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Al secondo giorno d’inverno a San Siro esaurito e con le curve aperte aspetta un derby caldo, un derby rock and gol. Ma il calcio è così strano e misterioso che questo Inter-Milan n. 282 (tutto compreso), il derby di Natale, come nel 1987 (20 dicembre) e nel 2007 (23 dicembre), potrebbe anche finire 0-0 (non succede dal 24 ottobre 2004) per il semplice fatto che si affrontano due squadre che poche altre volte hanno dimostrato di essere così fragili in fase difensiva (come si dice adesso). I nerazzurri avevano cominciato bene il campionato, ma hanno preso cattive abitudini strada facendo: conservano il miglior attacco della serie A (36 gol), ma nelle quattro partite dopo la sosta delle nazionali di metà novembre hanno incassato nove reti, addirittura sette nelle ultime due, tre con il Parma e quattro con il Napoli (su un totale di 21). Il Milan ha incassato 25 gol, lo stesso numero di reti segnate, tante, troppe per le abitudini italiane, sei gol presi nelle ultime quattro partite, un rigore con il Genoa, una rete a Catania, due a Livorno, due con la Roma (uno su rigore). La chiave del derby che chiude il 2013 in serie A è proprio qui. Allegri, sapendo che l’Inter ha perso le antiche certezze, ha lavorato a lungo in settimana sulla soluzione che ha dato buoni frutti nel secondo tempo di lunedì contro la Roma: un altro attaccante, Matri, in aggiunta a Balotelli più Kakà che, prima di emigrare a Madrid, ha sempre creato problemi enormi anche nei derby che l’Inter ha vinto, figuriamoci in quelli persi. In sintesi: se la Roma, che aveva preso cinque gol in 15 partite, ne ha subiti due in una sola gara (mai successo prima) e alla fine aveva rischiato persino di incassare il terzo, perché non riprovare con l’Inter? Attaccare senza perdere tempo per rompere subito l’equilibrio di partenza; potenziare la forza offensiva per rubare l’iniziativa all’avversario. E provare a riappropriarsi di una partita che i rossoneri hanno vinto per l’ultima volta a Pechino in Supercoppa (6 agosto 2011, 2-1, poi tre sconfitte e il pareggio del 24 febbraio). Mazzarri, a sua volta, ha studiato per tutta la settimana tutte le contromosse per non farsi sorprendere. Primo punto: trovare i difensori più adatti a contrastare gli attaccanti rossoneri. Dei quattro candidati ai tre posti disponibili, quello che rischia di restar fuori è Ranocchia, a vantaggio di Rolando (più Campagnaro e Juan Jesus). La partita di Napoli, dopo il Parma, ha dimostrato che sarebbe necessario aumentare la capacità di rottura di un centrocampo costruito su uomini più portati ad attaccare che a recuperare il pallone, quando è nei piedi altrui. Per questo ha provato e riprovato la soluzione di Zanetti in mezzo al campo, insieme con Cambiasso, ma non ha ancora sciolto il dubbio legato alla posizione di Guarin. Il colombiano è stato pubblicamente elogiato da Mazzarri: «A Napoli ha fatto la miglior partita da quando ci sono io, perché ha trovato quella continuità che fin qui gli era mancata». Ora resta da capire se, con la squalifica di Alvarez (al Milan mancherà Montolivo, per lo stesso motivo), Guarin giocherà nel solito ruolo di seconda punta alle spalle di Palacio (9 gol), con Taider in mezzo al campo oppure sulla linea dei centrocampisti. In questo caso, toccherebbe a Kovacic muoversi alle spalle di Palacio. Nessuna delle due soluzioni appare totalmente affidale: è il segno che la rosa dell’Inter, almeno fino al recupero di Milito (rinviato al 2014), non è del tutto equilibrata. Quindi migliorabile. Thohir lo sa. E forse provvederà.

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