Suor Cristina: «Io una star? Non so» dice «Di certo voglio restare povera»

Infiltrato dietro le quinte di «The Voice of Italy», fra schiere di ballerini e attrezzisti che puntualmente mi travolgono entrando e uscendo di corsa dal palco, ho una sola missione: diventare l’ombra della vincitrice annunciata, suor Cristina Scuccia, lo scricciolo di Comiso (Ragusa), che (come da copione, quasi «evangelico») era destinata a trionfare al televoto nel talent show di Raidue. Visibilmente agitata, suor Cristina tiene perennemente fra le mani una bottiglietta d’acqua naturale e si muove sorvegliata a vista da una solerte ragazza della produzione. Parla (poco) con tutti, soprattutto con gli altri concorrenti. Ogni tanto si estranea, fa qualche vocalizzo, si lamenta per una stecca presa nel brano precedente, chiede lumi a chi le sta accanto sulla qualità delle sue esibizioni. «Sono stanca» ammette. «Sono poco abituata a questi ritmi, ma adesso potrò riprendere le mie abitudini: sveglia presto, chiesa e preghiera ». Ha vinto un contratto con la casa discografica Universal, il sogno di molti che fanno musica, ma precisa: «Il mio futuro è nelle mani della Provvidenza. Ne parlerò con i miei superiori e con le consorelle e decideremo insieme che cosa fare. Se mi chiedessero un passo indietro sarò ben felice di farlo, non c’è problema. Sono solo un’umile serva di quest’abito. Ho partecipato a “The Voice” per portare un messaggio ed è quello che continuerò a fare. La cosa certa è che per fare la cantante di professione o per realizzare un disco non rinuncerò di certo all’amore più grande della mia vita: la mia chiamata». La prima a uscire di scena durante la finale è stata Giorgia Pino, talentuosa diciottenne salentina del team Noemi. Suor Cristina, forse è sollevata per lo scampato pericolo, non può fare a meno di dirmi: «Effettivamente non mi aspettavo che uscisse subito, mi spiace. D’altra parte sono le regole della gara. Gli altri ragazzi sono tutti bravissimi. Ma a chi dice che l’abito che porto mi ha aiutata a essere presa e a ritrovarmi qui, rispondo che quando ho cantato per la prima volte le poltrone rosse di “The Voice” erano girate dall’altra parte. Quindi i coach si sono voltati solo per la mia voce». Lontana dalle lusinghe di truccatori e parrucchieri, la suorina in ambasce per la tensione della gara sgrana i suoi occhioni e si concede un «selfie» con un ragazzo di passaggio. Prenoto subito il mio, che vedete in alto a sinistra. Anche Tommaso Pini del team di Raffaella Carrà viene eliminato. Restano in gara solo Cristina e Giacomo Voli, l’orgoglio di Piero Pelù, che ha dalla sua parte anche molto del pubblico in sala. Mancano pochi minuti alla proclamazione del vincitore e la suorina si siede, pensierosa e spaurita, su un cassone della scenografia. Vincere vuol dire fare il botto, si parla di un tour, dei soldi che il personaggio può far raccogliere. «È un aspetto della questione che non mi riguarda» dice. «Ho fatto voto di povertà e non avrò contatti diretti con le case discografiche. Se potrò cantare in qualche piazza mi farà piacere». E rivela perché all’inizio ha scelto J-Ax, con cui forma l’accoppiata diavolo e acquasanta. «Un po’ perché me lo sentivo, ma anche perché sapevo che se volevo fare arrivare il mio messaggio ai giovani, al maggior numero possibile di giovani, dovevo puntare proprio su di lui». Cristina vince, anzi stravince. E alla fine della puntata recita il Padre Nostro in diretta su Raidue. In un talent show. Qualcuno storce il naso? «Gesù è il mio sposo» risponde con naturalezza. «L’ho portato su questo palco con la mia presenza e mi sembrava giusto farlo anche con la mia preghiera».