Soldi ai partiti, la legge stavolta si ferma sul tetto

di Wanda Marra Stavolta, la colpa è di quello che ormai i deputati della Commissione Affari Costituzionali definiscono solo “il tetto”. E la rottura è plateale. La legge sul finanziamento ai partiti torna in Aula oggi, senza accordo. Ieri un vertice di maggioranza con i due capigruppo del Pdl, Renato Brunetta e Renato Schifani e Roberto Speranza, presenti i relatori del testo Emanuele Fiano (Pd) E Maria Stella Gelmini (Pdl) è finito proprio di fronte all’impossibilità di superare l’ostacolo: il Pdl non vuole che ci sia un tetto al finanziamento dei privati ai partiti, il Pd lo considera un punto irrinunciabile. Brunetta se n’è andato bruscamente, la Commissione ha alzato bandiera bianca, interrompendo i suoi lavori, e oggi si va in Aula al buio. Sono passati 4 mesi da quando il Parlamento ha cominciato a discutere (o forse meglio a cavillare) sulla proposta del governo di abolire il finanziamento pubblico ai partiti, e si riparte da un muro contro muro. Che prelude a un ulteriore slittamento, magari con rinvio in Commissione. NEL NOME del reciproco bene, Pd e Pdl hanno trovato l’accordo su due punti. È passato l’altroieri un emendamento del Pd che prevede la cassa integrazione per i dipendenti dei partiti. C’è un problema di coperture, però: per adesso sono previsti 15 milioni di euro. Troppi secondo il deputato Francesco Sanna (vicinissimo a Letta) che presenterà un emendamento per ridurli. Il Pd è pronto poi ad andare incontro al Pdl sul cosiddetto “salva Forza Italia”, quello in cui si dice che le agevolazioni “si applicano ai partiti a cui dichiari di far riferimento almeno la metà più uno dei candidati eletti sotto il medesimo simbolo alle più recenti elezioni per il rinnovo di Camera e Senato”. Muore il Pdl, nasce Forza Italia, e accede alle “contribu – zioni” volontarie. Maria Elena Boschi (renziana) assicura: “Ma non potranno avere i rimborsi residui da qui al 2017”. Mentre il relatore del Pd, Emanuele Fiano: “Bisognerà vedere come ripresentano l’emenda – mente. Ma noi non abbiamo nulla in contrario”. Poi gli interessi vanno in rotta di collisione. Tuona l’avvocato berluscones Francesco Paolo Sisto, presidente della Commissione: “Se arriva un testo del governo e il Pd presenta un emendamento che rimette tutto in discussione è il Pd che disconosce quel testo”. In effetti, il tetto nel testo dell’esecutivo non c’era. Ma i Democratici lo considerano irrinunciabile: “Ne va del rispetto della Costituzione”, dichiara Danilo Leva, responsabile Giustizia. Una mediazione la stanno cercando Francesco Sanna e Gianclaudio Bressa, con un emendamento in cui inseriscono la gradualità del tetto: un privato potrebbe donare 100mila euro o una somma pari al 10 per cento del partito prescelto nel 2015, nel 2016 100mila euro o il 5%, nel 2017 100mila euro o il 3%. Mediazione che per adesso non va bene al Pdl. E i grillini? Dicono dal Pd che cercheranno anche i loro voti, ma il tetto loro lo vogliono, ma molto più basso. Presenteranno una loro proposta alternativa, che prevede per i partiti soltanto il finanziamento dei privati, con un tetto di cinquemila euro l’anno per ciascun donatore. E poi, c’è il reato di finanziamento illecito: il Pdl ripresenta l’emenda – mento secondo il quale salta il passaggio per cui non basta l’iscrizione nel bilancio della società, ma è obbligatoria la delibera della società stessa. I Democratici sentono puzza di colpo di spugna sui processi del passato. Sarebbe un salva – Verdini, insomma. Il testo arriva in Aula oggi pomeriggio. L’in – dicazione è prendere tempo: non è che al governo manchino grane. E quindi si comincia a votare dagli emendamenti su cui si è d’accordo. Si potrebbe slittare direttamente a martedì prossimo. Enrico Letta ha più volte minacciato il decreto, se la maggioranza non si accorda. Ma quale decreto farebbe? Quello sul testo originario o sulle modifiche chieste dal suo partito? Ieri intanto il Senato ha approvato l’emendamento presentato dal relatore del dl Cultura, Marcucci (Pd): 3 milioni di euro in favore di 103 fondazioni culturali tra cui anche la fondazione Sturzo, l’Istituto Gramsci e la Fondazione Bettino Craxi.