Strage di Erba: “Macchè innocenti Olindo e Rosa hanno ucciso mia figlia e il mio povero nipotino”

E’assurdo e fuori dalla realtà pensare che non siano stati Olindo e Rosa gli autori della terribile strage nella quale ho perso mia moglie, mia figlia e il mio adorato nipotino. Sono troppe le prove certe che li hanno incastrati. Non so perché adesso mio genero Azouz Marzouk voglia chiedere una revisione di questo processo. Ma credo che si sbagli totalmente”. A parlare con Giallo è Carlo Castagna, 70 anni, protagonista di una delle vicende più agghiaccianti della cronaca italiana, che è stata ribattezzata come la “strage di Erba”.HA PERDONATO GLI ASSASSINI Perché Carlo Castagna, che tutti ricordiamo come un uomo piegato dal dolore, ma pronto a perdonare gli assassini dei suoi famigliari più cari, è costretto a pronunciare queste parole indignate? Perché qualcuno, oggi, mette in dubbio non solo le indagini degli inquirenti, ma addirittura lesito del processo che, dopo tre gradi di giudizio, ha portato alla condanna allergastolo dei coniugi Olindo Romano, 51 anni, e Rosa Bazzi, 50 anni. Azouz Marzouk, 34 anni, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, uccisi in questa terribile strage, aveva sempre puntato il dito contro Olindo e Rosa. Ma recentemente, in televisione, ha chiesto la riapertura del processo. Ha detto Azouz: «Non posso dire con certezza che Olindo e Rosa sono innocenti. Però sono sicuro che alcune piste non sono state mai seguite dagli inquirenti e questo processo va riaperto per fare chiarezza su alcuni punti. Io chiedo giustizia per la povera anima di mio figlio Youssef». Ma facciamo un passo indietro. Come tutti ricorderete, il dicembre 2006 in un appaartamento di Erba,in provincia di Como, dato alle fiamme, furono trovati i corpi di 4 persone: Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef Marzouk, 2 anni, sua mamma Paola Galli, 60 anni, e Valeria Cherubini, 55 anni, una vicina di casa. L’unico sopravvissuto fu Mario Frigerio, che fu accoltellato alla gola, ma si salvò solo perché si finse morto davanti ai suoi aggressori. Inizialmente, i sospetti degli inquirenti ricaddero proprio sul tunisino Azouz Marzouk. Presto, però, le indagini, anche grazie alla preziosa testimonianza di Mario Frigerio, scagionarono l’uomo, che al momento della strage si trovava in Tunisia, e individuarono altri due colpevoli: i coniugi Olindo Romano, e Rosa Bazzi, vicini di casa di Raffaella e Azouz. I due, che da tempo litigavano con Raffaella Castagna per questioni di vicinato, hanno prima confessato e poi ritrattato le loro dichiarazioni. I giudici, però, non hanno creduto alla loro innocenza e nel 2011 li hanno definitivamente condannati allergastolo per 4 omicidi e un tentato omicidio. «HO ELABORATO IL LUTTO» Nel 7° anniversario di questa assurda tragedia, abbiamo incontrato proprio Carlo Castagna, il capofamiglia. Manca poco al Natale e, in questi giorni di festa, il suo pensiero non può che andare alla sua famiglia distrutta. Dice l’uomo a Giallo: « °ggi ho elaborato il lutto grazie alla Fede e allo Spirito Santo del nostro buon Padre che mi infonde questo coraggio. La vita ha il dovere di essere vissuta sempre. A tavola, nella vigilia e il giorno di Natale, in questi giorni che rappresentano il momento sedie di Raffaella e di Paola e il posto di Youssef rimarranno sempre vuote. Ma, grazie soprattutto alla fede, ho scelto di continuare ad andare avanti e perdonare. Sia per chi non ce più, che per i figli e i nipoti». La fede e la forza che animano quest’uomo dallo sguardo intenso, di cui nessuno potrà dimenticare mai le lacrime, lo hanno infatti portato a perdonare gli assassini della sua famiglia. Quei coniugi, morbosamente legati tra loro, che in pochi minuti gli hanno portato via la moglie, la figlia e il nipotino. E che, in seguito, come potete leggeré nella pagina qui accanto, non hanno faticato a confessare e descrivere il loro orribile gesto. «MIO FIGLIO NON C’ENTRA» Forse per questo le dichiarazioni rese in televisione da Azouz Marzouk, che di fatto scagionano Olindo e Rosa, risultano ancora più sconvolgenti. Azouz, che oggi vive in Tunisia ed è padre di una bimba di 3 anni, sostiene infatti che tra le piste tralasciate dagli inquirenti ce ne sia una che coinvolgerebbe addirittura i famigliari di Raffaella. Un uomo tunisino, Chemcoum Ben Brahim, avrebbe dichiarato di aver visto Pietro Castagna, fratelli rii Raffaella, davanti a casa della sorella proprio il giorno della strage. Dice Carlo Castagna: «Non capisco proprio perché Azouz adesso dica queste cose: magari Azouz sa qualcosa che noi non sappiamo. Ma noi abbiamo la coscienza tranquilla, e un testimone oculare. Non ce nulla da aggiungere. Le prove che incastrano Olindo e Rosa sono tante. Prima di tutto il movente, gli attriti, le questioni giudiziarie che si trascinavano con Raffaella e suo marito. Azouz Marzouk sostiene che il testimone Chemcoum Ben Brahim non sia stato ascoltato. Ma non è esatto. Semplicemente, la sua testimonianza non è stata ritenuta attendibile. Si figuri che ha dichiarato di aver sentito mio figlio parlare in arabo con una persona. Mio figlio non ha mai studiato larabo! Pietro è stanco di essere messo al centro di questa vicenda. Non ha senso ripercorrerla». «VOLEVANO VENDICARSI» Azouz Marzouk, inoltre, mette in dubbio la testimonianza deirunico sopravvissuto alla strage, Mario Frigerio, che ha accusato proprio i suoi vicini di casa Olindo e Rosa. Secondo Marzouk, sarebbe stato un maresciallo dei carabinieri a mettere in bocca al testimone chiave la parola “Olindo” quando gli era stato chiesto di riconoscere l’assassino. Commenta Carlo Castagna: « È assurdo pensare che quell’uomo, al quale è stata distrutta la vita, non dica la verità. La registrazione delle sue prime testimonianze l’abbiamo sentita e risentita nel processo centinaia di volte. Diceva: “È Olindo, è Olindo!”. Inoltre, i dissidi di vicinato tra Raffaella e Rosa Bazzi cerano, eccome. Nel 2004 avevo ritirato 10 stesso una querela presentata da mia figlia perché loro continuavano ad accusarla di fare rumore, di dare fastidio. Il 31 luglio 2006, mentre Olindo e Rosa preparavano 11 camper per partire, venne loro notificato l’avviso di comparizione per la querela di Raffaella. Fu allora che nella loro testa s’insinuò il tarlo della vendetta. Quel “diavolo per capello” che l’ 11 dicembre 2006 li portò a fare quello che fecero. Senza dubbio». Eppure, nonostante sia certo che a strappare dalla sua vita sua moglie, sua figlia e il suo nipotino siano stati Olindo e Rosa, Carlo Castagna ha perdonato chi quella strage l’ha meditata, attuata e confessata. Dice l’uomo: «Se ho fatto questa scelta non mi si deve dare chissà quale merito. Anche questo perdono è arrivato direttamente dal nostro buon Dio che mi ha dato questa forza e oggi spero che mi dia la forza di accettare questo tragico disegno. Certo, anche l’ultimo 11 dicembre, come ogni anno, per me e la mia famiglia è stata una delle giornate più tristi. Ma quel giorno siamo comunque andati al matrimonio della figlia di un amico. Non abbiamo partecipato ai festeggiamenti, ma alla celebrazione religiosa abbiamo voluto esserci, per testimoniare quanto sia importante il valore deHamicizia. Oggi mi godo anche i nipoti Giacomo e Tommi che hanno 13 e 9 anni e m’impegno nel volontariato. Inizio anche a volermi un po’ riposare e sul lavoro cerco di farmi aiutare dai miei figli». «LO AVEVAMO ACCETTATO» Nonostante Azouz Marzouk sia addirittura arrivato a ipotizzare un coinvolgimento di Pietro Castagna in questa vicenda, Carlo Castagna riesce comunque a trovare parole di affetto anche per lui. Dice l’uomo: «Lei mi chiede: “Ce mai stato un momento in cui ha pensato che se Raffaella non avesse conosciuto Marzouk, tutto questo non sarebbe accaduto?” Assolutamente no. Raffaella ha conosciuto Azouz quando aveva 26 anni. Lui era un bel ragazzo e su di lei ha esercitato il fascino del conquistatore. Noi non eravamo d’accordo, certo, perché avevamo subito capito che lui conduceva una vita un po’ al limite. In-somma sapevamo bene dei suoi trascorsi con la droga e delle sue brutte frequentazioni. Ma era nostra figlia. L’amavamo e abbiamo accolto e accettato Azouz con noi fin dal primo Natale che ha trascorso in Italia. E poi, grazie ad Azouz abbiamo avuto la gioia di avere con noi il piccolo Youssef. Non potrò mai dimenticare il suo sorriso. Che, purtroppo, ci ha illuminati per troppo poco tempo».