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«STRATEGIA? Per noi va bene tutto, una vale l’altra». E cosa dovrebbe dire, di diverso, Sebastian Vettel ? Gli altri si affannano, lui vince. Intanto ieri – Budd Circuit, GP dell’India a Greater Noida – ha ottenuto la pole, la numero 43 in carriera (è terzo nella lista di tutti i tempi, dietro solo a Schumacher e Senna ). E oggi ha un appuntamento  con la storia, visto che può vincere il quarto titolo iridato raggiungendo Prost ed emulando Schumacher e Fangio , i soli prima di lui ad aver vinto quattro volte il Mondiale. Il campionato è così anestetizzato dalla superiorità del tedesco (e della Red Bull) che Vettel può anche non vincere oggi (ma deve essere lui che sbaglia o l’auto che si rompe) senza che succeda nulla di irreparabile. Può farcela domenica prossima ad Abu Dhabi, oppure nelle due ultime corse in America (Austin o San Paolo). ADERENZA Per cercare il pelo nell’uovo, si può partire dall’ultima gara (che ha comunque vinto) dove l’unica incertezza è stata al via. «A Suzuka siamo stati sorpresi dal livello di aderenza, credo. Sia io sia Webber siamo stati un po’ troppo aggressivi, c’è stato un eccessivo pattinamento, gli avversari alle nostre spalle hanno potuto approfittarne. Cercheremo di andare meglio oggi, in fondo tutte le partenza prima di quella a Suzuka sono state piuttosto buone. In Corea eravamo partiti molto bene, quindi sappiamo come farlo. Dobbiamo semplicementefarlo nel modo giusto».  SAPORE E’ chiaro che per chi ha già vinto tre titoli Mondiali, la vigilia del quarto ha un sapore diverso (specie alla luce dell’enorme vantaggio in classifica). Meno adrenalina, più autostima. «A dire la verità, le tre precedenti vigilie sono state abbastanza simili. Mi spiego: è chiaro che nel 2010 e nel 2012 la situazione era molto diversa dal punto di vista emotivo. Ma alla fine c’è una certa routine attraverso la quale introduci la corsa – e con la quale vivi i giorni precedenti, anche la notte prima – che non cambia mai». Insomma, siamo all’ordinaria amministrazione.
STORIA Vettel è da sempre attento alla storia del suo sport. Non lo dice apertamente, preferisce nascondersi un po’. Ma conosce il passato. Guai a chiedergli, però, di compilare una galleria di grandi campioni: «E’ impossibile indicare un nome solo. E forse non sarebbe nemmeno corretto farlo. Ci sono state epoche differenti in Formula 1 e grandi piloti in ciascuna epoca. Penso a Schumacher e Hakkinen , penso a Senna e Prost, a Lauda e Piquet , a un pilota molto forte com’è stato Mansell . Questo sport è in continuo cambiamento, non faccio classifiche assolute». Lui, però, è già tra i grandissimo. A un passo dall’ulteriore consacrazione.

Fernando Alonso e la Ferrari scelgono di sparigliare le carte. Visto che la Red Bull veleggia serena su un altro pianeta, la corsa deve essere al secondo posto nel Mondiale piloti. Si tratta di arrivare davanti a Mercedes e Lotus, impresa comunque non facile (specie se si parla della squadra tedesca). Così lo spagnolo parte con le gomme più dure (le medie), con le quali ha scelto di sostenere la qualifica. Paga qualcosa (è ottavo, comunque non è la prima volta), ma potrebbe (il condizionale è d’obbligo) avere un piccolo vantaggio in termine di strategia. Sull’auto di Massa, invece, si è compiuta la scelta inversa. «Avevamo pianificato prima della qualifica quale potesse essere la strategia migliore – ha spiegato Alonso – ed è stato molto difficile scegliere tra due possibilità di pari livello. Utilizzando pneumatici “soft” in Q3 avremmo potuto puntare a una posizione di partenza migliore, optando per le “medie” invece puntiamo su una gara senza traffico, perché se la mescola morbida conferma quello che è stato il suo rendimento finora, chi parte con quell’opzione dovrà fermarsi molto presto, intorno al sesto giro, ritrovandosi poi dietro al gruppo di macchine che andranno fino al trentesimo. Vero è che a un certo punto della gara dovrò montare le “soft” anch’io e questo vuol dire che ci sarà un momento più difficile a cui devo prepararmi. Però, il bello di questa scelta è che portando in gara due macchine con strategie diverse, almeno uno tra me e Felipe dovrebbe riuscire ad aiutare la squadra nell’obiettivo di conquistare il secondo posto nel mondiale Costruttori, la nostra priorità». Insomma, si vive anche di piccole cose… Felipe Massa è dunque, tra i due, quello che dovrà attaccare: «Sono abbastanza soddisfatto della qualifica, anche se non sono riuscito a centrare un giro perfetto. Ho le “sofrt” perché ricordo che in una precedente gara avevo effettuato una scelta simile a quella di Fernando e non era stata azzeccata. Oggi in gara non sarà facile, perché con vetture che hanno scelto strategie differenti potrebbe succedere di tutto. Io cercherò di superare Webber in partenza, l’obiettivo è quello. Mi auguro aver preso la decisione giusta e che questa mi permetta di fare una bella gara».
Pesantemente multata venerdì, la Williams corre ai ripari. E decide di effettuare dei pit stop più lenti. Il cambio gomme resta argomento delicato, in Formula 1. Tecnicamente esiste la possibilità di effettuare il pit in meno di due secondi (cronometrando solo questa operazione, senza tener conto del tempo necessario a sollevare e abbassare l’auto). Ma nella pratica, ossia attraverso le infinite simulazioni che tutte le squadre sostengono, si è visto che cresce enormemente il rischio di commettere errori. E se sino a poco tempo fa un errore lo si pagava solo dal punto di vista sportivo, da quando un cameraman è stato colpito da una ruota, la Fia ha introdotto delle sanzioni dure.A farne le spese è stata la Williams. In Giappone, un dado male avvitato aveva fatto perdere una ruota a Maldonado ed era arrivata una multa da 60 mila euro. Venerdì in India è accaduta la stessa cosa ed è arrivata un’altra maxi multa da altri 60 mila euro. In tutto 120 mila euro che, sul budget di una squadra non ricchissima qual è la Williams, pesano parecchio. La Fia ha accertato che la ragione del dado perso sulla pista indiana era il cattivo avvitamento: in pratica, come si dice correntemente, non era stato imboccato il filetto e il dado sembrava solo bloccato senza esserlo. In questo si è intravisto una violazione regolamentare e quindi è scattata la sanzione.
La Williams a questo punto ha deciso di rallentare un po’ i suoi pit stop, introducendo dei controlli ulteriori. In tutto, ad ogni pit stop, si dovrebbe perdere circa un secondo. Non tantissimo, a dire il vero. Ma comunque si tratta di un comportamento in controtendenza con quanto si è visto sinora in Formula 1.«L’unico modo certo per essere sicuri che il dado sia correttamente avvitato – spiegano i tecnici della squadra – è introdurre un controllo visivo e tattile. Solo dopo questo passaggio diamo via libera sul semaforino». I guai non sono accaduti per caso, come ammettono in squadra. «Avevamo cambiato le procedure, ma evidentemente quelle nuove non assicurano una totale sicurezza». Erano state cambiate, c’è da credere, per velocizzare le operazioni. Come fanno tutte le squadre. Ora si torna indietro. E magari non sarà l’unica squadra, la Williams, a decidere in questo senso.
GP dell’India in diretta su Sky Sport F1 e in differita su Rai2. Il programma di oggi a Noida è il seguente: 8.55: Paddock Live Gara; 10.30: gara (in differita alle 14, alle 17 e alle 21); 12.30: Paddock Live; Ore 13: Paddock Live Ultimo Giro. Rai2 trasmette la corsa in differita alle 14.15. Previsti 60 giri (ciascuno di 5.125 metri) per un totale di 307,249 chilometri.