“Solo noi disgraziati faremo sciopero in Rai”

di Chiara Paolin La voce è segnata dalle sigarette, troppe. “Voi sape’ ‘a sintesi? Come ar solito se stanno a fregà li soldi. Qua dentro i papaveri se so’ magnati tutto grazie alla politica, mò ce fanno pagà er prezzo a noi poveracci, e intanto se svendono l’ul – timo tesoretto, RaiWay”. Mario da 22 anni lavora in Rai, e ce ne ha messi 17 per avere un contratto regolare: “Aò, guarda che nun è gavetta, è un’ingiusti – zia grossa –sbuffa di lato il fumo –. Perché chi non c’ha er santo in paradiso, qua lavora come ‘no schiavo per quattro lire, sempre a sperà che nun te cacciano. E mo’ arriva Renzi. Dice: ve levo 150 milioni, anzi 700 se consideri tutto quello che ce sta intorno con i tagli de’ prodotto, i diritti sullo sport eccetera eccetera. Vor di’ che lasceranno a casa un sacco de gente brava e lavoratrice, mentre chi comanda continuerà a beccarse stipendi d’oro e consulenze pe’ l’amici sua. Ecco qua perché l’11 faccio sciopero”. TRA I CORRIDOI di Saxa Rubra c’è la conta: sì, no, sì, no. Chi c’ha il coraggio di mollare telecamere e scrivanie adesso che tutti si tirano indietro? “Il sindacato dei giornalisti UsigRai conferma le preoccupazioni e la netta contrarietà alla vendita di quote di RaiWay fatta solo per far cassa, senza una idea strategica per il Paese sul tema delle torri di trasmissione. E ribadisce l’illegittimità del prelievo di 150 milioni”, però lo sciopero non lo fa più. Reagisce Pietro: “Ma scusate, l’Usigrai è ‘preoccupata per la vendita’, che volete di più? Che pretendete? Il rischio di mischiarsi con i servi della gleba (noi peones) è stato fortunatamente scongiurato. Ma a chi era venuto in mente di fare uno sciopero con i lavoratori?”. Dunque le sigle che insistono con la lotta (Cgil, Uil e Ugl) vedono un mondo diviso così: da una parte dirigenti, funzionari, facce famose, giornalisti, tutti impegnati a salvare i propri privilegi sacrificando il bocconcino Raiway; dall’altra parte i lavoratori veri, quelli che mandano avanti la macchina nell’ombra, tamponando tutte le disfunzioni del sistema. Antonella premette: “Qualche imbucato c’è sempre, a ogni livello. Ma è imparagonabile il tasso di gente ammanicata che sta nei posti comodi in confronto a noi che ci facciamo il mazzo: redattori, produttori, addetti allo studio, elettricisti, scenografi, montatori, grafici, tecnici audio e video, registi e aiuti vari, tutto il necessario per mandare in onda ogni giorno talk show, spettacoli, tg, canali tematici, trasmissioni di cucina o per bambini. Adesso sai che succederà? Ogni prodotto subirà tagli: meno 10 per cento, meno 20. E allora i responsabili faranno la solita cosa: via un redattore, o un aiuto regista, una costumista. E un’ora in più di messa in onda da offrire agli inserzionisti”. Il problema è che la gente, per strada, non può capire. Tu dici Rai e nessuno si straccia le vesti se qualcuno resta a casa. “F.P., un precario Rai come tanti” ha deciso di scrivere direttamente a Renzi: “Sono uno degli oltre duemila precari Rai inquadrati con partita Iva, ma a continuità di lavoro quotidiano. Il mio reddito lordo annuo è nettamente al di sotto di 25 mila euro. Ho sperato invano di rientrare nell’operazione 80 euro, niente da fare, mi toccherà invece pagare la quota Tasi dovuta agli inquilini. Sono costretto a stare in affitto, perché nessuna banca si sognerebbe mai di darmi un mutuo. A proposito: da settembre ho ingaggiato una personale battaglia con gli istituti di credito per accedere al fondo di garanzia governativo “Diamogli futuro”. Risultato: quando qualcosa sembrava essersi sbloccato ero fuori con i limiti di età. ANNA, PRECARIA,sorride: “Fi – gurati, è da tre anni che vorrei prender casa e fare un figlio. Ma non mi azzardo. Vengo in ufficio alle 9 del mattino ed esco alle 10 di sera. Da giugno a settembre non ho contratto. Il mio ragazzo è stufo, mi prende pure in giro: sei l’unica scema che dà il sangue a mamma Rai invece di mungerla. Allora martedì faccio sciopero, e so già che passerò per la fancazzista che si tiene stretto lo stipendio. Pazienza. Pure se il figlio non ce l’ho, la coscienza pulita per un domani me la voglio tenere”. L’ultimo è Antonio, che sulla bacheca facebook IndigneRai scrive: “Venissero a vedere i sacrifici col tempo derminato, i sacrifici per crescere i figli. Gli straordinari a forfait. I pianti per i sorpassi fatti dagli amici degli amici. È l’amore che portiamo alla nostra azienda”.