proprie energie in ciò che ritiene più importante, che la fa sentire padrona della propria vita. Sono scelte, condivisibili o meno, ma vanno rispettate e non devono essere condizionate da luoghi comuni o stereotipi sociali. Personalmente fino ai 32 anni non contemplavo la possibilità di mettere al mondo un figlio ed ho preferito investire me stessa sul lavoro, poi però le cose sono cambiate. Per me comunque conciliare carriera e maternità è possibile: è molto faticoso, impegnativo, difficile, ma si può! Bisogna essere una sorta di super eroine, sempre attente a non trascurare colpevolmente nessuno dei propri impegni, ma tenendo ben presenti gli ovvii compromessi con se stesse. Credo che noi donne tendiamo a chiedere un po’ troppo a noi stesse, a volte: di essere perfette in tutto, fare carriera, guadagnare quanto un uomo, essere brillanti, portare avanti la famiglia…