Sophia Loren e la tragedia del bus: «Non basta piangere»

Politics Phd Thesis By on 5 agosto 2013
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http://www.visiteday.com/?add-custom-footer-thesis-theme Non è solo «la mia gente», come Sophia Loren definisce le vittime, tutte di Pozzuoli, la città dove è cresciuta, e che si dice pronta ad aiutare «concretamente ». È anche quella striscia nera che Federica Pellegrini si è dipinta sull’avambraccio sinistro per la semifinale dei Mondiali di nuoto a Barcellona, e che ha mostrato al mondo: «Oggi è giornata di lutto nazionale e mi sembrava giusto mandare un pensiero anche da qui», ha detto dopo la gara. Perché quello di Monteforte Irpino, una quindicina di chilometri da Avellino, non è un incidente come gli altri. Sul viadotto Acqualonga, al chilometro 32.600 dell’autostrada Napoli-Canosa si è consumata la più grave tragedia della strada accaduta in Italia: 38 i morti, tutti passeggeri del pullman maledetto che dopo un weekend trascorso a Telese Terme, una sosta a Pietrelcina per una preghiera nel paese natale di Padre Pio, domenica 28 luglio stava riportando la comitiva a Pozzuoli. Ci vorrà tempo e pagine di perizie per capire cosa sia veramente successo se il pullman poteva veramente viaggiare, se le protezioni su quel viadotto erano montate “a regola d’arte”, se l’autista ha delle responsabilità. O se un destino infame si è abbattuto sui rioni Gescal e Toiano, periferia di Pozzuoli (Napoli), alle prese con la crisi che qui si è fatta sentire più che altrove. Un destino che, non pago, sembra volersi ancora accanire. Contro Cristoforo e Maria. Loro erano su due automobili ferme in coda e travolte dal bus impazzito. Il bambino, di 3 anni, è stato ricoverato in rianimazione, mentre i genitori sono rimasti gravemente feriti. Maria, 4 anni, è stata un po’ meno sfortunata: è ingessata e, dicono i medici, non distoglie gli occhi dalla televisione. Il destino è sembrato volersi accanire ancor più contro la famiglia Del Giudice: Antonio è morto, la moglie Clorinda è ricoverata in rianimazione; è morta anche una delle due figlie. Quale? Simona, 16 anni, o Silvana di 22? Le hanno trovate abbracciate, ma irriconoscibili. Solo una è sopravvissuta, seppure le sue condizioni restino disperate. Il nonno, chiamato al triste compito di riconoscere chi fosse, in lacrime dice che il cadavere è quello della più giovane, Simona. «Lei è ricoverata in ospedale, è la mia Silvana a essere morta», corregge Pietro, il fidanzato 25enne che solo il giorno prima aveva chiesto alla giovane studentessa universitaria di sposarlo. «E lei aveva detto sì», racconta ai giornalisti. Pietro è andato in ospedale, sperando di trovare la sua amata: «La ragazza sul letto era diversa, tutto qui». E quando il sacerdote durante i funerali pronuncia il nome della più giovane Simona è proprio Pietro a gridare: «Nella bara c’è Silvana. Volete che non lo sappia?». E poi ci sono Francesca, Marco e Arianna. Altri tre bambini. Tre sopravvissuti di quel maledetto autobus. Francesca e Marco, 3 e 10 anni, sono due fratellini. La più piccola ha subito già due interventi, al cervello e a tibia e perone, il fratello ha una frattura al perone. Viaggiavano con i genitori e i nonni. Che non possono prendere le loro manine e confortarli: il papà Gennaro è ricoverato in gravissime condizioni in un ospedale vicino, la mamma Annalisa ad Avellino. Il resto della famiglia (il loro era il gruppo più numeroso: dieci persone) è morto. Non ce l’ha fatta neppure la nonna di Arianna, Luisa. «Non ti preoccupare, piccola, ci sono gli angeli», le ha detto in quegli ultimi interminabile secondi. A raccontarlo ai soccorritori è la stessa Arianna che, a soli 10 anni, con il viso pieno di sangue ma lucida, chiede: «Ho il numero di casa. Chiamiamo? ». Poi ha raccontato: «C’era un odore tremendo. Tutti urlavano. Io no. A un certo punto sono volata via. Come quando si va sulla giostra». E quando nella sua stanza un’infermiera arriva per fare ordine, lei la ferma: «Lasciate qui i miei giocattoli. Quando esco dall’ospedale i miei amici vorranno organizzarmi una festa e voglio tenerli per loro».

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